La torre di Tanabrus

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Abaddon’s gate – La fuga


Abaddon’s Gate – La fuga, S. A. Corey, 2013 – Fanucci, € 1,99

Qui sul blog non avevo ancora scritto niente al riguardo, quindi rimedio oggi che ho finito di leggere questo terzo volume: la saga The Expanse è una gran bella serie di libri di fantascienza, da leggere assolutamente se vi piace il genere.

Per parlare di questo terzo volume della saga bisogna distinguere tra le due componenti di un libro di questo tipo:   la macrotrama, cioè l’avanzamento complessivo della serie che si ha in queste pagine, e la storia che viene raccontata.

La macrotrama, a mio avviso, con questo libro fa un balzo gigantesco in avanti e probabilmente ci fornisce anche la spiegazione del titolo della saga intera. Mi spiego.
Nel primo libro abbiamo scoperto assieme a Holden e al detective Miller l’esistenza della protomolecola, la stazione assimilata, il pericolo per la Terra.
Nel secondo libro abbiamo visto come questa molecola aliena abbia trasformato Venere, abbiamo assistito agli esperimenti su umani infettati e abbiamo visto questa entità aliena abbandonare Venere per formare un anello al limitare del nostro sistema solare.
Adesso, dopo questi passaggi introduttivi che ci hanno mostrato la temibilissima molecola che tutto ingloba e copia, dotata apparentemente di una volontà propria e spedita da noi miliardi di anni fa come arma per eliminarci… scopriamo di non aver capito nulla.
La protomolecola non è altro che uno strumento dell’antica civiltà che l’aveva creata. Non è un’arma, costruisce strade e le collega poi al resto della civiltà madre. Uno strumento avanzatissimo, semiconsapevole, in grado di difendersi e che per rispettare le proprie consegne distrugge e uccide, ma senza averne l’intenzione.
Probabilmente per quella civiltà l’assimilazione in questo modo non era neanche porre fine a delle vite, ma espandersi e accogliere dentro di sé nuovi popoli. Infatti Julie e Miller, in un certo senso, sembrano ancora vivi nella protomolecola. Ricreati, con tutte le informazioni relative alle loro vite immagazzinate e utilizzabili.
Questa antica civiltà mi sembra una singolarità, una coscienza collettiva che assimila e assimilando evolve.
Un’entità di dimensioni cosmiche, che però scopriamo avere un nemico. Un’anomalia che l’ha colpita in passato, l’ha ferita. E per quanto lei reagisse, addirittura distruggendo interi sistemi solari per staccare da sé le parti infette, alla fine sembra aver perso la sua battaglia, visto che in un paio di miliardi di anni nessuno ha più inviato alla stazione il segnale di cessato allarme.
E vedere la scala epica su cui queste entità vivono e combattono, ci fa realizzare quanto l’umanità sia indifesa e insignificante nello spazio.
Oltre, però, a farci comprendere anche che ora lo spazio a portata di mano dell’umanità si è appena espanso, gli anelli sono attivi e le navi umane possono raggiungere sistemi solari e galassie prima inimmaginabili.
Come si comporterà una specie umana ancora divisa meschinamente tra Terrestri, Marziani e Cinturiani, che finora sono stati a guardarsi in cagnesco e a minacciarsi anche solo nel nostro sistema solare? L’immensità dello spazio aiuterà per un po’ a non far scatenare guerre, o ci sarà una lotta per ogni singolo ammasso roccioso?
E sopratutto, però, resta la grande domanda: visto che difficilmente le due entità si saranno eliminate a vicenda, cosa è rimasto di loro? E come si porranno nei confronti di queste scimmi spaziali arroganti e aggressive che hanno appena aperto la porta sull’universo?

 

La storia invece questa volta -per fortuna!- non segue il copione dei due libri precedenti.
Non c’è un individuo esterno alla Rocinante con una sua missione personale e privata di grande importanza, che si scoprirà legata in modo inaspettato alla macrotrama, e il cui percorso si intreccierà con quello di Holden portando a una collaborazione contro la minaccia aliena.
Abbiamo invece uno spettro dal passato che insegue il comandante della Roci: Clarissa Mao, sorella di Julie e figlia dell’uomo responsabile per gli esperimenti con la protomolecola nel primo libro.
Visto che la sua vita e la sua famiglia sono state rovinate da Holden e dal suo aver smascherato i piani criminali del padre, lei da brava figlia in cerca di approvazione (e vagamente pazza) decide di fare quanto in suo potere per screditareuccidere sia Holden che il suo equipaggio.
E il suo piano non sembra neanche male, non fosse che dopo l’attacco terroristico che fa ricadere su di lui, invece di venire distrutto dai siluri delle altre navi posizionate intorno all’Anello per studiarlo, Holden tenta la sorte e ci si tuffa dentro.

E mentre la sua ciurma scopre i sabotaggi subiti e tenta di rimettersi in sesto, lui si avvia da solo (anzi, accompagnato dal fantasma di Miller in versione protomolecola) nella sfera di controllo di quello che pare un hub di varchi stellari per scoprire cosa vi sia all’interno. E perché ci sia una fastidiosa limitazione di velocità all’interno di questa zona.

L’inseguimento però non si ferma, anche perché né la Terra né Marte, né tantomeno la Behemot dell’EPA (ultima affiliazione nota di Holden e perciò a rischio quanto lui per questo complotto) intendono lasciarlo solo a scoprire cosa vi sia dall’altra parte o a interagire con gli alieni, e si gettano cautamente al suo inseguimento.

In breve tempo Holden capirà quanto gli serve per la macrotrama e il piano di Clarissa verrà smascherato. Non prima, però, che la stazione di controllo decida di imporre nuove restrizioni nell’area dopo essere stata attaccata da alcuni marines marziani, riducendo ulteriormente la velocità consentita e imprigionando le navi entrate.
La situazione è quindi complicata, con i superstiti alle tremende limitazioni di velocità che devono cercare di mantenersi in vita e possibilmente di cooperare per trovare una via d’uscita.

E qui casca l’asino, cioè la natura umana.
Perché entrano in gioco l’orgoglio ferito di un comandante incompetente deposto con un golpe, la follia delle persone che si ritrovano intrappolate senza speranza e quella mistica di un uomo di fede in carca di assoluzione.
L’utopia diventa un inferno, e un delirante sogno di immolazione per salvare l’umanità può trasformarsi nella sua condanna definitiva.

 

Nella seconda parte della storia, la parte della fuga dall’anello, si respira a tratti un’atmosfera che fa pensare alla Catena di Cani di Eriksson, per la tragedia e l’ineluttabilità che trasudano da ogni pagina.
Senza contare che abbiamo una morte eccellente, che francamente al terzo volume di questa serie non mi sarei mai aspettato. Non così, non in questo modo.

Un libro che tiene incollati letteralmente alle sue pagine, scorrevole, veloce. A forza di un altro capitolo e poi smetto lo finisci e non ti capaciti di come 590 pagine possano essere volate via così rapide.

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3 ottobre 2018 - Posted by | Corey S. A. | , , , , , , , ,

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