La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Deadhouse gates


Autore: Steven Erikson
Formato: E-book
Lingua: Inglese
Prezzo: € 2,30
Pagine versione cartacea: 864
Data di pubblicazione: 2000
Saga: Malazan book of the fallen
Gardens of the moon (1999)
Deadhouse gates (2000)
Memories of ice (2001)
House of chains (2002)
Midnight tides (2004)
The bonehunters (2006)
Reaper’s gale (2007)
Toll the Hounds (2008)
Dust of dreams (2009)
The crippled God (2011)

Avendo letto il primo libro della saga nel marzo 2010, il mio primo approccio con questo secondo volume della saga di Erikson è stato francamente pessimo.
Ricordavo poco del primo libro, e ho faticato nella lettura dei primi capitoli, aiutandomi con wikipedia e con quello che avevo scritto su Gardens of the moon, ma alla fine sono riuscito a rientrare nello spirito di Malazan e a godermi appieno questo libro.

Premetto che qui abbiamo a che fare con una saga di un respiro ampio quanto quella di Martin, pare.
Con un paio di enormi differenze.

La prima riguarda il mondo in cui ci troviamo.
Laddove George Martin ci offre un mondo molto realistico e inizialmente scevro di ogni forma di magia, dove l’elemento magico compare solo alla fine del primo libro e la magia stessa si insinua lentamente nel mondo e in ciò che noi vediamo, qua invece il mondo è enormemente più complicato.
Abbiamo tantissime razze oltre agli umani, razze immortali, razze longeve, razze dai poteri inimmaginabili.
Abbiamo gli Ascendenti, persone che hanno raggiunto poteri tali da diventare praticamente divinità, divise in alcune… famiglie? categorie? reami? Difficile da spiegare, anche perché non c’è infodump. Tutto quello che capiamo, lo capiamo poco a poco, da quello che vediamo, dalle rivelazioni che otteniamo a caro prezzo.
Comunque abbiamo questi Ascendenti, abbiamo il Mazzo dei Draghi che è una sorta di Tarocchi nostrani, ma molto più potente e veriterio. Abbiamo individui eccezionali, sacerdoti, profezie, stregoni, possessioni… e qui è tutto la normalità.

La seconda è la scrittura.
Martin, a parte negli ultimi due libri, fa parlare tutti i personaggi e ci offre un quadro d’insieme saltando da un POV all’altro in maniera incessante. In ogni libro non ci sono storie che vengono portate a compimento, nessun libro può essere considerato anche solo marginalmente a sé stante.
Erikson invece, pur fornendoci sempre un quadro generale sempre in movimento e una grande trama sullo sfondo, segue solo alcuni personaggi (non pochi, ma comunque un pugno di personaggi) impegnati in una ben precisa trama, che viene terminata alla fine del libro.
I libri hanno più senso, c’è più continuità.

In questo libro il collegamento con Gardens of the moon è dato da alcuni personaggi incontrati in quel libro.
Ritroviamo infatti il geniere Fiddler, l’assassino Kalam, la giovane Apsalar ora non più posseduta dal Patrono degli Assassini, e il ladro di lei innamorato, Crokus. Li ritroviamo dopo che, alla fine del primo libro, la famosa compagnia dei Bridgeburners era stata dichiarata fuorilegge dall’Imperatrice Laseen.
E li ritroviamo intenti a navigare verso casa, con due obbiettivi in mente.
Il primo, riportare a casa Apsalar; il secondo, più segreto, è uccidere l’Imperatrice che li ha traditi, seguendo un piano orchestrato dal mago del battaglione, Quick Ben.

Questa è la prima storia del libro, il viaggio dei quattro che poi si dividono biforcando così la narrazione della storia.
Il cammino di Kalam lo porterà a incrociare quello dell’Apocalisse, in quanto sarà lui stesso a dare il via al Vortice, la ribellione delle Sette Città profetizzata da tempo e causata da una profetessa che sarebbe rinata Dea. La profetessa muore, la ribellione parte lo stesso.
Kalam invece prosegue poi il suo cammino, seguito da Apt, dono della profetessa, un demone dell’Ombra che lo protegge. E il suo cammino lo porterà a unirsi a uno sparuto gruppetto di reduci da una battaglia co entro la ribellione stessa, un capitano dell’esercito, sua moglie, i suoi figli e la sorella della moglie.

Fiddler e gli altri, invece, tenteranno di raggiungere la capitale tramite una deadhouse, un luogo spettrale e magico, senziente, una casa di Azath. Lungo questo cammino incontreranno una coppia di viandanti leggendari, immortali e potentissimi: il Trell Mappo e il misterioso Icarium, ossessionato dal tempo e dalla sua memoria perduta. Saranno ospitati dal prete dell’Ombra Iskaral Pust, che per tutti loro ha dei piani, piani orchestrati da Shadowthrone, che in questo libro scopriamo essere il defunto Imperatore (mentre Cotillon è in realtà Dancer): i due, traditi da Laseen, sono Ascesi prima di morire, salvandosi e diventando divinità dell’Ombra.
Che bramano vendetta e che muovono i fili per eliminare Laseen.

Ma questa è solo una trama.
L’altra riguarda la ribellione in sé, e comincia con due storie differenti.

La storia di Felisin, figlia minore della casa di Paran, sorella della nuova Aggiunta dell’Imperatrice, mandata come schiava in miniera dall’Aggiunta per dimostrare a Laseen la propria fedeltà; e la storia di Coltaine, il nuovo Pugno inviato a Hissar.

Felisin viene spedita nelle lontane miniere  nelle sette città e finisce assieme al prete decaduto Heboric e al bruto Baudin. Qua la ragazza si prostituirà per sopravvivere e per aiutare il vecchio (privo di mani, ex-prete, ex-storico, caduto in disgrazia per commenti infelici rivolti a Laseen) e il terrificante bruto, e subirà violenze psicologiche di ogni tipo fino a diventare cinica e insensibile a tutto, insensibile a ogni stimolo. Con un solo sogno, una sola certezza: se sopravviverà ritroverà sua sorella e le farà pagare quanto le ha fatto, fiumi di sangue scorreranno tra loro.

Coltaine invece è il capo di un clan degli Wickans, la cui abilità era stata riconosciuta dal vecchio imperatore.
A Hissar si ritrova tra i consiglieri Duiker, storico imperiale, e Kulp, il mago della settima armata.
Le due storie si intersecano quasi subito, dato che Duiker chiede a Kulp di fare evadere l’amico Heboric dalle miniere. I due sono così lontani da Hissar quando si scatena l’Apocalisse, e le loro strade si separano.

Duiker, da solo e a cavallo, fingendosi un nativo del luogo, inseguirà l’esercito di Coltaine, in fuga nel deserto con migliaia di cittadini al seguito, circondato da forze preponderanti in continuo aumento numerico.
E sarà testimone dell’incredibile genio di Coltaine, dell’eroismo dei soldati, delle imprese impossibili che il gruppo riuscirà a compiere sulla propria strada verso l’unica città rimasta in mano all’Impero.

Kulp invece guiderà una nave di marines al recupero di Heboric e dei suoi due compagni, ma verranno inseguiti da un mago impazzito, finiranno in un warren, si impadroniranno di una nave maledetta e alla fine i pochi che ne usciranno vivi saranno irrimediabilmente cambiati.

Saranno cambiati i marinai, ormai quasi ascesi… come del resto saranno cambiati Heboric e Felisin, il primo ormai ricoperto dai tatuaggi del proprio Dio, dotato di mani fantasma con inimmaginabili poteri, e la seconda divenuta la Dea rinata, a capo della ribellione contro la quale Laseen, inconsapevole, ha appena inviato sua sorella, l’Aggiunta.

La storia scivola perfettamente, tutte le caselle si incastrano al loro posto.
Alcuni personaggi mi sono piaciuti e mi sono entrati dentro (Fiddler, il più umano di tutti, ma anche Kalam, Heboric, Duiker…), altri li hai ammirati pur ammirandoli da lontano (Coltaine e i suoi stregoni bambini, Icarium e Mappo).
Felisin invece mi è sempre stata antipatica, con la sua arroganza e la sua stupidità rispetto ai compagni. L’unico punto che l’ha resa interessante è stato il suo bruciante desiderio di vendetta, con le visioni che le dicevano che sarebbe stata portata a compimento.

Alla fine ovviamente la grande storia è tutta un cantiere aperto, ma la missione dei Bridgeburners è terminata, così come trovano (forse) un termine le imprese di Kalam (che ora dovrà badare a centinaia di bambini salvati dai ribelli, assieme alla sua nuova compagna) e di Apsalar (ma potrà realmente tornare a essere la bambina che era, ora che ha i ricordi di Dancer in sé?). Il percorso di cambiamento di Felisin è terminato, la ribellione momentaneamente si è ritirata per preparare la vera guerra contro Malazan e l’Aggiunta.

Abbiamo suggerimenti su cosa potrà accadere in futuro, con i corvi che dopo aver ricoperto Coltaine sulla Caduta ora sono andati da un bambino non ancora nato; e con i loschi figuri che hanno portato via Duiker, che infatti non era stato trovato dai tre marines.
Abbiamo anche la rivelazione di Laseen riguardo il primo libro, immagino quindi che nel prossimo libro potremmo ritrovare il resto dei Bridgeburners, che un paio di rapide comparse (la voce di Quick Ben, il mercante inviato a supporto di Fiddler e della Settima) ci hanno rivelato essere immersi nei propri problemi.

La saga mi ha conquistato, il mondo è affascinante e ogni libro aggiunge nuovi tasselli.
Ho già messo in wishlist il terzo volume, lo voglio leggere il prima possibile.

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22 ottobre 2013 - Posted by | Erikson Steven | , , , , ,

7 commenti »

  1. Succede proprio quello che scrivi nelle tue ultime frasi…e non hai ancora visto il meglio 🙂

    Non si può paragonare la saga di Martin a quella di Erikson: la prima ha solamente da perderci nel confronto, sia come storia, sia come profondità del mondo, sia come personaggi.

    Commento di M.T. | 23 ottobre 2013

  2. inoltre, la saga Malazan è stata conclusa 😉

    Commento di M.T. | 23 ottobre 2013

  3. Mah, dire che la saga di Martin ha da perderci nel confronto è a mio avviso fuori da ogni logica, piu’ avvincente più comprensibile, personaggi immensi per come sono delineati, non a caso la vendite di Martin, i siti dedicati etc. lo sottolineano. Prendo Martin tutta la vita, pur apprezzando Erikson.

    Commento di Andrea | 4 novembre 2013

  4. Non dico che A song of ice and fire abbia da perderci nel confronto, dico che ci sono queste differenze tra le due saghe.
    Ed è innegabile che l’opera di Martin sia più corale, con i singoli libri che solitamente non chiudono trame né hanno una trama portante che comincia e termina con il libro stesso, a differenza dei libri di Erikson.

    Poi non nego che con gli ultimi libri Martin mi stia scadendo alquanto, e per quanto mi riguarda ha ormai esaurito il bonus accumulato con i primi volumi della saga… Winds of Winter sarà bene che torni sui livelli cui ci aveva abituati.
    Per Erikson non so se ci sarà questo calo, essendo solo al secondo volume.

    Commento di tanabrus | 6 novembre 2013

  5. Con Martin il calo c’è, soprattutto perché neppure lui sa più dove andare a parare. Erikson invece evolve e cresce; soprattutto ha dimostrato di saper come partire, cosa fare nel mezzo e dove arrivare.

    Commento di M.T. | 6 novembre 2013

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