La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Né a Dio né al Diavolo


Il nuovo libro di Aislinn, uscito al Salone del Libro di Torino la scorsa settimana, è una piacevole conferma: la conferma di un’autrice in costante miglioramento, e la conferma che esiste dell’ottimo urban fantasy scritto da italiani, ambientato in Italia, maturo, minaccioso e coraggioso.

 

Visto che la trama l’avevo già riportata qualche tempo fa postando il comunicato stampa della Gainsworth publishing, ora che l’ho letto passerò invece a scrivere di qualche tematica, e a raccontare le mie sensazioni leggendolo.

L’ambientazione, come detto, è perfettamente italiana.
La storia si svolge a Biveno, una fittizia cittadina di provincia piemontese creata basandosi su Biella, e per me che in provincia (anche se non piemontese…) ho sempre vissuto, è riuscito facile il processo di immedisimazione con il protagonista e il suo gruppo di amici: una città piccola, abbastanza chiusa, con pochi sbocchi verso l’esterno, poco da fare, poche attività per i ragazzi.
I centri della vita cittadina serale sono il parco, snodo per arrivare ovunque, e qualche pub più o meno alla moda.
E per i nostri, un pub più grezzo fuori città, in periferia.
Una situazione comune alla maggior parte delle città italiane, direi. Ed è stato piacevole trovarci in un’atmosfera familiare, molto più che non nei casi più comuni di storie ambientate nelle grandi città come Roma o Milano. Città che sentiamo nostre, certo, più che non le classiche Londra o New York, ma che comunque se non ci si vive e non le frequentiamo spesso hanno un che di straniero, di mitologico.
Qui invece giochiamo in casa.

E giochiamo in casa anche per i protagonisti.
Ivan, il protagonista, è uno di noi, almeno per quanto mi riguarda.
Studente universitario, con una difficile condizione famigliare (un padre violento, un fratello perfetto che se ne è andato lasciandolo da solo in balia del genitore), per sopravvivere si rifugia nei libri, nel metal, nei giochi di ruolo.
I suoi amici sono il suo gruppo storico  di amici, nonché il party di D&D, al punto che a volte tra loro finiscono col chiamarsi con i nomi dei personaggi che interpretano.
Dario, uno di questi amici, viene indicato di solito semplicemente come Master.
Anche qui, le esperienze personali si sovrappongono con gioia a quanto si legge. Il gruppo di gdr, le amicizie, il crescere insieme, il crescere col proprio personaggio storico… been there, seen that.

Ovviamente tra i protagonisti non si può non parlare del buon Tom, il buffone del gruppo, il cazzone, l’amico fedele. Quello che si fa in quattro per te quando necessario, quello che sdrammatizza sempre e alleggerisce la tensione, quello senza un grammo di vergogna o di imbarazzo, quello che fa subito amicizia e allarga il gruppo.
Che ricorda almeno una persona che si conosce, almeno uno del gruppo.
E che fa paura quando diventa serio e deciso, perché se il pagliaccio smette di ridere, la situazione è grave.

La prima parte del libro scorre agevole tra vicende personali e famigliari, incontri con gli amici, citazioni musicali e letterarie (anche troppe, a un certo punto sembra quasi un’inutile ostentazione di nomi che possano catturare il lettore).
E ovviamente c’è l’elemento soprannaturale, il vampiro.
Distante, algido, superiore e distaccato. Facciamo la sua conoscenza che sembra quasi una sorta di fratello maggiore, stizzito per il fastidio causatogli ma pronto a venire in soccorso del fratellino.
Non ci preoccupiamo quando entra in azione, ne siamo anzi contenti: è un vampiro, che si comporti come tale.

Ma a questo punto il libro sale di livello: se finora chi era estraneo alla situazione si dimostrava scettico e derideva l’elemento soprannaturale, adesso il sentimento che domina la scena è la paura.
I vampiri non esistono, lo sanno tutti.
Ma se si scoprisse che, contrariamente a quanto noi e chiunque altro sappiamo, i vampiri esistono… come si reagirebbe?

Cotte adolescenziali da paranormal romance?
Immediata accettazione del tutto, e magari investigazioni per saperne di più sul mondo oscuro che si è schiuso davanti ai nostri occhi?
O, piuttosto, un sano e incontrollabile terrore verso questi cadaveri ambulanti, pallidi e gelidi, predatori assetati di sangue… del tuo sangue?

In una situazione reale, la reazione realistica sarebbe il terrore.
E qui è quello che troviamo. La negazione, poi il terrore, la paura, il desiderio di starne più lontano possibile.
La rabbia verso chi invece sembra non accorgersi del pericolo, i tentativi di tenere l’amico al sicuro.
E il bello è che anche l’attrazione dell’amico per il vampiro non è un sentimento banale.
Non è curiosità, non è idiozia, non è ipnotismo né coraggio né altro.
La ragione per cui Ivan si fida di Lucifero e non vuole perderlo è complessa e profonda, e alla fine non si può fare altro che dare ragione a entrambi, alla paura e alla diffidenza di Tom e alla fiducia e all’amicizia di Ivan.

E quando la situazione precipita, questa ragione che diamo a entrambi gli amici, per quanto di idee opposte, non viene mai messa alla prova: capiamo subito perché Lucifero si comporti come si comporta, non ci inganna neanche per un secondo.

Ma l’ingresso in scena di altri vampiri è gestito molto bene, alla fine niente è ciò che sembra (tranne che verso la fine, ovviamente). I motivi per certi comportamenti, le ragioni che muovono Lucifero, Jesus e Angela, le loro storie, il loro passato. I secoli di non vita, e tutto quello che ne consegue.

Molto belli e interessanti anche i flashback sul passato di Lucifero, che ci mostrano l’uomo prima del vampiro, la sua vita, i pericoli dovuti sia a un padre che si spacciava per stregone nell’America puritana del diciassettesimo secolo, sia al crimine gravissimo dei suoi affetti. Anche qui complimenti all’autrice per come ha reso il rapporto tra Lucas e Ioan, integrandolo in un periodo oscuro della nostra storia.

Ah, giusto.
E poi c’è lei.
Mircalla, la ragazza metallara e gothic, dolcissima e fin troppo buona e comprensiva. Un personaggio che non si può non amare, e che fin dalla sua seconda apparizione fa scattare l’istinto di protezione: guai all’autrice se gli succederà qualcosa di bruttissimo. O se si rivelerà essere un mostro. Malgrado la quasi certezza che ciò accadrà.
Un personaggio che sembra uscito da un manga, e contemporaneamente da un raduno metal, dal pub che si è sempre frequentato, da un raduno di giochi di ruolo… reale e al contempo ideale.
Insomma, miglior personaggio del libro.
Mi spaventa un po’ la mia reazione da fanboy, lo ammetto.

Piacevole, in chiusura del libro, trovare la playlist dei singoli capitoli.
L’avessi trovata prima, magari avrei provato a leggerlo con le canzoni in sottofondo, quando possibile.

Un’altra piacevole scoperta è stata invece il fatto che nei prossimi due anni usciranno altri due romanzi ambientati nello stesso mondo letterario, e legati (quando più, quando meno) a questo libro.
Quindi ritroveremo alcuni dei personaggi, e sicuramente le atmosfere che ci hanno catturato.

Consigliatissimo.

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17 maggio 2018 - Posted by | Aislinn | , , , , ,

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