La torre di Tanabrus

Did you miss me?

sOUNDTRACK: lOVE

Come in occasione dell’ultimo libro di cui ho parlato, anche oggi si tratta di un libro atipico.
Libro in formato elettronico, mai pubblicato.

Il libro in questione è stato scritto da Jessica Franchini, ed è lungo 263 pagine.

Anche in questo caso il libro è reperibile gratuitamente sul sito dell’autrice. Che poi è lo stesso dell’altro giorno, visto che le due ragazze sono amiche e hanno tirato su il sito insieme.

Parliamo di questo libro.
Ci sono degli evidenti errori nel testo, che immagino siano dovuti alla mancanza di editor o lettori esterni -l’occhio di chi ha scritto difficilmente nota certi errori, li salta automaticamente- e penso verranno corretti facilmente.
Ho cominciato con questa cosa perché un paio di volte sono rimasto di sasso nel leggere… su alcune cose sono fondamentalista e integralista, e quelle scoperte mi hanno quasi fatto prendere un colpo.
A parte queste brutte sorprese a tradimento, la storia sorprendentemente non mi ha annoiato né stufato, la scrittura era agevole e ho letto il tutto raipdamente, piacevolmente.

Ho detto sorprendentemente non per qualcosa contro Jessica, ma per il tema e il genere del libro.
Non saremo in pieno territorio Mocciano, ma non siamo nemmeno su atmosfere alla Nana (che in questo ambito penso sia il limite di ciò che accetto, più o meno). Diciamo che siamo quasi in una via di mezzo.
Cosa intendo per Mocciano, visto che non ho letto niente di questo autore di successo (…) e per puro dovere di cronaca ho dato una rapidissima scorsa agli eventi principali di un suo film? Intendo drammi adolescenziali, amori tra i banchi del liceo in Italia, ragazzine per bene con sindormi da crocerossina verso teppistelli o infatuazioni verso gente più grande. Descritti con uno stile “strappalacrimeallebambine”. Poi può non entrarci un fico secco con Moccia, non lo so e francamente nemmeno mi interessa. E’ un genere che racchiudo con questo aggettivo, stop.
Con Nana invece intendo il manga. Gruppi rock della scena più o meno underground giapponese, gruppi rock di grande successo in giappone, la sacra triade Sex & Drugs & Rock’n’roll.Amicizie e amori, convivenze e tradimenti. In pratica la versione young, love e girl del film Rockstar.

In questo libro abbiamo la protagonista che è chitarrista e cantautrice di un gruppo punk-rock. Fa la dura, non accetta di farsi mettere i piedi in testa, è in guerra con il gruppo delle “belle” di ragioneria.
E che, per uno scherzo del destino, finisce con lo scontrarsi con Prinz e la sua banda di teppisti. Teppisti veri, gente che gira in moto, fa risse, e di cui scopriremo sempre più particolari fino ad arrivare alla droga, alle rapine, agli omicidi.
L’ostinazione di lei e l’arroganza di lui vanno subito a nozze, e i due diventano nemici giurati.

Ovviamente dopo circa duecento pagine capiranno di amarsi follemente, in realtà.
Nel mezzo, tanti scontri tra Prinz e i suoi teppisti contro la protagonista, scontri tra la protagonista e le “belle”, i problemi di lei con la matematica e con un professore che la odia, un delitto perfetto che pare incastrarla definitivamente… questa è la prima parte, direi. Che arriva più o meno fino al fatidico compito in classe di matematica.

Poi c’è la seconda parte, meno scolastica e più… matura.
La relazione pericolosa tra i due, osteggiata dalla famiglia di lei ma anche dagli amici di lui, che vogliono invece si dedichi solo alla banda. Una volta entrato, sei dentro per sempre. E uscirne è difficile e pericoloso. Molto pericoloso.
Ci sono i dilemmi di Prinz e le isterie di Sara. Il succo della seconda parte è “cosa sceglierà Prinz? Sara o la banda?”

Parlando francamente: ho già detto che la tematica in sé non mi piace molto. In più, la parte relativa alla musica è tutto sommato piccola. E come musica non è un genere che mi piaccia, né tantomeno mi sono potuto immedesimare minimamente in un sogno che comprendeva un contest sponsorizzato da Mtv.
Malgrado questo, come ho detto, ho letto senza problemi tutto il testo, senza annoiarmi. Anzi, la parte del processo mi è piaciuta, così come erano interessanti i capitoli dal punto di vista di Prinz, utili a spezzare il ritmo e a dare una visione più d’insieme della storia.
Mi è piaciuto molto il finale.
Poi non erano male i personaggi dei protagonisti (voglio dire, di solito finisco col tifare contro il protagonista e sperare nella sua dipartita, qui invece no).
Invece non ho sopportato, subito all’inizio, che per due volte venisse scritto nella narrazione cell invece di cellulare. L’ho già detto, per certe cose sono uno schifoso integralista…
In definitiva comunque non mi è dispiaciuto, pur con tutti i distinguo del caso visto che il genere non mi prende particolarmente. Immagino che a chi piace il genere, questo testo dovrebbe risultare assai gradito.

19 agosto 2010 Posted by | Franchini Jessica | , | 2 commenti