La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’ombra della maledizione

Autore: Lois McMaster Bujold
Editore: TEA
Prezzo: € 8.50
Pagine: 566

Ho aggiunto questo libro all’ordine di Ibs all’ultimo momento, dietro consiglio di Val.
E come spesso accade, il consiglio era azzeccatissimo.

Un libro affascinante che parte lento per farci fare la conoscenza del protagonista, Lupe dy Cazaril, e del regno di Chalion con i suoi nobili, i suoi vicini e le sue divinità. E una volta che le spiegazioni minime sono date, gli eventi cominciano a precipitare fragorosamente, mentre un senso opprimente di impotenza pervade le pagine.

Cosa può fare un singolo uomo, un ex-soldato che annovera il Cancelliere e il suo fratello come nemici personali, per salvare i fratelli del Roya dal loro destino?
Come si può sconfiggere un’oscura maledizione che grava sull’intera stirpe reale, una maledizione di origini divine che minaccia di portare alla rovina ogni membro della famiglia e l’intero regno?
Cosa può fare una giovane royesse, una principessa, piena di spirito di iniziativa ma con le mani legate dal suo ruolo e dai giochi di potere dei suoi avversari?
E come può un uomo venire a patti con la santità, quando questa non è dovuta a una particolare fede assoluta ma solo a uno stato mentale e a una decisione delle divinità?
Come si può vivere sapendo di portare la morte dentro di se, sotto forma di un demone e dello spirito di una persona uccisa per una propria decisione? Continua a leggere

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27 luglio 2009 Posted by | McMaster Bujold Lois | , , | 5 commenti

La corona di spade

Autore: Robert Jordan
Editore: Fanucci
Prezzo: € 16.90
Pagine: 872

La ruota del tempo è senza dubbio una delle mie serie preferite.
Pubblicata da Fanucci assieme alla serie di Goodkind La spada della verità, le avevo cominciate praticamente insieme prendendo il primo libro delle due serie. Poi queste serie ho preso a seguirla finendo rapidamente gli arretrati disponibili in economica e attendendo un anno per ogni nuova uscita, mentre la saga di Goodkind era già quasi tutta disponibile e purtroppo me la sono letta tutta a cavallo della fine dello scorso anno.

Perchè nominare Goodkind?
Perchè a parte qualche vaga somiglianza -Aes Sedai e Depositarie, Fanciulle e Mord-Sith, dimensioni dei libri- volevo sottolineare un aspetto fondamentale di questi libri di Jordan.
E cioè che malgrado le dimensioni non sono mai un allungare il brodo.
La vicenda -le vicende, anzi- continuano a dipanarsi linearmente, senza intralci e senza contraddizioni. La scrittura di Jordan poi non faceva certo annoiare, e quasi non si sentono le centinaia di pagine.

Certo, in questo libro non accade granchè  e la maggior parte degli avvenimenti grossi li troviano verso la fine.
Ma non vuol dire che il resto del libro sia divagazioni e perdite di tempo. Il resto del libro è la storia, segue il fluire degli eventi.
Ed è così corposo perchè non c’è una sola storia da seguire… Continua a leggere

24 luglio 2009 Posted by | Jordan Robert | , , , , | Lascia un commento

Bokurano

Autore: Mohiro Kitoh
Editore: Kappa (in parte)
Volumi: 10
Prezzo: € 8.50 – 9.50

Finalmente un bel manga pubblicato anche in Italia. Più o meno.
Perchè è stato si pubblicato, a partire dal 2006, ma dopo 4 volumi la serie è stata limbizzata… con un po’ di fortuna potrà essere reperibile -il titolo italiano è Il nostro gioco– ma rimarrà comunque enormemente menomamata, visto che si interrompe prima della metà.

Di che parla questo manga?

Se dicessi che parla di quindici ragazzi prescelti da alcune entità per pilotare il misterioso robot Zearth e salvare così la Terra dall’attacco di misteriosi robot nemici, cosa pensereste?
So bene cosa pensereste, in fin dei conti anche io ci sono cresciuto con i robot nipponici.

Ma pensereste male, sareste completamente fuori strada.
Perchè l’autore è Kitoh.

Il nome magari non vi dirà nulla, neanche a me ha detto nulla, ma mentre andavo avanti con la lettura mi dicevo che assomigliava molto a un altro manga che mi ha colpito tantissimo, per quanto il messaggio di fondo fosse diverso, quasi opposto. Alla fine poi ho dato un’occhiata, e guarda caso l’autore dei due manga è lo stesso. Kitoh.
L’altro manga di cui parlo è Narutaru, un capolavoro crudo e cattivo in cui dei ragazzini con enormi problemi personali entrano in simbiosi con creature potentissime, i Draghi, divenendone i padroni.

Ma torniamo a questo manga, che se tanto non aveste letto Narutaru non mi basterebbe un post per spiegarvi cosa si respira in quel manga.
Torniamo ai quindici ragazzi e al robot.

Un contratto “firmato” accettando di partecipare a questo “gioco”, un contratto che è impossibile rescindere o annullare o inficiare.
Quindici piloti per altrettante battaglie, ogni pilota per uno scontro. Uno solo.
E ben presto i ragazzi scopriranno che il pilota, dopo lo scontro, muore: il robot funziona assorbendo l’energia vitale del pilota.
Se vince, muore. Se perde, muore e muore tutto il pianeta. Se fugge, il pianeta muore.

Cosa fare? Come comportarsi se si sa di avere il destino segnato, di dover morire per salvare l’umanità intera? E sopratutto avendo una quindicina di anni, e sapendo di non poter più avere alcun futuro?
Il manga è diviso in capitoli, ogni capitolo dedicato a un pilota. La sua vita, i suoi sentimenti, le sue azioni. La sua battaglia.
Davvero molto bello, e come ho già detto alla lunga emerge un messaggio positivo, di speranza, in contrapposizione al cinismo e al pessimismo totale di Narutaru nel quale non si intravedeva nessuna possibile salvezza, nessuna redenzione.

Crudo e doloroso in alcune parti, ma davvero bello!

21 luglio 2009 Posted by | Bokurano, Manga | , , , | 2 commenti

V – Visitors

Erano gli anni 80 quando in televisione arrivarono i Visitatori.
Astronavi che sbucano sulle città più importanti del pianeta, e alieni che sembrano umani che spiegano a tutti di essere arrivati in pace, fuggiti dal loro mondo che scarseggiava di alcune materie.
Tutti finiscono col credergli tranne un giornalista, che infiltratosi su un’astronave scopre che in realtà questi Visitatori sono creature rettiloidi… poco a poco altri arrivano a pensarla come lui e si forma una Resistenza, mentre i Visitatori hanno acquisito sempre più potere  e controllano i media.

Siamo nel 2009 adesso, e il prossimo anno dovrebbe uscire il remake di Visitors.

Percorrendo il cammino tracciato da Battlestar Galactica, ecco un’altra vecchia e gloriosa serie di fantascienza ricreata per noi che all’epoca non l’abbiamo vista, attualizzata, modernizzata. Rispetto a BSG, comunque, sarà molto più fedele alla trama originale pur avendo parecchie differenze. In questo remake, ad esempio, seguiremo le vicende di Erica Evans il cui figlio decide di unirsi ai Visitatori appena giunti sulla Terra…

Primo trailer

Secondo trailer

19 luglio 2009 Posted by | Serie tv, V | , , , , , | 6 commenti

E invece no

Avevo detto di avere da tempo un post “pronto” su Goodkind, e pensavo fosse vero.
La notizia l’avevo letta in inglese, interessante, e me la ero salvata per poi parlarne quando avessi avuto tempo.

Beh, mi sbagliavo.

Avevo salvato un link cui si faceva riferimento in quel post, non il post stesso. E non lo trovo più da nessuna parte.
Quindi niente. Nada. Nisba.

Posso solo dire che l’autore dell’articolo parlava del nuovo libro di Goodikind, The law of nines. Un fantasy thriller. O thriller fantasy.
Insomma, un thriller ambientato qui nel mondo moderno ma con influssi fantasy.

Il problema era che questo libro sembrava presentare una trama infinitamente debitrice da La spada della verità (oltre, a quanto ho capito, ad esserne una sorta di proseguio, dando un seguito agli eventi del capitolo finale della sua saga).

Bestseller Goodkind (Confessor) ventures into thriller territory with results sure to please fans of his fantasy fiction. In the opening pages, Alex Rahl, the book’s unwitting hero, saves the beautiful Jax from being run down on the street in Orden, Neb., by a plumbing truck flying a pirate flag. Jax, who turns out to be from an alternate reality where evildoers are attempting to seize control of her civilization, has traveled to Nebraska to seek Alex’s help in saving her people. In Jax’s world, magic takes the place of technology, but on earth she’s stripped of her powers and forced to fight armed with only her trusty dagger. The author takes his time setting all this up, but once the story gets rolling, it’s a gripping ride as the bad guys whoosh in between their world, which remains unseen, and ours. Fantasy and thriller readers alike will find themselves swept along to the final confrontation and looking forward to the next installment. (Sept.)



In pratica c’è l’eroe di turno, una ragazza giunta da un luogo pieno di magia per cercare proprio l’aiuto dell’eroe  che vive in un mondo privo di magia, ci sono i cattivi -seguaci dei cattivissimi del suo mondo- che la seguono per eliminarla…
mi ricorda qualcosa, del tipo “Depositaria attraversa Confine seguita da Quadrato per cercare nelle terre prive di magia l’aiuto del Cercatore, così da porre fine alla minaccia del malvagio Darken Rahl”. Ma solo vagamente, eh…
Il fatto poi che a quanto ho letto ci sia un legame diretto tra la fine di Confessor e questo libro non è molto confortante.

Cioè, ha allungato a dismisura il brodo della saga creando alcuni tra i libri più inutili che io abbia mai letto… dopo che finalmente era tornato su un livello accettabile alla fine della saga, riprende a gettare acqua nel minestrone tentando di tirarla ancora per le lunghe?
Fai qualcosa di nuovo, Terry! Non esiste che tu ti ostini su questa cosa, basta!!

p.s. Ovviamente NON lo prenderò assolutamente. Sono ancora sconvolto dai libri centrali della saga…

17 luglio 2009 Posted by | Goodkind Terry | , | 3 commenti

Mi ero dimenticato…

…che questo è periodo di sconti diffusi, non solo di 20% sul fantasy in lingua inglese.
Così, ricordatomi delle varie offerte e sopratutto della Tea, ho fatto qualche aggiunta all’ordine.

Come qualcuno forse avrà intuito, arriverà Scelti dalle tenebre della Rice.
E lo seguiranno Morty l’apprendista (Mondo Disco, ti concedo una seconda possibilità) e Resti mortali della Hamilton.
Resti mortali avevo un obbligo morale a comprarlo, visto che da un anno ho fermo in attesa Polvere alla polvere, sempre di quella serie, ma non ho mai osato leggerlo visto che viene dopo questo volume.

E al riguardo… qualcuno saprebbe spiegarmi come mai, della saga di Abhorsen di Nix si trovi benissimo il primo volume, Sabriel. Si trovi benissimo il terzo volume, Abhorsen. Ma non si trovi nemmeno a piangere il volume centrale, Lirael?
No, perchè anche Abhorsen riposa mogio da ottobre dello scorso anno sulla mia libreria, ma di trovare Lirael non c’è verso. Nemmeno su ibs.

Va a finire me lo cerco in inglese e aggiro l’ostacolo…

Ah, e con questo anche oggi salta un post che vorrei fare da un paio di settimane riguardo l’ultimo libro di Goodkind… se domani esco da lavoro presto lo faccio nel pomeriggio, altrimenti venerdì se torno vivo da Firenze.

15 luglio 2009 Posted by | Hamilton Leurell K., Pratchett Terry, Rice Anne | , , , , , , , | 11 commenti

Tanti auguri a te, tanti auguri a te…

Che poi in realtà sarebbe stato ieri il compleanno del blog, oggi siamo già oltre il primo anno di vita.
E sto scrivendo mentre qualcosa nell’insieme hardware del pc mi boicotta facendomi partire le immagini a intervalli irregolari, pare ormai qui sia tutto fuso ma la carretta ha da tirare avanti finchè non ho soldi e tempo per farmi un pc nuovo.

Mi ero preparato una sorta di post in cui ricordavo di aver aperto il blog per parlare di Pan, facevo riaffiorare la memoria dei blog paralleli di racconti nati e morti nel frattempo, ripensavo a quando volevo chiudere il blog e a tutte le volte che avrei voluto traslocarlo tanto per fare qualcosa.
Mi ero anche preparato alcuni dati numerici presi dalle statistiche, per dare una parvenza ingegneristica al tutto.

Ma siccome ormai la testa è al 50% sui test del load balancer (che finalmente procedono spediti… bella cosa aver scoperto la pagina delle statistiche del lb! E sempre sia lodata sopra ogni cosa l’aria condizionata, che sennò con otto besti accesi in quella stanza ormai sarei morto) e al 50% sul concerto di giovedì, me ne frego bellamente e ringrazio tutti.
Sia i lettori assidui, che evidentemente al pari mio non sanno come sprecare tempo su internet, che i poveretti trascinati maleficamente qui da google quando magari cercavano semplicemente “lasciami entrare eli nuda” o “hentey corona filmati” o anche “sono tempi difficili”.

14280 “grazie” 😉

Comunque comunico che l’articolo su Il silenzio di Lenth ha causato il maggior numero di visite nello stesso giorno (coincidenza? fortuna? tutti aspettavano la recensione e vi si sono gettati famelici il giorno dopo la pubblicazione?), mentre l’articolo più visto è quello su Lasciami entrare.
Che, se conosco i miei polli, è stato visto al 98% da gente che voleva sapere qualcosa sul film. Chissà che magari così non gli sia venuta voglia di leggere il libro, anche se temo sia una vana speranza…

Vabbè, birra e torta per tutti. Tranne che per Val, che si becca un po’ di grappa, e Mad Dog che si becca tutti i visitatori che arriveranno via google.

14 luglio 2009 Posted by | Altro | | 9 commenti

E’ in arrivo un bastimento carico di…

Mentre mi godo La corona di spade del compianto Jordan -e cerco di ricordare cosa fosse successo nel volume precedente. Magari un riassuntino prima di quei tomi da settecento pagine che escono con cadenza annuale potrebbe essere una buona idea…- mi comporto da persona previdente, e vista l’antipatia sviluppata recentemente per la libreria devo correre ai ripari.

La fumetteria non è aperta negli orari che mi tornano bene, resta quindi il buon ibs. Ultimamente avevo il problema della consegna, visto che ero sempre a fare il tirocinio, ma settimana prossimo conto di essere quasi sempre a casa a studiare.
Quindi potrò accogliere come si deve i nuovi acquisti.

Un bel gruppo di libri in inglese, che (forse) prima o poi saranno pubblicati anche qui da noi.
Molto forse.
Non ho incluso nell’acquisto la saga di Mistborn per sostenere il tentativo di pubblicarla fatto dalla Fanucci, mi sorprendo per quanto sono buono!!

Comunque, cosa mi arriverà settimana prossima?

Golem’s eye e Ptolemy’s gate, così da poter finire la saga di Bartimeus cominciata a gennaio con The amulet of Samarkand;
The blade itself, di Abercrambie, primo libro della trilogia The first law. Un fantasy classico e ironico, del quale Rothfuss tempo fa aveva parlato benissimo. Lo stile di scrittura di Abercrambie è stato poi paragonato a quello di Lynch, si vedrà.
The court of the air di Hunt, un misto di sf e fantasy ambientato in un’epoca vittoriana dove esiste la magia e la tecnologia è a un livello steampunk, primo libro della serie Jackelian.
Dresden files – Welcome to the jungle, di Butcher. A forza di leggerne sul blog di Fed mi sono incuriosito a questo personaggio, così mi sono preso anche il primo libro della sua serie.
Heroes die, primo libro di un’interessante serie di Stover che coniuga un’ambientazione fantasy con un mondo futuristico e con il mondo del business televisivo.
Last wish, una raccolta di racconti di Sapkowski, autore fantasy polacco che sta acquistando una discreta fama con la sua saga The witcher.
Looking glass wars di Beddor. Ambientato nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie, che si scopre essere un po’ diverso da come lo aveva descritto Carroll… è un mondo parallelo dove Alyss Heart (Alice), futura regina, è scappata nel nostro mondo a causa dell’usurpatrice, ma ora è tornata a casa per unirsi alle forze dei ribelli…
Spirit gate di Elliott, il primo volume di un’ambiziosa saga in sette volumi divisa in due trilogie e un libro isolato, al momento è quasi finita la prima trilogia. Fantasy ambientato in una terra un tempo rigogliosa e ormai abbastanza disastrata, abbandonata dai semidivini Guardiani e dai Reeve a cavallo di aquile giganti… finchè uno di questi Reeve decide di tornare a difendere quella terra.
The thunderer, di Gilman. Un fantasy con molta magia, che comincia quando la nave Thunderer riesce a catturare il Dio-uccello che sta tornando alla sua città. Sembra ci sia avventura, horror… un po’ di tutto, per uno tra i migliori debutti dello scorso anno. Vedremo.
Warded man, di Brett. Un mondo dove i demoni sono partoriti dal pianeta stesso, e dove gli umani per proteggersi vivono confinati in zone protette da barriere capaci di tenere i demoni alla larga… un mondo duro e pieno di pericoli, uno dei libri più lodati dello scorso anno.
La casa delle anime di Ruff, autore che mi è stato consigliato durante una delle mie fasi di fissazione con Palahniuk. Dovrebbe essere abbastanza caotico e surreale come libro…

Inoltre, gentile omaggio dell’ibs, giungerà anche il dvd La città incantata di Miyazaki.

Si, non vedo l’ora arrivi il corriere!

13 luglio 2009 Posted by | Abercrombie Joe, Brett Peter V., Butcher Jim, Elliott Kate, Frank Beddor, Gilman Felix, Hunt Stephen, Sapkowski Andrzej, Stroud Jonathan, Woodring Stover Matthew | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

L’acchiapparatti di Tilos

Autore: Francesco Barbi
Editore: Campanila
Prezzo: € 18.90
Pagine: 432

Era da quasi un anno che cercavo questo libro, e come ho scritto una settimana fa alla fine l’ho trovato nascosto tra la sezione “ragazzi” e la sezione “bambini”.
Immagino il processo mentale che ha spinto i commessi della Edison a porlo in quella sezione: un acchiapparatti? E che diavolo sarebbe? Sarà una storia per ragazzini, con una sorta di protagonista strambo che per vivere cattura topi… vediamo la seconda di copertina… un becchino storpio, una torre maledetta, il matto del villaggio un gigante tonto che parla per proverbi, una simpatica donna di malaffare… si, si, è per ragazzi. Con questi protagonisti poi, deve essere comico.
Di sicuro non solo non l’hanno letto, ma nemmeno si saranno informati in rete al riguardo.
Vedendolo lì ero rimasto un poco interdetto, ciò che ne avevo letto non me lo faceva immaginare per un tale target.
Ora che l’ho finito ho avuto la conferma della cialtronaggine di quei “commessi” della libreria.

Premesso quindi che malglrado la locazione il libro non è per bambini e\o ragazzini, passiamo finalmente a parlare del libro.

E’ un fantasy, certo, ma un fantasy di quel sottogenere che punta sul realismo. Niente elfi o altre razze più o meno fatate, niente maghi o divinità che donano poteri ai propri adepti, niente draghi o creature mitologiche assortite. Almeno per la maggior parte del tempo, cioè.
In questo mi ha ricordato Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin: in entrambe le ambientazioni -medioevaleggianti, crude e realistiche- c’è un passato magico ormai perduto da tempo. E in entrambe, comunque, qualcosa di quel passato continua a esistere. A differenza del respiro epico della saga infinita dell’americano, però, Barbi si concentra su un fazzoletto di terra, una porzione delle Terre di confine compresa tra i villaggi di Tilos e di Giloc.

L’ambientazione è resa alla perfezione e fin dalle prime pagine ci ritroviamo immersi in quello che pare un medioevo italiano. In questo aiutano i dialoghi dei personaggi, che spesso utilizzano termini che ci ricordano l’epoca storica, e le prime pagine dei capitoli iniziali. In quelle pagine infatti Barbi, prendendo spunto da ciò di cui sta parlando, ci illustra l’ambientazione: come si vive, l’importanza della religione… una religione che ricorda parecchio il Cristianesimo, visto che si era imposta a forza sui preesistenti culti pagani soppiantandoli e non disdegnando la caccia agli eretici e alle streghe.
Altra cosa che mi è piaciuta, e che aiuta a immedesimarci nell’ambientazione, il sottotitolo di ogni capitolo. I capitoli hanno infatti un titolo, ma hanno anche una breve descrizione che comprende il luogo in cui si svolgeranno gli eventi e una data -giorno e mese- col mese scritto con il nome datogli dagli abitanti. Luna della vendemmia, luna delle foglie morte… mi è piaciuta!

I personaggi poi sono splendidamente caratterizzati. Oltre a essere totalmente improbabili come protagonisti o coprotagonisti di un libro fantasy.
Abbiamo infatti Ghescik, un becchino gobbo e storpio incattivito da una vita vissuta tra umiliazioni e derisioni, evitato e maltrattato per il suo aspetto, costretto ad affidarsi alla propria astuzia per sopravvivere.
E c’è Zaccaria, il matto di Tilos. Incapace di concentrarsi su qualcosa, spesso preso da crisi, vive in una vecchia casa disastrata e vive della professione che si è inventato, quella di acchiapparatti.
Quando Ghescik si troverà costretto a fuggire da Tilos costringendo Zaccaria a seguirlo, a loro si unirà anche Teclisotta, una prostituta.
A questo primo e improbabile gruppo (altro che i gruppi di umani, elfi e nani con guerrieri, ladri e maghi…) si uniranno poi un uomo gigantesco completamente scemo, un espertissimo e pericoloso cacciatore di taglie dal passato misterioso, una donna in grado di vedere il futuro.

Ogni personaggio è delineato perfettamente e agisce coerentemente con sè stesso, e non sono mai personaggi banali.
Ghescik fa il duro e il cattivo, ma si sorprende più volte a compiere atti generosi; Zaccaria segue sempre il proprio filo (il)logico; Isotta segue il proprio tornaconto personale; Gamara è mosso dal desiderio della caccia e della vendetta.

E poi c’è il mostro. Il Boia di Giloc.
Una creatura vecchia di secoli che vive rinchiusa nei sotterranei di Giloc, da cui viene fatta uscire solo per le esecuzioni pubbliche dei condannati a morte, in un’arena protetta.
Un demone evocato secoli prima, quando la magia esisteva ancora nelle Terre di Confine. Poi gli stregoni erano stati sterminati dai Guardiani dell’Equilibrio, il braccio armato della religione, e con loro pure la magia.
Solo il mostro resta a memoria di quei tempi ormai passati. Il mostro e la Torre abbandonata vicina a Tilos, appartenuta un tempo al potente stregone Ar-Gular e ora sigillata.

La storia comincia con la morte di una vecchia indovina.
Una morte che porterà Ghescik, per vie traverse, a intrufolarsi nella Torre di Ar-Gular. E a prendere da una stanza nascosta un diadema di metallo.
Sarà quel diadema a mettere in moto gli eventi, a far tornare con prepotenza la magia, a causare la fuga del Boia e a condurre lentamente all’inevitabile conclusione.

Di certo il libro mi è piaciuto.
Lo stile è scorrevole e chiaro, le parti in cui l’autore spiega l’ambientazione e il suo passato sono dosate con cura e mai abbastanza lunghe da diventare noiose. I personaggi, come già detto, sono caratterizzati ottimamente e assolutamente atipici.
L’ambientazione ottima. Il libro è autoconclusivo, cosa rara per un fantasy ormai, e questo è un ulteriore motivo di plauso.
Mi è piaciuta anche la fine.

Non ha dunque difetti questo libro di esordio?
Ovviamente ne ha, anche se nessuno così grave da sminuire il romanzo.
Spesso, durante l’azione, si passa dal passato al presente e questa cosa -che immagino sia voluta- non mi è piaciuta per niente.
Certe volte l’uso di alcuni arcaismi appariva fin troppo eccessivo, forse quei termini sono stati un po’ troppo abusati nel tentativo di fare immergere completamente il lettore nell’epoca storica cui si fa riferimento nel libro.
Non mi ha convinto appieno la scomparsa dalle scene di Isotta, sopratutto visto che il mercante immagino sarà ben stato avvezzo a simili cose… non ce lo vedo a comportarsi così.
Pensavo poi si scoprisse qualcosa di più su Gamora, invece rimane misterioso fino alla fine.
E sopratutto, il problema principale della storia -a mio avviso, sia ben chiaro- è che la trama unita all’assenza di epicità non ti tiene incollato al libro, desideroso di sapere cosa succederà. O almeno, per tutta la parte centrale non lo fa. Perchè superati gli eventi iniziali, e prima che tutti i gruppi confluiscano verso il finale comune, il pensiero “e ora?” scompare dalla testa.
Nessun problema, la scrittura scorrevole e piacevole sopperisce egregiamente a questo difetto e i capitoli vanno giù come acquavite, ma è difficile appassionarsi alla storia quando i personaggi non fanno quello che il lettore spera e invece cercano addirittura di tornare al punto di partenza evitando ogni contatto con il mostro liberato. Ma ripeto, lo stile di Barbi fa sorvolare su questa cosa e si arriva alla fine del libro prima ancora di accorgersene.

Nel complesso un ottimo libro, non si direbbe assolutamente un romanzo d’esordio. Assolutamente consigliato a chi non disdegna del fantasy realistico e con pochissima magia, magari una lettura farebbe bene anche a chi pensa che il fantasy sia solo orecchie a punta, draghi senzienti e eroi omerici belli e onnipotenti…

Voto: 8/10

10 luglio 2009 Posted by | Barbi Francesco | , , , | 2 commenti

Il silenzio di Lenth

Autore: Luca Centi
Editore: Piemme
Prezzo: € 20,00
Pagine: 430

Un paio di premesse, innanzi tutto.
La prima, doverosa, riguarda il fatto che conosco da prima della pubblicazione del libro Luca -seppur in forma virtuale- quindi cercherò di essere obiettivo senza eccedere nè nel buonismo nè, per evitare il buonismo, nella critica feroce.
La seconda è che onestamente non mi aspettavo chissà cosa da questo libro di esordio, lo ammetto. E invece ne sono rimasto favorevolmente colpito.
Ora passiamo al sodo.

Dovrei cominciare con la trama… ci ho provato per molte volte, ma finisco sempre col raccontare il libro. E ciò non va bene.
Diciamo che il libro è un fantasy, che si svolge in un mondo sconvolto da una guerra lunghissima: da una parte stregoni e demoni, intenzionati a liberare il loro Dio Oscuro; dall’altra gli umani comuni.
Ci sono anche tre gruppi di incantatori (sacerdoti, anche se qui li chiamano maghi) devoti a tre divinità che li aiutano e favoriscono in cambio della loro fede, ma vivono in luoghi segreti protetti magicamente e isolati dal mondo esterno, impuro e malvagio.
Windaw è stato accolto in uno di questi villaggi benchè provenga dall’esterno e rechi in fronte un inquietante simbolo nero. Trattato come un estraneo e una creatura inferiore per tutta la sua adolescenza, ha solo il sommo sacerdote che si curi di lui. Sommo sacerdote che, per lui, è andato in segreto contro al suo stesso Dio, che gli aveva ordinato di sacrificarlo.
Perchè? Cosa può temere il Dio da quel ragazzo solitario così portato per la magia?
Nel frattempo, in un altro villaggio segreto una sacerdotessa scopre di essere una Custode, una creatura ormai leggendaria dotata del potere di combattere i demoni. Scopre però che il suo Dio la vuole morta, non fidandosi di una Custode, e si ritrova a dover fuggire nel pericoloso mondo esterno per salvarsi la vita.
Aggiungiamo a questo un’antica profezia, un’interessantissima concezione degli Dèi, quattro giovani ragazzi -i Custodi- provenienti direttamente dal nostro mondo e un buon ritmo nella narrazione…
Occhio però che è solo il primo libro della saga, e non è minimamente autoconclusivo. Anzi!

E ora svisceriamo un po’ l’argomento “Il silenzio di Lenth”…

Il silenzio di Lenth è un libro strano, mette alla prova i lettori: solo i meritevoli lo possono leggere, probabilmente.
E per scremare i lettori, per individuare i meritevoli, i primi capitoli sono caotici, confusionari. Tremendamente.
Capisco bene la necessità di fare un inizio di questo tipo, l’intenzione dietro alla creazione di queste più di cinquanta pagine. Ma dubito esistano molti scrittori in grado di rendere bene l’esperienza onirica che spinge ben quattro personaggi a incontrarsi e a trovare memorie ancestrali in sè. Quattro personaggi. A dirla tutta, dubito che sarebbe potuta venir fuori in maniera chiara anche con l’ausilio di strumenti grafici come in un fumetto o in un film… una persona si, quattro temo sia troppo.
Luca ci prova, ma per quanto mi riguarda fallisce miseramente. Onore al coraggio dimostrato, ma il risultato finale non cambia.
La mancanza di precisi riferimenti (un telefono, mezza macchina, il suono di un televisore) che cercavo affanosamente non mi faceva capire se fossimo in questo mondo o in un mondo fantasy già dai primi capitoli; l’alternanza realtà\spazio onirico e l’alternanza dei quattro personaggi rendeva tutto assolutamente ingarbugliato e incomprensibile; e poi i deboli dubbi che manifestano scompaiono subito… solo Gabriel manifesta un po’ di umanità, le altre tre dopo aver accettato le memorie sembrano essere diventate degli automi.
Si è capito che non l’ho digerito questo inizio?

Detto questo, ripongo il bastone per affilare la carota.

Perchè quando la parte “terrestre” finisce -e con lei anche la parte dedicata a quei personaggi, che in questo libro non compariranno più- si comincia a giocare sul serio. A questo punto si arriva abbastanza demoralizzati al nostro incontro con Lenth.
Il mondo di cui veniamo a scoprire poco a poco la storia, sentendone frammenti da varie fonti, ogni fonte che racconta una verità un poco diversa, modificata. Parti fatte passare sotto silenzio, omissioni, piccole modifiche… le informazioni ottenute inizialmente tramite Gabriel vengono col tempo integrate dal Sommo Sacerdote Kaas prima, e dal Guardiano poi.
Un mondo con credenze ben radicate, pieno di pregiudizi e di fanatismi.
Un mondo dove gli Dèi sono fin troppo reali, e fin troppo “umani” come modo di comportarsi.
Un mondo molto interessante, che ci viene mostrato poco a poco, e del quale ancora conosciamo poco.
Mi è piaciuta molto la concezione di divinità che compare in questo libro, sarà per il fatto che è simile a quella che ho sempre avuto riguardo alle divinità dei gdr.
Interessanti anche le concezioni diverse della magia a seconda che si parli di maghi (chierici! sacerdoti!) o di stregoni, e di come  si è originata questa differenza.

Alcuni personaggi poi sono caratterizzati molto bene. Sopratutto Crysta, un personaggio interessante al suo esordio e che diventa sempre più bello quando si viene a conoscere il suo dono, che la costringe a vivere isolata. Ma anche Lea, più che altro nel finale quando finalmente gode di un po’ di sana introspezione: all’inizio sembrava solo una maga innamorata di Windaw, quando invece verso la fine si ferma a riflettere scopriamo il suo passato, la sua profondità come personaggio.

Altri personaggi invece rimangono in bilico tra la buona caratterizzazione e la funzionalità per la trama: Kaas, che per moltissimo tempo contravviene ai dettami di Lethe senza farsi particolari problemi morali; Julah che dopo l’incidente iniziale rimane immobile fino a quando Kaas non parte, invece di tentare qualcosa negli anni successivi; Keira che acquista spessore solo nel finale, mentre all’inizio e quando parte per la missione affidatale da Julah non mostra niente di particolare a livello caratteriale; generalmente, direi che i personaggi sono meglio caratterizzati man mano che ci si avvicina alla fine di questo primo libro. I dubbi di Goyah, le rivelazioni su Lea e Keira, gli stregoni, Scalth, Gludia…

Purtroppo però devo notare delle pecche di caratterizzazione proprio nel personaggio principale del libro, Windaw. Non che sia fatto male, ma manca quasi del tutto la sua interiorità, mancano quasi sempre i suoi sentimenti.
E non parlo della sofferenza per qualche morte, della rabbia verso il nemico, dell’amore per la ragazza… parlo di come il ragazzo cresciuto solo e schivato\schifato da tutti sia cresciuto in totale solitudine, ma la cosa non paia pesare minimamente su di lui se non quando si ricorda di essere stato sempre indicato come diverso, estraneo, intruso. O di come non sembra provare rancore verso gli altri, che invece provano quel sentimento verso di lui.
Cioè, mi viene in mente Naruto: altro maledetto, isolato fin dall’infanzia da tutti, potentissimo, destinato a grandi imprese. Alla fin fine tutti e due fanno quello che devono, ma Naruto è mosso dal sentimento di amicizia, di ricerca di affetto e amore, dal desiderio di rivalsa. Vuole dimostrare quello che vale realmente, vuole farsi apprezzare. Ribolle di emozioni.
Windaw invece sembra un libro di testo scritto da Lethe e dai sacerdoti, a parte quando reagisce a Fyerno. Perchè non si accenna a come viva la solitudine? Alla sofferenza, al dolore dentro?
Mi spiace, ma Windaw -per quanto mi piaccia come storia, come drammaticità, come destino- non mi convince per come è stata mostrata la sua caratterizzazione.
Che c’è, si intuisce, viene detta dall’autore quando spinge l’azione, quando presenta le situazioni… ma non viene mai mostrata.
Ecco, un lavoro alla Crysta e Lea su Windaw nel secondo volume sarebbe un’ottima cosa.
E sopratutto, Windaw pare quasi sempre passivo, rassegnato. Non lotta minimamente quando tutte le certezze della sua vita vanno in frantumi, non ha esitazioni. E’ qualcosa che si sentiva dentro? E allora andrebbe mostrato, se ci si limita a dire che se lo sentiva non si dice nulla…

Zoria, infine, l’altro personaggio importante del libro.
Anche lei cacciata dal suo Dio, anche lei in fuga da ciò in cui ha sempre creduto… ma lei ha goduto di una migliore cura nella caratterizzazione rispetto al ragazzo. I suoi dubbi sono stati mostrati gradualmente, fino a farle origliare la discussione e a farla fuggire. Con l’amico Scalth.
Dei nemici, incontriamo Lord  Diacon che dovrebbe essere molto potente ma si rivela sopratutto molto scemo. Per fortuna a bilanciare le cose c’è la temibile e macchinosa Gludia, questa davvero da temere.

Un’ultima critica che posso fare è relativa al comportamento di Lethe.
Capisco che voglia Windaw morto, e capisco non possa mandare a quel paese tutto il villaggio. Ma saranno passati quanti, sedici-diciassette anni da quando Windaw è arrivato? E fino ad allora non fa nulla? Non sarebbe bastato togliere il suo favore a Kaas e a chi gli era fedele?
In questo modo avrebbe mostrato che il Sommo non parlava più per lui, e non avrebbe avuto problemi. Invece si è voluto complicare la vita…

Uhm, riguardando la recensione, mi sembra di aver più che altro elencato cose negative. Lo sapevo che consocere l’autore mi avrebbe condizionato nella recensione…
Sia ben chiaro, a parte il problema della parte iniziale che non ho sopportato, le altre questioni -caratterizzazione di Windaw, alcuni personaggi troppo piegati alla storia, il cattivo che si fa scappare pietra e preda dalle mani-  sono secondarie, e durante la lettura passano volentieri sotto silenzio.
Perchè il ritmo è buono, e lo stile asciutto tiene focalizzata l’attenzione sulla storia. Una storia che procede rapida, senza divagazioni non necessarie al corso della medesima. L’autore sa dove vuole andare, e ci punta senza esitazioni.
Questo a discapito magari di alcune descrizioni, o di qualche momento di introspezione, o anche solo di qualche momento più leggero, di qualche scena inutile ma quotidiana. Comunque funziona, il libro scorre via benissimo e tiene catturata l’attenzione fino alla fine. Un paio di morti mi hanno fatto rimanere male, una in particolare mi ha fatto intristire… e quando questo succede è sempre un buon segno per il libro, significa che sta appassionando.

Ah, un’avvertenza:
la fine, mannaggia a Luca, non avviene dopo uno scontro, o comunque in un punto morto… no, avviene in un momento critico, all’apice di una serie di eventi… quando ho finito il libro mi sono quasi arrabbiato, sapendo che il secondo libro non è ancora pronto. Luca, se leggi questa recensione… non stare a perdere tempo girovagando su internet, vai a scrivere!

Voto: 7/10

3 luglio 2009 Posted by | Centi Luca | , , | 19 commenti