La torre di Tanabrus

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Vincoli


Vincoli – Kent Haruf – 1984, NN Editore, €18,00

 

La notizia che, dopo la pubblicazione della Trilogia della pianura e dell’ultimo libro scritto prima della morte dell’autore, Le nostre anime di notte, la NN Editore avesse deciso di procedere con la pubblicazione dei (pochi, purtroppo) libri di Kent Haruf ancora inediti da noi, era stata chiaramente accolta con grande esultanza.
Lo scorso anno mi ero letteralmente divorato i quattro libri ambientati a Holt e giunti fino a noi, e vedevo nella data di uscita del romanzo d’esordio di Haruf  -5 novembre- un inatteso regalo: dopo essere sopravvissuto alle massacranti giornate lavorative dei Comics mi sarei potuto premiare con questa lettura!
In realtà le cose sarebbero andate in maniera un tantinello diversa, il libro non sarebbe arrivato dalle mie parti prima che fosse passata una settimana… ma alla fine sono riuscito a ottenerlo e a leggermelo tutto d’un fiato o quasi.
E se anche ho dovuto aspettare una settimana, beh, ne è valsa la pena.

Ammetto che l’arrivo di questo romanzo, malgrado atteso e desiderato, era stato anche fonte di preoccupazione.
Dopotutto, i libri precedentemente arrivati in Italia erano quelli di maggiore successo dell’autore, scritti al culmine della maturità (e anche oltre, ne caso dell’ultimo libro).
Questo invece era il suo romanzo d’esordio, la prima descrizione che ci sarebbe stata data della contea di Holt e dei suoi abitanti.
C’era il pericolo di trovarsi di fronte a un Kent Haruf ancora immaturo, con una scrittura differente da quella cui i suoi lavori successivi ci avrebbero abituato. C’era il rischio, insomma, di rimanere insoddisfatti e delusi, date le grandi aspettative che un libro di Haruf genera nei suoi lettori.

Fortunatamente tutte queste paure si sono rivelate infondate.

Certo, si notano alcune differenze rispetto ai libri già letti.
Questo romanzo, rispetto ai successivi, è più storia che non storie.
Invece di focalizzarsi sulle vite quotidiane, più o meno semplici, sempre speciali, di alcuni abitanti di Holt, in Vincoli seguiamo la storia di due famiglie, i cui terreni sono confinanti. La seguiamo da quando arrivano, pionieri, a Holt alla fine dell’ottocento, fino agli sessanta del secolo scorso.
Tre generazioni di abitanti di Holt: i pionieri originali, giunti dal resto dell’America per ottenere un pezzo di terra da lavorare per guadagnarsi da vivere; i loro figli, nativi di questo luogo duro a differenza dei loro genitori; e la terza generazione, più moderna.

Proprio la terza generazione, nei panni di Sanders Roscoe, ci farà da narratore raccontandoci la storia della sua famiglia, della famiglia di Edith Goodnough e dei legami che da subito ci furono tra le due famiglie.
Una storia dominata dall’oscura, rigida, menomata, dispotica e malvagia figura di Roy Goodnough, probabilmente il personaggio più irrimediabilmente malvagio uscito dalla penna di Haruf.
Ma allo stesso tempo una storia che celebra la figura tragica, testarda, martirizzata ed eroica di Edith, un personaggio che, un’ingiustizia dopo l’altra, ci fa sentire sopraffatti dall’impotenza, come del resto accade ai loro vicini, i Roscoe.

Certo che non è giusto. Niente in questa faccenda è giusto. La vita non lo è. E tutti i nostri pensieri su come dovrebbe essere non servono a un cavolo, a quanto pare. Tanto vale che tu lo sappia subito.

Le tematiche che in seguito svilupperà in maniera più delicata sono già presenti: la contea di Holt, il Colorado, la vita dura dei campi, la mezza età e la terza età viste dal suo sguardo che già rifiuta di descriverle come età limitate o di debolezza.
Un po’ più descrittivo di quanto non sarà in seguito, a tinte discretamente noir. Ma è indubbiamente lo stesso Haruf della Pianura, così come Holt è già la Holt che conosciamo.

Una bella lettura, un piacevole ritorno alle origini di Holt e della scrittura di Kent Haruf.
Ecco, se ci si ferma a riflettere che nell’84 questo era il romanzo di un esordiente, viene da essere molto, molto più critici e cattivi con tanti libri nei confronti dei quali oggi siamo forse un po’ troppo buoni, lasciando correre ingenuità ed errori scusandoli perché esordi.
Ma se un tempo gli esordi erano così, forse si sta sbagliando noi, ora, nel giustificare tante cose con l’inesperienza…

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24 novembre 2018 - Posted by | Haruf Kent | , , , , ,

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