La torre di Tanabrus

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Il sognatore


Il sognatore, Laini Taylor, 2017 – Fazi Editore,           € 14,50

 

Quando in rete trovo tantissimi commenti entusiasti su un libro fantasy di tipo bene o male Young Adut, confesso di essere sempre alquanto prevenuto nei suoi confronti. Tante, troppe le volte in cui un libro spinto da tutto questo entusiasmo si è poi rivelato assolutamente insoddisfacente. Beh, questa volta per fortuna posso dire che le lodi fossero meritate.

Il protagonista della storia è Lazlo Strange, lo Strange del titolo originale (Strange the dreamerStrange il sognatore), un personaggio col quale è facilissimo empatizzare.
Lazlo è un orfano, uno dei tantissimi orfani prodotti dall’ultima guerra che ha coinvolto il suo regno, depositato ancora neonato in un monastero amanuense. Non sa chi fossero i suoi genitori, non sa quale fosse il suo nome: il cognome Strange è l’identificativo degli orfani, il nome gli è stato dato dai monaci che lo hanno cresciuto e educato.
Da piccolo era un ribelle, sopportava male le tante restrizioni dell’ordine monastico e quando poteva fuggiva a giocare all’esterno, di nascosto. Giocava di essere un guerriero Tizerkane, la leggendaria compagnia di guerrieri che difendeva la favolosa città di Pianto.

Solo che la città, una città che pare un tempo fosse reale e conosciuta, i cui emissari commerciavano regolarmente con il mondo esterno senza però permettere che alcuno straniero vi si avvicinasse, due secoli addietro era praticamente scomparsa, interrompendo ogni contatto col mondo esterno, e nessuno l’aveva trovata. Fino a che, col passare del tempo, il suo mistero era sfociato nella favola e nella leggenda.
E una sera il piccolo Lazlo, mentre giocava, si sente sottrarre il nome della città. Fino all’istante precedente lo sapeva, e lo gridava. E poi niente, il nome è scomparso, sostituito dal piatto e triste Pianto.
Una magia, senza ombra di dubbio. Qualcosa di malvagio che gli ha rubato qualcosa.

In seguito, anni dopo, mandato alla grande Biblioteca del regno a fare una consegna si sentirà attratto dai libri, dai corridoi polverosi, dalle stanze dimenticate. E verrà reclamato come bibliotecario, il suo sogno: vivrà per anni nella bibilioteca, lavorando e leggendo, nutrendosi di storie e facendo infinite ricerche sul suo Sogno, la perduta città di Pianto.

Ecco, questo è il nostro protagonista. Un sognatore, un idealista, un ragazzo solo e povero che vive di libri e per i libri. Un ragazzo generoso e di buon cuore, al punto di volere aiutare il giovane e famoso alchimista Nero guadagnandosi in cambio il suo odio imperituro.

E contemporaneamente facciamo la conoscenza di Sarai, una misteriosa ragazza che vive rinchiusa in un edificio con altre tre ragazze e un ragazzo. Il mistero di Sarai viene svelato poco a poco, un’informazione alla volta, facendoci conoscere lei e i suoi compagni prima di chiarirci chi siano, dove siano e perché siano lì.
Il tutto è gestito molto, molto bene.

La prima parte del libro ci introduce quindi ai personaggi -compreso il Massacratore di Dèi che arriva a tirare le fila della storia e a cambiare la vita di Lazlo- e al mistero di cosa sia successo a quell’antica città per farla scomparire per duecento anni.
Oltre, chiaramente, ai nostri affannati tentativi di spiegarci la scena iniziale del libro alla luce di ogni nuova nozione che apprendiamo. Ingenui.

 

Nella seconda parte invece, una volta arrivati a Pianto, le cose cambiano radicalmente.
Se prima dominavano atmosfere più prettamente fantasy, con la formazione dell’eroe, la scoperta di nozioni incredibili, la magia e il mito, la ricerca di una città leggendaria e favolosa… ora da una parte abbiamo i tentativi di un gruppo di uomini di scienza di razionalizzare il divino e di compiere l’impresa per la quale sono stati assoldati, dall’altra invece abbiamo la storia d’amore ovvia e in qualche misura attesa, che fagocita quasi interamente mezzo libro.
Lui a vent’anni ha preso una decisione di sua iniziativa per la prima volta, sfidando tutto e tutti per unirsi alla carovana, e in precedenza non aveva mai nemmeno parlato con una ragazza, vivendo sempre e solo rintanato nelle stanze della biblioteca.
Lei a diciassette anni vive reclusa in un luogo inaccessibile, brama il contatto con la gente ma ne è separata da barriere invalicabili, da quando è nata ha conosciuto solo i suoi quattro compagni e i fantasmi che si occupano di loro, e vede la vita delle persone solo attraverso i sogni che ogni notte visita, da intrusa, senza mai essere vista.
Lui invisibile perché povero, orfano, vestito di grigio, sempre sullo sfondo a testa china. Lei invisibile perché può incontrare altre persone solo nei loro sogni, ma senza riuscire mai a palesarsi.
Due ragazzi che vivono nella solitudine e nei sogni, anche se in modi diversi.
Chiaro che si incrociassero e finissero insieme.

Ma il modo in cui tutto questo avviene, nei sogni di Lazlo che brillano ancora di più grazie alla comparazione con quelli delle altre persone, rende interessante questa storia. Oltre all’ovvia difficoltà di rendere reale il loro incontro, tra problemi di distanza e di sopravvivenza.

Ci sono delle pecche, certo: alcuni personaggi sono estremamente stereotipati, appena abbozzati, e il colpo di scena finale è abbastanza prevedibile.
Però sono difetti da nulla, di fianco alla buona caratterizzazione degli altri personaggi (e a parte il protagonista, tutti mescolano in qualche modo il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato… non ci sono eroi senza macchia, non ci sono cattivi che non si possano in qualche modo comprendere), a una scrittura talmente… ipnotica da non consentirti di mettere da parte il libro (letteralmente, fortuna che oggi era domenica). E a un finale che ti lascia a bocca aperta, a borbottare che non è questo il modo di chiudere un libro, a chiederti tra quanto arriverà in Italia il seguito e a fare ipotesi su tutti i modi in cui le cose potranno andare malissimo nel proseguio, sulle cose che Lazlo verrà obbligato a fare, su come si potrà avere un finale non totalmente cupo.
E su che diavolo sia successo ai bambini nati e svaniti negli ultimi due secoli, su chi fossero i sei, da dove venissero, quali fossero i loro usi e costumi riguardo i bambini. Sull’uccello bianco.

Tante domande, un’inquietudine e un’arrabbiatura derivanti dal finale come succede solo con le storie che ti catturano completamente, l’impazienza per leggere la fine di questa storia. E la consapevolezza che quando capita il libro che ti tiene tutto il giorno incollato alle sue pagine, si tratta di un libro che non puoi non considerare tra i più belli letti quest’anno, malgrado qualche difetto e malgrado una storia d’amore che lo occupa per metà del tempo.

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14 ottobre 2018 - Posted by | Taylor Laini | , , , , , ,

2 commenti »

  1. Anche io sono scettico per questo genere, solitamente aporossimativo, scontato e prevedibile. Nel mio blog ho recensito Ossidea, non so se lo conosci.
    Quello che hai recensito tu è davvero molto originale, non avevo mai visto una trama di questo tipo e anche i due protagonisti sembrano avere una personalità interessante.
    Magari questo libro sarà uno dei miei futuri acquisti, grazie per la recensione

    Commento di Federico Aviano | 14 novembre 2018

  2. Si, la trama è originale e interessante, nei primi mesi del prossimo anno dovrebbe uscire il seguito in Italia.
    No, Ossidea non lo conoscevo affatto (ma dopo averne letto la tua recensione ho capito il motivo, penso di essere ormai abbastanza fuori target da non averne neanche considerato l’acquisto 😀 )

    Commento di tanabrus | 14 novembre 2018


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