La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Perle dal web (12-2001)

Eccoci anche questa settimana alla rubrica del martedì, dove segnalerò articoli interessati scovati nell’ultima settimana in rete. Una mia personale rassegna di articoli presi da blog amici o nei quali sono comunque incappato casualmente in rete.

Perché certi post meritano di essere fatti circolare! Continua a leggere

21 giugno 2011 Posted by | Centi Luca, D'Andrea G. L., Dimitri Francesco, Lucca Comics, Manni Lara, Perle dal web | 8 commenti

Si parla del diavolo…

e spuntano le corna. Continua a leggere

28 agosto 2010 Posted by | Brooks Terry, Centi Luca, Dimitri Francesco, Falconi Francesco, Lucca Comics | , , , , | 3 commenti

I libri italiani del 2009

E dopo i migliori libri letti nel corso dell’ultimo anno, dopo i peggiori libri letti… quest anno darei uno spazio particolare ai libri italiani letti. Esordienti o meno, poco importa… diamo risalto agli autori nostrani!

Ne ho già parlato come uno dei migliori libri letti… l’esordio di Barbi, promettentissimo scrittore malgrado sia pisano Continua a leggere

30 dicembre 2009 Posted by | Barbi Francesco, Carrisi Donato, Centi Luca, classifiche di fine anno, Davide Marco, De Mari Silvana, Evangelisti Valerio, Falconi Francesco, Varuzza Marco | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

Il silenzio di Lenth

Autore: Luca Centi
Editore: Piemme
Prezzo: € 20,00
Pagine: 430

Un paio di premesse, innanzi tutto.
La prima, doverosa, riguarda il fatto che conosco da prima della pubblicazione del libro Luca -seppur in forma virtuale- quindi cercherò di essere obiettivo senza eccedere nè nel buonismo nè, per evitare il buonismo, nella critica feroce.
La seconda è che onestamente non mi aspettavo chissà cosa da questo libro di esordio, lo ammetto. E invece ne sono rimasto favorevolmente colpito.
Ora passiamo al sodo.

Dovrei cominciare con la trama… ci ho provato per molte volte, ma finisco sempre col raccontare il libro. E ciò non va bene.
Diciamo che il libro è un fantasy, che si svolge in un mondo sconvolto da una guerra lunghissima: da una parte stregoni e demoni, intenzionati a liberare il loro Dio Oscuro; dall’altra gli umani comuni.
Ci sono anche tre gruppi di incantatori (sacerdoti, anche se qui li chiamano maghi) devoti a tre divinità che li aiutano e favoriscono in cambio della loro fede, ma vivono in luoghi segreti protetti magicamente e isolati dal mondo esterno, impuro e malvagio.
Windaw è stato accolto in uno di questi villaggi benchè provenga dall’esterno e rechi in fronte un inquietante simbolo nero. Trattato come un estraneo e una creatura inferiore per tutta la sua adolescenza, ha solo il sommo sacerdote che si curi di lui. Sommo sacerdote che, per lui, è andato in segreto contro al suo stesso Dio, che gli aveva ordinato di sacrificarlo.
Perchè? Cosa può temere il Dio da quel ragazzo solitario così portato per la magia?
Nel frattempo, in un altro villaggio segreto una sacerdotessa scopre di essere una Custode, una creatura ormai leggendaria dotata del potere di combattere i demoni. Scopre però che il suo Dio la vuole morta, non fidandosi di una Custode, e si ritrova a dover fuggire nel pericoloso mondo esterno per salvarsi la vita.
Aggiungiamo a questo un’antica profezia, un’interessantissima concezione degli Dèi, quattro giovani ragazzi -i Custodi- provenienti direttamente dal nostro mondo e un buon ritmo nella narrazione…
Occhio però che è solo il primo libro della saga, e non è minimamente autoconclusivo. Anzi!

E ora svisceriamo un po’ l’argomento “Il silenzio di Lenth”…

Il silenzio di Lenth è un libro strano, mette alla prova i lettori: solo i meritevoli lo possono leggere, probabilmente.
E per scremare i lettori, per individuare i meritevoli, i primi capitoli sono caotici, confusionari. Tremendamente.
Capisco bene la necessità di fare un inizio di questo tipo, l’intenzione dietro alla creazione di queste più di cinquanta pagine. Ma dubito esistano molti scrittori in grado di rendere bene l’esperienza onirica che spinge ben quattro personaggi a incontrarsi e a trovare memorie ancestrali in sè. Quattro personaggi. A dirla tutta, dubito che sarebbe potuta venir fuori in maniera chiara anche con l’ausilio di strumenti grafici come in un fumetto o in un film… una persona si, quattro temo sia troppo.
Luca ci prova, ma per quanto mi riguarda fallisce miseramente. Onore al coraggio dimostrato, ma il risultato finale non cambia.
La mancanza di precisi riferimenti (un telefono, mezza macchina, il suono di un televisore) che cercavo affanosamente non mi faceva capire se fossimo in questo mondo o in un mondo fantasy già dai primi capitoli; l’alternanza realtà\spazio onirico e l’alternanza dei quattro personaggi rendeva tutto assolutamente ingarbugliato e incomprensibile; e poi i deboli dubbi che manifestano scompaiono subito… solo Gabriel manifesta un po’ di umanità, le altre tre dopo aver accettato le memorie sembrano essere diventate degli automi.
Si è capito che non l’ho digerito questo inizio?

Detto questo, ripongo il bastone per affilare la carota.

Perchè quando la parte “terrestre” finisce -e con lei anche la parte dedicata a quei personaggi, che in questo libro non compariranno più- si comincia a giocare sul serio. A questo punto si arriva abbastanza demoralizzati al nostro incontro con Lenth.
Il mondo di cui veniamo a scoprire poco a poco la storia, sentendone frammenti da varie fonti, ogni fonte che racconta una verità un poco diversa, modificata. Parti fatte passare sotto silenzio, omissioni, piccole modifiche… le informazioni ottenute inizialmente tramite Gabriel vengono col tempo integrate dal Sommo Sacerdote Kaas prima, e dal Guardiano poi.
Un mondo con credenze ben radicate, pieno di pregiudizi e di fanatismi.
Un mondo dove gli Dèi sono fin troppo reali, e fin troppo “umani” come modo di comportarsi.
Un mondo molto interessante, che ci viene mostrato poco a poco, e del quale ancora conosciamo poco.
Mi è piaciuta molto la concezione di divinità che compare in questo libro, sarà per il fatto che è simile a quella che ho sempre avuto riguardo alle divinità dei gdr.
Interessanti anche le concezioni diverse della magia a seconda che si parli di maghi (chierici! sacerdoti!) o di stregoni, e di come  si è originata questa differenza.

Alcuni personaggi poi sono caratterizzati molto bene. Sopratutto Crysta, un personaggio interessante al suo esordio e che diventa sempre più bello quando si viene a conoscere il suo dono, che la costringe a vivere isolata. Ma anche Lea, più che altro nel finale quando finalmente gode di un po’ di sana introspezione: all’inizio sembrava solo una maga innamorata di Windaw, quando invece verso la fine si ferma a riflettere scopriamo il suo passato, la sua profondità come personaggio.

Altri personaggi invece rimangono in bilico tra la buona caratterizzazione e la funzionalità per la trama: Kaas, che per moltissimo tempo contravviene ai dettami di Lethe senza farsi particolari problemi morali; Julah che dopo l’incidente iniziale rimane immobile fino a quando Kaas non parte, invece di tentare qualcosa negli anni successivi; Keira che acquista spessore solo nel finale, mentre all’inizio e quando parte per la missione affidatale da Julah non mostra niente di particolare a livello caratteriale; generalmente, direi che i personaggi sono meglio caratterizzati man mano che ci si avvicina alla fine di questo primo libro. I dubbi di Goyah, le rivelazioni su Lea e Keira, gli stregoni, Scalth, Gludia…

Purtroppo però devo notare delle pecche di caratterizzazione proprio nel personaggio principale del libro, Windaw. Non che sia fatto male, ma manca quasi del tutto la sua interiorità, mancano quasi sempre i suoi sentimenti.
E non parlo della sofferenza per qualche morte, della rabbia verso il nemico, dell’amore per la ragazza… parlo di come il ragazzo cresciuto solo e schivato\schifato da tutti sia cresciuto in totale solitudine, ma la cosa non paia pesare minimamente su di lui se non quando si ricorda di essere stato sempre indicato come diverso, estraneo, intruso. O di come non sembra provare rancore verso gli altri, che invece provano quel sentimento verso di lui.
Cioè, mi viene in mente Naruto: altro maledetto, isolato fin dall’infanzia da tutti, potentissimo, destinato a grandi imprese. Alla fin fine tutti e due fanno quello che devono, ma Naruto è mosso dal sentimento di amicizia, di ricerca di affetto e amore, dal desiderio di rivalsa. Vuole dimostrare quello che vale realmente, vuole farsi apprezzare. Ribolle di emozioni.
Windaw invece sembra un libro di testo scritto da Lethe e dai sacerdoti, a parte quando reagisce a Fyerno. Perchè non si accenna a come viva la solitudine? Alla sofferenza, al dolore dentro?
Mi spiace, ma Windaw -per quanto mi piaccia come storia, come drammaticità, come destino- non mi convince per come è stata mostrata la sua caratterizzazione.
Che c’è, si intuisce, viene detta dall’autore quando spinge l’azione, quando presenta le situazioni… ma non viene mai mostrata.
Ecco, un lavoro alla Crysta e Lea su Windaw nel secondo volume sarebbe un’ottima cosa.
E sopratutto, Windaw pare quasi sempre passivo, rassegnato. Non lotta minimamente quando tutte le certezze della sua vita vanno in frantumi, non ha esitazioni. E’ qualcosa che si sentiva dentro? E allora andrebbe mostrato, se ci si limita a dire che se lo sentiva non si dice nulla…

Zoria, infine, l’altro personaggio importante del libro.
Anche lei cacciata dal suo Dio, anche lei in fuga da ciò in cui ha sempre creduto… ma lei ha goduto di una migliore cura nella caratterizzazione rispetto al ragazzo. I suoi dubbi sono stati mostrati gradualmente, fino a farle origliare la discussione e a farla fuggire. Con l’amico Scalth.
Dei nemici, incontriamo Lord  Diacon che dovrebbe essere molto potente ma si rivela sopratutto molto scemo. Per fortuna a bilanciare le cose c’è la temibile e macchinosa Gludia, questa davvero da temere.

Un’ultima critica che posso fare è relativa al comportamento di Lethe.
Capisco che voglia Windaw morto, e capisco non possa mandare a quel paese tutto il villaggio. Ma saranno passati quanti, sedici-diciassette anni da quando Windaw è arrivato? E fino ad allora non fa nulla? Non sarebbe bastato togliere il suo favore a Kaas e a chi gli era fedele?
In questo modo avrebbe mostrato che il Sommo non parlava più per lui, e non avrebbe avuto problemi. Invece si è voluto complicare la vita…

Uhm, riguardando la recensione, mi sembra di aver più che altro elencato cose negative. Lo sapevo che consocere l’autore mi avrebbe condizionato nella recensione…
Sia ben chiaro, a parte il problema della parte iniziale che non ho sopportato, le altre questioni -caratterizzazione di Windaw, alcuni personaggi troppo piegati alla storia, il cattivo che si fa scappare pietra e preda dalle mani-  sono secondarie, e durante la lettura passano volentieri sotto silenzio.
Perchè il ritmo è buono, e lo stile asciutto tiene focalizzata l’attenzione sulla storia. Una storia che procede rapida, senza divagazioni non necessarie al corso della medesima. L’autore sa dove vuole andare, e ci punta senza esitazioni.
Questo a discapito magari di alcune descrizioni, o di qualche momento di introspezione, o anche solo di qualche momento più leggero, di qualche scena inutile ma quotidiana. Comunque funziona, il libro scorre via benissimo e tiene catturata l’attenzione fino alla fine. Un paio di morti mi hanno fatto rimanere male, una in particolare mi ha fatto intristire… e quando questo succede è sempre un buon segno per il libro, significa che sta appassionando.

Ah, un’avvertenza:
la fine, mannaggia a Luca, non avviene dopo uno scontro, o comunque in un punto morto… no, avviene in un momento critico, all’apice di una serie di eventi… quando ho finito il libro mi sono quasi arrabbiato, sapendo che il secondo libro non è ancora pronto. Luca, se leggi questa recensione… non stare a perdere tempo girovagando su internet, vai a scrivere!

Voto: 7/10

3 luglio 2009 Posted by | Centi Luca | , , | 19 commenti