La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Anche i diavoli piangono

Autore: Sherrilyn Kenyon
Editore: Fanucci
Pagine: 320
Prezzo: € 9.90

Trama

Se è vero che la vendetta è un piatto da consumare freddo, per Sin, il dio sumero della fertilità che attende da millenni il momento di riprendere i suoi poteri, l’attesa sta ormai finendo…
Nato divino prima ancora che l’umanità cominciasse a registrare la sua storia, da millenni Sin attende il momento in cui potrà annientare Artemide: la dea greca l’ha infatti tradito e reso inerme, al pari dei comuni mortali. Kat, zelante servitrice di Artemide, accetta l’incarico di eliminare Sin prima che questi possa annientare la sua padrona: ma finisce per innamorarsi perdutamente della sua vittima e sposarne la causa. Sin infatti è anche alla ricerca di Zakar, il fratello gemello che sembra svanito nel nulla, e deve affrontare un’imminente invasione di vampiri che intendono distruggere l’umanità. I due si troveranno fianco a fianco e combatteranno a costo delle loro stesse vite per la sopravvivenza di tutto il genere umano.

Una versione attualizzata della mitologia antica, un romanzo profondamente innovativo in cui prendono vita personaggi, luoghi e temi del mondo classico.

Autore

Sherrilyn Kenyon, nata nel 1965, ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti, tra cui il Darrel Award e il PEARL Award per i romanzi firmati a suo nome o sotto lo pseudonimo di Kinley McGregor.
Le sue opere hanno venduto più di dieci milioni di copie e sono state stampate in ventisei Paesi. Stabilmente presente ai vertici delle classifiche di New York Times e USA Today, è un’autrice ormai di culto in Germania, Inghilterra e Australia. Il suo sito internet registra 120.000 contatti la settimana.

Dark Hunters

Premessa obbligatoria. Questo libro fa parte di una serie, la serie dei Dark-Hunters, che in America conta tredici libri. Più altri tre libri che fanno parte di una serie collegata a questa, la serie dei Dream-Hunters. Più otto racconti brevi e un racconto gratuito.
Una serie bella lunga quindi… peccato che Anche i diavoli piangono sia solo l’undicesimo libro della serie. L’undicesimo.
Certo, risulta comprensibile anche da solo, o letto per primo. Ma la cosa mi fa abbastanza rabbia, visto che a monte ci sono un mare di libri dove vengono presentati personaggi e organizzazioni per giungere a quel punto, a questo libro. Mentre noi dobbiamo accontentarci delle informazioni che l’autrice ripete nel libro, per capire chi siano i Dark-Hunters, cosa siano i Daimons, cosa facciano gli Dèi.

Divinità

Si, perchè nell’universo creato dlla Kenyon le divinità esistono da sempre, e anzi tra i vari pantheon ci sono state in passato lotte furiose a base di tradimenti, guerre, demoni.
Ad esempio, il pantheon di Atlantide è ormai defunto, sopravvivendo solo nelle figure di Acheronte -capo dei Dark-Hunters, potentissima divinità legata ad Artemide da una serie di vincoli e rapporti troppo complessi per essere descritti in poche righe- e di Apollymi, madre di Acheronte, imprigionata in eterno dal suo stesso Pantheon poichè quando si libererà scatenerà la fine del mondo.
O ad esempio il pantheon sumero, i cui componenti si sono distrutti a vicenda, abilmente manipolati da Artemide.

Sin

Non tutti gli dèi sumeri sono morti, però. Sin, Dio della fertilità, è sopravvissuto.
Privato da Artemide dei propri poteri, lasciato imprigionato, è stato liberato dal fratello Zakar, Dio del sogno, che per salvare aveva nascosto quando era ancora bambino proprio nel mondo del sogno.
Ridotto ormai ad un semplice immortale, senza più quasi alcun potere, Sin viene aiutato da Acheron che lo rende un Dark-Hunter.
Teoricamente dovrebbe quindi dare la caccia ai Daimon, una razza maledetta a suo tempo da Apollo. Una razza condannata a non vedere mai il sole, a doversi cibare del sangue dei loro simili, e a morire a ventisette anni a meno che non comincino a cibarsi di anime.
Teoricamente, però, perchè Sin contro di loro non ha nulla, a meno che non facciano del male a gente innocente. Così accade che un Daimon sia il gestore del suo casinò, un Daimon che si ciba delle anime di persone malvage.
Le cose che realmente interessano a Sin sono altre: uccidere Artemide e riprendersi i propri poteri; trovare suo fratello Zakar; eliminare i demoni Gallu che col tempo si sono liberati dalle loro prigioni divine; impedire la fine del mondo.

Demoni

I demoni Gallu sono praticamente dei vampiri: forti e malvagi, se mordono qualcuno questi diventa in breve pure lui un demone Gallu.
Sin li conosce bene, visto che queste creature erano state create dagli dei sumeri per contrastare i demoni creati dagli dei atlantidei, i demoni Caronte. Ma poi Atlantide si era inabissata, e i Gallu avevano cominciato a pensare agli umani costringendo così i sumeri a sigillarli sotto terra.
Adesso però erano usciti, e progettavano la liberazione delle sette sorelle Dimmu, demoni potentissimi che neanche al tempo del loro massimo splendore gli dei sumeri avevano scoperto come uccidere.

Kat

In questo scenario di guerra e di corsa contro il tempo finisce Kat, la figlia segreta di Artemide e di Acheronte. Talmente segreta che la madre non ha nemmeno detto al padre di averla concepita, mentre lui -tradito da Artemide- veniva sacrificato dalle divinità greche, prima di tornare dalla morte come divinità.
La ragazza, su ordine della madre, parte per uccidere Sin. Ma lentamente scopre la verità sui suoi rapporti con la madre, e sopratutto se ne innamora a prima vista.

L’aspetto fisico

Già, perchè tutte le divinità qui sono creature perfette, splendide.
Non che la cosa sia di per sè negativa, da sempre sono considerate creature vanitose e anche i greci li mostravano come perfetti… peccato che l’autrice quando passa a descriverli (o a descrivere le emozioni di qualcuno di fronte all’amato\amata) sembri la Meyer, e tutti i personaggi paiano come adolescenti in piena crisi ormonale.
Ovviamente poi il tutto finisce continuamente in rapporti sessuali degni di romanzetti erotico-rosa.
Che alla lunga stufano enormemente.
Storia

La storia non è male, le divinità appaiono abbastanza credibili anche se mancano molti libri passati per comprendere appieno i personaggi.
Stucca un poco il finale, purtroppo, così come le tantissime scene di elogio delle conoscenze di Sin quale ex-Dio della fertilità.
Tra queste divagazioni e il fatto che la storia è ben più ampia (e a noi sconosciuta), il giudizio complessivo sul libro purtroppo non è elevato.

Voto: 3/5

23 agosto 2008 Posted by | Kenyon Sherrilyn | , , , , , , , , | 1 commento

La spada spezzata

Autore: Paul Anderson
Editore: Fanucci
Pagine: 298
Prezzo: € 9.90
Trama

Thor ha spezzato la spada Tyrfing in modo che non possa più recidere le radici di Yggdrasil, l’albero che tiene legati insieme Terra, Cielo e Inferi. Ma adesso è necessario che quella lama torni nel mondo per salvare gli elfi nella terribile guerra che li vede contrapposti ai troll, e solo Skafloc, strappato alla nascita dalla sua vera famiglia e cresciuto dagli elfi, rappresenta la speranza di convincere il gigante di ghiaccio Bolverk a forgiare ancora una volta la spada. Ma il giovane Skafloc dovrà anche confrontarsi con l’ombra di sé stesso, Valgard, spietato guerriero nato per magia da una troll con sembianze umane, che ha preso il suo posto nel mondo degli uomini e ora guida l’esercito pronto a spazzare via gli elfi.

Un’opera straordinaria, una coinvolgente lotta contro il tempo per evitare che l’eroismo, l’amore e l’ambizione, manipolati da dèi crudeli e immorali, elfi e troll, portino a conseguenze drammatiche per il genere umano.

Autore

Poul William Anderson nasce nel 1926 a Bristol, in Pennsylvania, da genitori di origine danese. Il padre è un ingegnere e il giovane Poul cresce praticamente dappertutto: prima a Bristol, poi a Port Arthur, nel Texas, quindi a Washington, a Copenaghen, e poi – nuovamente negli Stati Uniti – in una fattoria del Minnesota. Inizia a scrivere ch’è ancora studente all’Università del Minnesota, quando nel 1947 vende ad Astounding Science-Fiction il suo primo racconto. Si laurea in Fisica nel 1948, anche se, a parte qualche lavoro come assistente, e pur tornando all’Università per specializzarsi in Matematica e Filosofia, non lavorerà mai in tale settore preferendo dedicarsi all’attività di scrittore. Il suo primo libro di fantascienza, un notevole romanzo dal titolo Quoziente 1000, esce per la Ballantine Books nel 1954. Lo stesso anno viene pubblicato, da una casa editrice marginale, la Abelard-Schuman, La spada spezzata, un fantasy tanto brillante e tragico quanto poco conosciuto. Rivisto nel 1971 in occasione dell’edizione economica della Ballantine, La spada spezzata è stato spesso accostato alla successiva trilogia del Signore degli anelli di Tolkien. Ne La spada spezzata ritroviamo infatti molti degli stessi elementi fantastici: Troll, Gnomi, Elfi, draghi e la stessa Spada Spezzata, essendo anche Anderson competente di lingue antiche ed avendo attinto alle medesime fonti di Tolkien. Vi è però una profonda differenza tra i due capolavori: Tolkien ci presenta infatti gli Elfi come esseri belli, saggi, colti, rispettabili e gentili… per farla breve come l’incarnazione dei buoni sentimenti. Anderson ce li descrive invece come esseri amorali, spietati, crudeli, feroci ed avidi, molto più avanzati tecnologicamente dei loro contemporanei Umani, ed in grado di vivere all’infinito e mutare forma. Poul Anderson ha affrontato nella sua lunga carriera molte delle tematiche più classiche della fantascienza – dal concetto di Superuomo alla mutazione della razza Umana in Twilight World, dalla “Guerra dei Mondi” in I proteiformi (1953), alla fine del mondo in Hanno distrutto la Terra (1962), dal viaggio nel Tempo nel ciclo de La pattuglia del tempo (1950-1991), al “Lungo Viaggio” in Tau Zero (1970), all’immortalità in Gli immortali (1989) – ed essendosi anche dedicato ad un ironico affresco di Storia Futura – coi suoi cicli della Polesothecnic League (1958..1978) e di Dominic Flandry. Il suo vero amore resta pertanto la fantasy avventurosa e romantica… Anderson è infatti autore – oltre che del già citato The Broken Sword, definito dalla critica “un fondamentale del genere fantasy” – di altri quattro brillanti romanzi: Crociata spaziale (1960), Tre cuori e tre leoni (1961) ed il seguito Tempesta di mezza estate (1974), e The Merman’s Children (1970-1973), opere di sicuro valore che costituiscono delle vere e proprie gemme che rischiarano tutto il panorama di questo genere di Letteratura. Anderson è morto a Orinda, California, nel 2001.

L’ambientazione

Ci troviamo in Inghilterra, al tempo in cui i vichinghi attraversavano il mare per fare razzie e depredare le coste inglesi. Ma inglesi e vichinghi sono solo il punto di partenza della storia, e ben presto finiscono sullo sfondo.
La storia vera si svolge nel mondo fatato, che coesiste con il mondo comune ma che gli umani non riescono a vedere. Dove gli umani vedono una montagna impervia, in realtà c’è il castello del re degli Elfi, ad esempio.
Direttamente dalla mitologia nordica, rivivono in queste pagine elfi e nani, goblin e troll, leprecauni e folletti.
E su tutti loro incombono, possenti, gli Dèi. Gli Asi, le divinità Asgardiane dei vichinghi, ed i loro eterni nemici, i giganti del ghiaccio.

La storia

Tutto comincia con un condottiero vichingo, Orm, che si impadronisce di alcuni territori in Inghilterra e vi prende dimora. Una delle persone cacciate dalle proprie terre è una strega, che voterà il resto della propria esistenza alla vendetta contro quell’uomo e la sua discendenza.
Accade così che la strega riveli al conte degli elfi, Imric, che in quella casa era stato concepito un bambino non ancora battezzato.
L’elfo allora decide di rapirlo, come sovente fanno gli elfi, e di sostituirlo con un figlio generato per questo morivo sul momento con la figlia del re dei troll – sua prigioniera.
Così il figlio dell’elfo e del troll cresce in mezzo ai vichinghi, scontroso e violento, mentre Skafloc viene allevato alla corte degli elfi, divenendo forte e valoroso, capace di operare le magie degli elfi e di muoversi come loro.

Motivazione

Sulle prime può apparire strano che l’elfo, appena saputo del bambino, si dia tanto da fare per rapirlo. Ma col tempo viene data una spiegazione a questo.
Gli elfi, così come i troll, non possono toccare il ferro. Per le armi e le armature utilizzano altre leghe, che però non eguagliano certo la potenza del ferro. Fosse per loro, rapirebbero molti più infanti crescendoli come elfi -per quanto mortali- ma devono ormai muoversi con cautela, lasciando un figlio sostitutivo identico all’originale nell’aspetto.
Questo per evitare che gli umani scoprano l’accaduto ed invochino il Cristo Bianco, il nuovo Dio che era giunto in Inghilterra e che, al solo invocarlo, costringeva alla fuga le creature fatate.
Elfi

Comunque, per quanto il libro sia contemporaneo del Signore degli Anelli e abbia attinto alle stesse fonti, poichè rimane più attinente alla mitologia possiamo scordarci gli elfi buoni e gentili di Tolkien.
Qui gli elfi sono privi di anima, incuranti degli umani, incapaci di amare -o almeno, quasi sempre incapaci di amare-. Sono guerrieri formidabili, desiderosi di conquiste e razzie, pieni di schiavi e di prigionieri.
Elfi e troll, come abitudini di vita, sono molto simili tra loro, e praticamente identici ai vichinghi che periodicamente salpavano con le loro navi per fare razzie ed incursioni.
Rimangono comunque i movimenti leggiadri ed inumanamente eleganti degli elfi e le loro potentissime magie.

Skafloc, Valgard e Freda

Le macchinazioni della strega, e il volere delle Norne, porteranno alla contrapposizione tra i due ragazzi.
Skafloc, divenuto un condottiero degli elfi, armato col ferro e privo di alcunchè di umano; e Valgard, il figlio scambiato, mezzo elfo e mezzo troll, allevato dagli umani.
Valgard arriverà a uccidere il padre ed i fratelli, e nel tentativo di ottenere potere e vendetta nei confronti degli elfi porterà in dono al re dei troll -suo nonno- le proprie sorelle. Per uno scherzo del destino sarà Skafloc, alla testa di un gruppo di incursione elfico, a salvare la sorella Freda.
I due però ignoreranno di essere fratelli, e ben presto si innamoreranno perdutamente l’uno dell’altra. La cosa non sarà mai un problema per Skafloc, abituato alle usanze elfiche, ma per la cristiana Freda la rivelazione risulterà sconvolgente, spingendola ad allontanarsi dall’amato fratello.

Tyrfing

La spada cui il romanzo deve il titolo è Tyrfing, la spada che nella mitologia nordica avrebbe reciso le radici di Yggdrasil. Spada che Thor, per prevenire tale catastrofe, aveva spezzato e che Odino porta agli elfi come dono per la nascita di Skafloc.
Nel momento più buio, quando i troll avranno invaso le terre degli elfi e la speranza sembrerà ormai destinata a scomparire, Skafloc intraprenderà un lungo e pericoloso viaggio nelle terre dei Giganti per far riforgiare la spada spezzata. Una spada che trasuda malvagità, che una volta estratta esige del sangue. Una spada che quando viene impugnata rende invincibile il suo proprietario, dandogli forza, lucidità, desiderio di violenza.
Una spada che per molti versi si può vedere coma la progenitrice di Luttuosa e Tempestosa, le malvage spade magiche gemelle di Elric di Melnibonè.

Voto: 4/5

17 agosto 2008 Posted by | Anderson Paul | , , , , , | 2 commenti

La pietra del vecchio pescatore

Autore: Pat O’Shea
Editore: TEA
Pagine: 488
Prezzo: € 8.00
Trama

Nel magico scenario della verde Irlanda, il giovane Pidge, dopo aver acquistato un vecchio libro malconcio, si trova a varcare la sottile soglia che separa il mondo reale da quello fantastico. Lo attende un viaggio senza tempo, in compagnia della sua amica Brigit, tra streghe e folletti, spiriti maligni e geni benefici, giganti e animali parlanti.
Una porta spalancata sul regno della fantasia. Un capolavoro della narrativa fantastica che una grande sognatrice ha regalato ai sognatori di tutto il mondo.

Autore

Pat O’ Shea, è nata a Galway nel 1931. Cresciuta in mezzo a storie e personaggi molto simili a quelli che si incontrano nei suoi libri, ha dedicato dieci anni alla stesura della La Pietra Del Vecchio Pescatore. La scrittrice irlandese e’ morta all’eta’ di 76 anni nella sua casa di Manchester.

Favola

Che il libro fosse una favola, era praticamente ovvio dalla quarta di copertina.
Ma c’è favola e favola.
C’è la favola alla Gaiman, come Stardust. Vivace, piena di inventiva, che si lascia leggere velocemente e con piacere, che stupisce.
E c’è la favola come questa.
Che, mi spiace dirlo, per quanto abbia una bella ambientazione e si rifaccia alla mitologia celtica, non ingrana. Risulta pesante e banale, duro da finire.

Protagonisti

I protagonisti della storia, nella migliore tradizione delle favole, sono due bambini. Pidge, che ha una dozzina di anni, e sua sorella Brigit, di anni cinque.
Pidge è un ragazzino educato e tutto sommato cauto, ragionatore.
Brigit invece è fantasiosa, vivace, impulsiva.

La storia

Pidge, in una libreria in città, si scopre attratto da un vecchio libricino. Lo prende, e lo strano commesso glielo vende senza chiederer soldi in cambio, dopo essersi accertato che lo voglia realmente.
Il libro in realtà è una prigione costruita da San Patrizio, a suo  tempo, per Olc-Glas, il serpente velenoso, che era stato così confinato entro alcune pagine, incatenato da alcuni scritti del Santo.
Si scatena così la caccia ad Olc-Glas: da una parte le forze del bene, che guidano i due bambini in un lungo viaggio per trovare un amuleto con il quale distruggere le pagine del serpente; dall’altra parte la Morrigan nei suoi tre aspetti, che vuole assorbire il suo veleno per diventare nuvamente potente come un tempo.

Mitologia celtica

Tutta la storia si svolge in Irlanda, immersi nella mitologia celtica.
Olc-Glas e la Morrigan, Brigit e Angus Og, Cuchulain e la regina Maeve, i druidi e il Dagda.
Gli spiriti degli elementi, le magie malvagie della Morrigan, animali parlanti.
E il mondo “fatato”, nel quale i bambini entreranno per compiere la loro ricerca.

Binari

Peccato però che la loro ricerca sia un po’ una buffonata.
Infatti i cattivi li inseguono ma limitandosi a seguirli, visto che l’amuleto che i bambini cercano (e che solo loro potranno trovare in quanto puri di cuore) è un sasso con il quale Cuchulain colpì Morrigan tempo addietro. Un sasso macchiato del sangue della Dea, e che quindi conserva parte del suo potere. Inutile dire che lei lo  rivuole indietro.
I buoni invece ad ogni passo sbucano fuori nelle forme più disparate per indirizzare ed aiutare i bambini, oltre che per cercare di far perdere le loro traccie ai segugi che li seguono.
Alla fin fine, i bambini devono solo farsi coraggio e camminare avanti, i pericoli per loro arriveranno solo quando avranno ormai trovato il sasso e dovranno tornare a recuperare le pagine del serpente per distruggerle.
Tutto il resto del libro è il racconto del loro viaggio, privo di reali pericoli. Una scusa per mostrare il mondo fatato celtico e i suoi abitanti.

Lunghezza

Dato che la maggior parte del libro è un semplice mostrare il mondo fatato, senza reali pericoli o problemi, sarebbe benissimo potuto essere più breve. Invece no, e alla fine il  libro risulta di quasi 500 pagine.
Ora, solitamente io leggo molto volentieri libri ben più lunghi di questo, e in minor tempo.
Invece ci ho messo più di una settimana, e mi sono dovuto sforzare per finirlo.
Mi spiace, ma non mi è piaciuto affatto questo libro, me lo aspettavo molto diverso.

Voto 2/5

13 agosto 2008 Posted by | O'Shea Patty | , , , , | 3 commenti

Pubblicità

Rubo un post in questo blog “letterario” per informare chi fosse interessato che, sul blog La guerra degli Dei, sono riprese le pubblicazioni giornaliere.
Grazie per l’attenzione ^^

7 agosto 2008 Posted by | Altro, NWN | , , | Lascia un commento

L’esilio del Tiranno – libro terzo del Conclave delle Ombre

Autore: Raymond Elias Feist
Editore: TEA
Pagine: 388
Prezzo: € 8.90
Trama

Fino a poco tempo fa, Kaspar, il potente e spietato duca di Olasko, comandava un esercito imponente, temuto da tutte le nazioni di Midkemia. Adesso il tiranno è in esilio, separato dal suo trono da deserti inospitali, montagne invalicabili e oceani infiniti. Quando finalmente riesce a unirsi a una carovana di mercanti, sembra che il sospirato ritorno a Olasko sia ormai vicino… Ma il gruppo è vittima di una forza oscura, che pare scaturire da un oggetto inquietante e misterioso, una strana armatura nera che emana un’aura malvagia. Solo Kaspar riesce a resistere al suo potere mortale ed è costretto a un viaggio avventuroso e pieno di insidie per svelare il terribile segreto che vi si cela.

Autore

Raymond Elias Feist è nato e cresciuto nella California del Sud, dove ha studito.

Si è imposto sulla scena della narrativa fantastica nel 1982 con Il signore della magia, primo episodio della Saga di Riftwar, tradotto in diciotto lingue e grande best seller internazionale.

La saga è proseguita con L’incantesimo di Silverthon e Scontro a Sethanon, tutti pubblicati in Italia dalla Nord. L’esilio del tiranno è il terzo episodio della saga del Conclave delle Ombre, dopo L’artiglio del falco d’argento e Il re delle volpi (già in edizione TEA).

Saghe

Intanto, come è correttamente segnalato in prima e in quarta di copertina, bisogna ricordare che questo libro è il terzo volume di una trilogia, Il conclave delle ombre.
Ciò premesso, io aggiungo che questa saga, a sua volta, segue le vicende cominciate molto tempo prima con un’altra saga, la saga della Riftwar. Una delle più belle saghe fantasy, a mio giudizio. Una saga che mescolava il fantasy classico con elementi fantascientifici come invasioni da altri mondi e viaggi tra i pianeti e tra gli universi.

L’ordine di lettura corretto, per avere un’idea chiara della situazione, è

Il signore della magia
L’incantesimo di Silverthorn
Scontro a Sethanon

L’artiglio del Falco d’Argento
Il re delle volpi
.

Purtroppo tra i primi tre libri (Riftwar) e i secondi tre (Conclave delle ombre) ci starebbero molti altri libri di Feist, da noi inediti.
Diversi probabilmente non risultano importanti per la storia attuale (La Trilogia dell’Impero, i due libri dei Figli di Krondor, L’eredità della Riftwar, Leggende della Riftwar) ma una saga è l’anello di congiunzione tra la Riftwar ed il Conclave (che sono separati temporalmente da un centinaio di anni). Si tratta della saga della Guerra del serpente, riguardo alla quale troviamo riferimenti sparsi in tutta questa nuova trilogia.
Oltre a riferimenti che possano far capire cosa sia successo in questo tempo ai protagonisti dei vecchi libri (due dei quali, ovviamente, sono ancora vivi e vegeti).

Un’ulteriore precisazione.
Questa trilogia fa parte di una serie di saghe, e più nello specifico questi tre libri fungono da preludio alla trilogia della Darkwar, già pubblicata in America. E alla quale seguono le saghe della Demonwar e della Chaoswar.
Quindi il finale aperto è dovuto a questo fatto.

La storia finora

Ovviamente, il terzo volume di una trilogia è praticamente incomprensibile senza avere presenti i primi due libri.
In questi libri, il protagonista era Artiglio del falco d’argento, un giovane appartenente alla tribù degli Orosini.  Tribù che venne massacrata da una banda di mercenari al soldo del Duca di Olasko. Artiglio venne salvato dal figlio di Pug, il mago eroe della Riftwar, e venne allevato ed istruito per diventare un’arma del Conclave, un gruppo segreto di individui che lottavano contro alcune entità maligne, già responsabili della Guerra del Serpente.
Artiglio assunse il nome di Tal Hawkins, si fece passare per nobile e divenne il più abile spadaccino di quelle terre, al punto da venire assunto al servizio del Duca. Lì rimase, lavorando come sicario per il suo nemico, fino a quando il Duca non lo tradì facendolo incarcerare. A quel punto fuggì e, alla testa di diversi eserciti radunatisi per fermare le ambizioni del Duca e del suo malvagio consigliere -che in realtà era il nemico del Conclave, un mago malvagio ed immortale che ricercava solo il caos- si impadronì del suo regno.
Alla fine del secondo libro, il Duca venne esiliato: lo teletrasportarono sull’altro continente del mondo, un luogo di cui ignorava perfino la lingua, e lo lasciarono da solo nel deserto.

Kaspar

Incredibilmente, il protagonista di questo libro è proprio Kaspar, ex-Duca di Olasko.
Sopravvissuto al deserto e agli schiavisti, trova rifugio in una fattoria dove col tempo impara la lingua locale. Oltre ad una più importante comprensione, e cioè la comprensione della vita della gente comune, che aveva sempre ignorato trattandola come numeri su pergamene.
Più il tempo passava, e più Kaspar capisice che il mago che era diventato suo consigliere lo aveva plagiato, facendogli prendere decisioni cui mai avrebbe pensato e che mai avrebbe volontariamente accettato.
Certo non sarebbe mai stato considerato un buono, e il suo mago aveva trovato del marcio su cui far leva, ma sostanzialmente la sua ambizione era stata quella di rafforzare il ducato per evitare che venisse infestato da guerre; ciò a cui puntava era la soddisfazione della sua popolazione.

Intenzionato a riprendersi il trono, Kaspar comincia un lungo cammino verso casa, consapevole di dover trovare un modo per attraversare l’oceano. Incappa invece in un’armatura nera, malvagia, che lo cattura con un incantesimo impedendogli di sbarazzarsene e costringendolo a portarla sempre più a ovest.
Quando finalmente si libera dell’incantesimo, conosce la vera natura dell’armatura. Sa che viene da un’altra dimensione, e sa che finchè questa cosa rimarrà su Midkemia -il suo mondo- si apriranno sempre più varchi tra le dimensioni, facendo passare mostri potentissimi. Fino a quando un esercito invincibile non sarebbe passato dai varchi, distruggendo il suo mondo.
E’ per evitare la distruzione del mondo (da cui sa che nè lui nè le poche persone a cui tiene riuscirebbero a salvarsi) che accetta di portare l’armatura dai suoi vecchi nemici: Tal e il Conclave.
E questi, seppure dopo un’iniziale indifferenza, lo accetteranno tra di loro per ascoltare il suo racconto.
E dopo aver combattuto fianco a fianco contro il suo antico consigliere ed i suoi servitori, si giunge alla prevedibile conclusione di questo viaggio di maturazione dell’ex-duca: il suo ingresso nel conclave, che si sta preparando per l’imminente guerra contro il mago malvagio.

Maturazione

Un cambiamento che avrebbe dell’incredibile, se non fosse stato gestito molto bene.
Kaspar non è un buono, non lo sarà probablimente mai. Nè finge di esserlo.
La prima parte del suo viaggio serve però per far capire (a noi e a lui) che nemmeno è malvagio come era sembrato, che era colpa del mago che lo aveva soggiogato.
La seconda parte è frutto di una costrizione: se non seguisse la direzione in cui l’incantesimo di cui è vittima lo sospinge, morirebbe. Quindi non può fare altro che proseguire, fino a quando non arriva al Padiglione degli Dèi e gli viene mostrata la verità sull’armatura.
La terza parte è finalmente una sua scelta. Sceglie di rischiare la vita per portare quell’oggetto dai suoi nemici, perchè sono gli unici in grado di farla sparire prima che distrugga il mondo. Rimane affascinato dalla loro scuola. Dal loro potere.

Alla fine, quando è chiaro che hanno gli stessi nemici -e quando ormai lui ha rinunciato a riprendersi il trono, sul quale ormai siede la sorella e che è adesso sicuro e in pace con i regni confinanti- il passo verso il suo divenire un agente del Conclave è breve, nonchè scontato.

Trilogia

La pecca di questa trilogia è che, rispetto alla Riftwar, alla Guerra del Serpente, alla Darkwar… beh, questa trilogia non ha senso compiuto.
Il primo libro ci mostra Artiglio, dallo sterminio della sua tribù fino al suo ingresso al servizio del Duca, che compare pochissimo.
Il secondo libro ci mostra la caduta di Artiglio, la sua riscossa, la caduta del Duca. E ci mostra il vero nemico, il mago Varen.
Il terzo riabilita il Duca, che risale dal fondo fino a entrare nel Conclave.

Alla fin fine, però, la trilogia fa solo da prologo alla prossima saga, introduce il Conclave delle Ombre e crea due personaggi come Tal e Kaspar. Due guerrieri, due personaggi molto profondi… ma nient altro.

Per quanto ben scritta, alla fine risulta un poco deludente come saga

Voto 3/5

4 agosto 2008 Posted by | Feist Raymond | , , , , , , , , , | 2 commenti

Armageddon – scorciatoie per l’Apocalisse

Autore: Alan D. Altieri
Editore: TEA
Pagine: 290
Prezzo: € 10.00

Trama

Come sarà la fine dei giorni? Uno scrittore l’ha già vista.
Più di una volta.
E l’ha raccontata.
Nelle sue storie.


Phoenix
Pontee
La sindrome di Wolverton
Miss Ecclesiaste
Certificato Omega

Autore

Alan D. Altieri, milanese, ingegnere, è vissuto a lungo a Los Angeles, lavorando per il cinema come sceneggiatore.

Del <<maestro italiano dell’Apocalisse>> nelle edizioni TEA sono già stati pubblicati, tra gli altri, Città oscura, Città di ombre, Ultima luce, Kondor (premio Scerbanenco 1997), L’uomo estremo e i primi tre romanzi dedicati al personaggio dello <<Sniper>> Russel Kane.
Mentre presso Corbaccio è apparsa la grandiosa saga storica di Magdeburg.

 

Armageddon

Partiamo da una precisazione: il titolo c’entra poco con i cinque racconti presenti all’interno del libro. Molto poco.
Tra titolo e quarta di copertina, mi aspettavo racconti che parlassero della fine del mondo. Magari una volta per via di una guerra, una volta per un qualche morbo, alieni, esplosione del sole, meteorite…

Invece niente di tutto questo. Solo in due racconti vediamo uno scenario post-apocalittico, in un certo senso.


I racconti

I racconti sono belli, non c’è che dire. A partire dal primo, Phoenix, ambientato al tempo della seconda guerra mondiale… davvero molto bello, anche se ad un certo punto era diventato prevedibile. Con l’uomo maledetto, l’uomo che non poteva morire ma portava la morte agli uomini comuni, che dopo essersi rivelato passa il testimone al suo successore.

Bello anche Ponte, che mescola scienza e soprannaturale. Ma che con l’Armageddon è il racconto che c’entra meno di tutti. Assolutamente niente.

Wolverton invece non mi è piaciuto. Una base sperduta in Antartide, dove le persone impazziscono e si uccidono a vicenda. Un morbo, una sindrome che li ha colpiti, che li ha costretti a sterminarsi. E un manipolo di soccorritori, che dovranno fare i conti con lo stesso problema.
Le premesse erano interessanti, ma per venire bene -a mio avviso- sarebbe dovuto essere più lungo.

Miss Ecclesiaste è, per ammissione dello stesso autore, citazione e celebrazione di Io sono leggenda. Non ci spreco neanche parole. E si, è ovviamente uno dei due racconti post-armageddon.

Certificato Omega è l’altro racconto post-apocalittico. Interessante, con una buona storia e un finale che ti lascia senza parole. Siamo in un mondo sopravvissuto alla Guerra dell’Energia e al Morbo Grigio, e il protagonista è un poliziotto duro e puro che cerca con tutte le forze di prendere il più grande spacciatore della zona. La droga è un liquido che ti distrugge il corpo. Letteralmente.
La prendi e muori, ti si disgrega l’organismo.
Lo spacciatore è un quattordicenne, i suoi scagnozzi sono anche più piccoli ed armati letalmente.
Davvero una gran bella storia.

Lo stile

E qui arriviamo alla nota dolente. Le storie spesso sono belle ed interessanti, certo, ma lo stile è un bel problema.
Altieri sa scrivere, certo, e scrivere bene. Ma non racconta, descrive.
Fotografa gli attimi, spesso tralasciando del tutto i verbi. Spesso utilizzando frasi di una manciata di parole, anche solo due parole o una soltanto.

Capisco che così si dia risalto alla parola, ma un conto è usare questo espediente ogni tanto e dare così molto risalto alla parola, in mezzo a periodi più lunghi.
Un altro caso invece è quando tutto il testo è fatto così.
Non sono riuscito a farmelo piacere, per niente.

Senza contare un altro vizio dello stile di Altieri: un’audace alternanza tra tempi passati e presente.
Che si, capisco possa essere fatto per dare più forza e maggiore impatto ad alcune immagini, ma l’effetto che produce -almeno in me- è quello di una grossa stonatura.
Senza contare che a volte si confonde, ad utiizzare questa alternanza, e dove dovrebbe mettere un presente in mezzo ai passati continua col passato, aumentando a dismisura l’effetto di stonatura del testo.

No, mi spiace perchè si vede che ha ottime idee, ma non riesco a digerire il suo stile. Dubito che prenderò Magdeburg, malgrado ne abbia sentito parlare benissimo.

Voto 2/5

1 agosto 2008 Posted by | Altieri Alan | , , | 3 commenti