La torre di Tanabrus

Did you miss me?

La paura del saggio

 

Formato: Paperback
Lingua: Italiano
Prezzo: € 16,90
Pagine versione cartacea: 1141
Data di pubblicazione: 2011
Saga: The kingkiller’s chronicles
Il nome del vento (2007)
La paura del saggio  (2011)
The slow regard of silent things (2014)
Doors of stone (2017?)

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11 agosto 2015 Posted by | Rothfuss Patrick | , , , , , | 11 commenti

La wishlist (parte 5)

Ed eccoci alla quinta parte della wishlist.
Cominciamo con un autore di cui ho letto finora un solo libro, e di fantascienza, ma che mi era piaciuto parecchio. Continua a leggere

2 febbraio 2014 Posted by | Anderson Kevin J., Brenna Yovanoff, Butcher Jim, Frohock Teresa, Herbert Brian, Kay Guy Gavriel, Marmell Ari, Morgan Richard K, Rothfuss Patrick, Sabato Ernesto, Wolfe Gene, Yovanoff Brenna | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti

1 marzo 2011

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29 aprile 2010 Posted by | Rothfuss Patrick | , , , | 7 commenti

Fan Fiction

Patrick Rothfuss, sul suo blog, ha tirato in ballo un argomento interessante.
Le fan fiction.

Non ne posso certo parlare dall’angolazione dello scrittore, non posso sapere se un autore viva con soddisfazione il fatto che le sue creature abbiano coinvolto a tal punto i lettori da indurli a scrivere altre storie su di loro, o se invece lo avverta come un furto, un tradimento dei lettori che prendono i personaggi e le storie create con tanta fatica e li riutilizzano, magari snaturandoli o ridicolizzandoli.

Posso però parlarne come uno che è stato dall’altra parte della barricata. Continua a leggere

9 marzo 2010 Posted by | Altro | , , , , | 7 commenti

Rothfuss, la Martin-fobia e l’uscita del suo secondo libro

Risale a pochi giorni fa il triplo sfogo di Martin sul suo blog, riguardo alla rabbia dei fan che lo pressano per A dance with dragons, riguardo al suo modo di scrivere, riguardo alle scadenza e ai libri già pubblicati.

E’ di ieri invece il fatto che il suo assist sia stato colto al volo da Patrick Rothfuss, l’esordiente autore de Il nome del vento. Continua a leggere

28 febbraio 2009 Posted by | Altro, Martin George, Rothfuss Patrick | , , | 9 commenti

I migliori libri del 2008

E dopo i libri peggiori dell’anno, le gemme che ho avuto la fortuna e il piacere di leggere. Non sono in ordine di preferenza ma alfabetico. E sopratutto non sono 10 ma 12… perchè limitarmi quando me ne sono piaciuti parecchi?

Gli inganni di Locke Lamora

Gli inganni di Locke Lamora (Lynch). Fantasy che gode di unambientazione affascinante, di protagonisti perfettamente delineati, di una storia intrigante. Con una sapiente dosatura dei flashback che lentamente ci mostrano il passato del protagonista, il giovane e geniale ladro Locke Lamora.

Il nome del vento

Il nome del vento (Rothfuss). Prima parte della trilogia ricavata dallenorme libro di esordio di Rothfuss, un fantasy avvincente ed originale: il protagonista è una sorta di gitano, musicista, mago, guerriero… una figura leggendaria, che ormai ridotta alla macchia e ritiratasi in incognito a fare il locandiere accetta di raccontare la sua storia. Uno dei fantasy più belli degli ultimi anni.

Il signore del caos

Il signore del caos (Jordan) Ultimo volume uscito in economica della saga de La ruota del tempo. Come tutti gli altri, la storia si mantiene su livelli molto alti grazie anche alle tante vicende intrecciate che Jordan gestiva con enorme maestria. Ovviamente per leggerlo e goderselo (capendo anche qualcosa) bisogna aver letto gli altri volumi della saga, prima.

Il signore della magia

Il signore della magia (Feist). Il primo, grandioso libro della saga della Riftwar. Fantasy e fantascienza mescolate insieme per darci la storia della guerra tra due mondi, del più grande mago di questi due mondi e della lotta contro le antiche divinità. Epico, pieno di magia e di potenza, di destini scritti nella pietra, di eroismi e crudeltà. Una pietra miliare del fantasy.

Lassassino di corte

L’assassino di corte (Hobbs). Secondo libro della trilogia dei Lungavista, altra saga fantasy scritta benissimo, dotata di una bella ambientazione e di un protagonista atipico: un bastardo reale che viene cresciuto per diventare l’assassino personale del Re

La saga di Elric di Melniboné, vol.3

La saga di Elric di Melniboné, vol.3 (Moorcock) Il volume conclusivo della saga dell’antieroe per eccellenza, l’imperatore della crudele razza dei Melniboreani. Stupendo, la degna fine (che poi fine non è) di un’ottima saga.

Lasciami entrare

Lasciami entrare (Lindqvist) L’autore rivelazione del genere horror e il suo primo libro. E’ incredibile come Lindqvist riesca a usare tematiche come i vampiri, serial killer e, nel suo secondo libro, zombies.. per parlare dell’amore, e di cosa si arriva a fare per amore. Una vera perla.

Lombra del vento

L’ombra del vento (Zafon) La vita di un ragazzino amante dei libri si intreccia indelebilmente con la storia narrata in un vecchio libro e con la storia del suo misterioso autore. Dico solo che fino a qualche mese fa il mio nickname era Coubert proprio per questo libro.

Nessun Dove

Nessun Dove (Gaiman) Neil Gaiman a briglia sciolta, un libro che ti cattura dalla prima all’ultima pagina trasportandoti nella Londra Sotto e catturandoti totalmente. Del resto è Gaiman, era prevedibile.

Pan

Pan (Dimitri) Il libro rivelazione dell’anno, a mio avviso, che incorona Dimitri come il Gaiman italiano. Peccato i grandi editori, quelli che possono fare veramente pubblicità, schifino i bravi autori italiani.

Straniero in terra straniera

Straniero in terra straniera (Heinlein) Un capolavoro di Heinlein, che tramite il ritorno sulla Terra del ragazzo cresciuto dai marziani attua una critica feroce contro il pensiero corrente, lo stile di vita, i preconcetti. E’ grande come libro, ma la lunghezza quasi non si nota… niente brodini allungati, tutto è funzionale alla storia e al messaggio.

Tokyo blues - Norwegian wood

Tokyo Blues – Norwegian Wood (Murakami) Romanzo che racconta il passaggio dalladolescenza alletà adulta di un ragazzo nel Giappone degli anni 70, disincantato e disinibito. E della ricerca di un senso da dare alla vita, allamore, alla morte. Ho sentito definire questo libro una sorta di Giovane Holden giapponese, ma a mio avviso non cè paragone. Lo stile, la storia, gli intrecci… preferisco mille volte questo libro.

30 dicembre 2008 Posted by | classifiche di fine anno, Dimitri Francesco, Feist Raymond, Gaiman Neil, Heinlein Robert Anson, Hobb Robin, Jordan Robert, Lindqvist John Ajvide, Lynch Scott, Moorcock Michael, Murakami Haruki, Zafon Carlos Ruiz | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Il nome del vento

Editore: Fanucci
Pagine: 864
Prezzo: € 22,00


Trama

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L’uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l’eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l’attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall’arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all’Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell’amore, ma dovrà anche fare i conti con l’ostilità di alcuni maestri, l’invidia di altri studenti e l’assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l’abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

Autore


Patrick Rothfuss, nato nel Wisconsin nel 1973, ha studiato ingegneria chimica per poi decidere di dedicarsi agli studi di psicologia clinica.
Nel 2002 ha vinto il concorso Writers of the Future con il racconto The road to Levinshir, estratto dal romanzo The song of flames and thunder, fino ad allora rifiutato da diversi editori.
Dall’opera è stato poi estratto il romanzo Il nome del vento, che è stato pubblicato negli Stati Uniti nel marzo del 2007, ed è stato accolto da un enorme successo.

Trilogia

Intanto, una dovuta precisazione. Il nome del vento non è un romanzo a sè stante, fa parte di una trilogia.
Purtroppo, rientra in quei libri che non danno una sorta di finale anche al singolo libro, non gli conferiscono un senso compiuto.
C’è una storia, che viene narrata. Kvothe, nel presente, racconta il proprio passato, la propria storia. E questo primo libro si interrompe alla fine della prima giornata di racconto.
La narrazione durerà tre giorni, un giorno per libro.

Ho voluto precisare subito questa cosa, perchè talvolta anche se il libro fa parte di una saga o di una trilogia, riesce ad avere un finale. Questa volta no, il finale lo avremo probabilmente solo con il terzo libro.
E il fatto che il libro appartenga a una trilogia, le Cronache del re assassino, viene rivelato solo all’interno del libro, quando vengono ripetuti titolo ed autore. Per correttezza, sarebbe stato meglio scriverlo sulla copertina…

Comunque il fatto che sia una trilogia è dovuto al fatto, come ammette l’autore, che prima di laurearsi abbia passato sette anni a scrivere questa storia incentrata su Kvothe. E quando l’ha finita –The song of flame and thunder, l’aveva intitolata- si è ritrovato con materiale per una trilogia. Il libro è rimasto non pubblicato fino a quando un suo estratto -opportunamente rimodellato- ha vinto un concorso per storie brevi. A quel punto finalmente il libro ha conquistato un editore, che vedendosi davanti (a occhio e croce, basandomi su questo primo volume) più di 2000 pagine di storia, ha deciso ovviamente per la trilogia.

Se non altro, la nota positiva è che gli altri due libri sono già pronti, e che usciranno al ritmo di uno all’anno.
Inoltre Rothfuss pare intenzionato a scrivere altre storie ambientate nel mondo da lui creato.

Copertina

Prima di passare a parlare del libro, un appunto sulla copertina.
Che ritrae una persona albina, a occhi chiusi, con un occhio incastonato nel palmo della mano protesa.
Bene, non c’entra assolutamente nulla. Lo stesso Rothfuss lo ha detto sul suo blog, ammettendo che -chissà perchè- l’editore italiano si è limitato a comprare un’illustrazione già fatta da Brom e ad usarla come copertina del libro.

Mentre dalle altre parti hanno disegnato copertine basate su Kvothe.

Copertina tedesca, che ritrae Kvothe di spalle

Copertina giapponese. Kvothe “La Fiamma”, in una versione un po’ manghizzata. Ma è lui, chiaramente.

Ci sono poi tre cover americane e una inglese, tutte indiscutibilmente migliori di quella nostrana. Anche perchè fatte in base al libro.
Sto pensando di scrivere una mail di protesta alla Fanucci, dicendo che dalla copertina mi aspettavo di trovare nel romanzo un individuo come quello rappresentato, e che invece non compare neanche di striscio.

Il libro

E finalmente, il libro.
Kote fa il locandiere in un piccolo villaggio. Bonario e dedito al proprio lavoro, cela un enorme segreto dentro di sè. In realtà è il leggendario Kvothe, una figura ambigua sulla quale ormai vengono narrate ovunque le gesta, le storie, le leggende. La verità e la fantasia ormai si sono intrecciate così tanto da non consentire a nessuno di ricostruire la sua vera storia.

Almeno, fino a quando nella sua tranquilla routine non irrompe Cronista, uno scriba. Il migliore.
E alla fine questi lo riesce a convincere a narrargli la sua storia, perchè la metta su carta. Tutta la verità sul leggendario Kvothe. Il grandissimo mago, il potente guerriero, il meraviglioso bardo.

E così comincia la lunga narrazione di questa prima giornata.
Partendo dall’infanzia del piccolo Edema Ruh. Una sorta di gitano. La sua gente si muoveva con una carovana, vagando per città e villaggi, imbastendo spettacoli.
Il piccolo Kvothe però era speciale, la sua intelligenza era talmente formidabile da consentirgli di imparare istantaneamente qualsiasi cosa, di ricordare tutto ciò che sentiva o leggeva.
Lo comprese bene Ben, un arcanista che per un po’ di tempoo viaggiò con loro facendogli anche da precettore.
Fu Ben a parlargli dell’Accademia, il luogo dove veniva insegnata la simpatia, l’arte magica dei legami. La simpatia, e la vera magia. Quella potente e irrefrenabile delle storie epiche e delle leggende.

Poi avvenne il disastro.
La carovana distrutta, tutti i suoi componenti orrendamente uccisi. Fuochi blu. I Chandrian, leggende divenute tutto ad un tratto reali e mortali. E tutto per una canzone cantata dal padre di Kvothe, per troppe domande fatte su un certo argomento.

Per pura fortuna Kvothe scampò al massacro, rimanendo però solo e sperduto. Passarono anni, anni spesi a mendicare e rubicchiare, bambino di strada tra tanti bambini di strada.
Si riscosse da questo torpore quando sentì un bardo cantare la storia per la quale la sua gente era morta. Quando riconobbe nella storia il nome dell’assassino della sua famiglia.
Tornato in sè, partì alla volta dell’Accademia, per diventare un Arcanista ma sopratutto per poter usufruire dell’immensa biblioteca.
Il suo scopo era uno solo: trovare i Chandrian e vendicarsi.

Ben presto divenne una figura leggendaria già all’Accademia. Tra i più giovani ragazzi mai ammessi, avanzò rapidamente di grado e altrettanto rapidamente subì dure punizioni e si creò potenti nemici.

Nel presente, intanto, demoni ragno cominciano ad avvicinarsi al villaggio dove riposa Kote. Demoni che paiono essere frequenti in altre zone non troppo distanti.
E pare che qualche demone sia interessato a ritrovare Kvothe…


I personaggi

Kvothe e Denna sono personaggi stupendi, enonermemente sfaccettati.
Entrambi pieni di segreti, entrambi desiderosi di avvicinarsi all’altro ma timorosi al contempo di perderlo.
O almeno, questa è l’idea che il resoconto di questa prima giornata dà dei sentimenti di Denna. Una ragazza così complessa che lo stesso Kote, nel presente, ammette di non essere in grado di descrivere a parole.
La stessa cosa che, anni prima, Deoch gli disse riguardo a lei.

Kvothe che decide di circondarsi di una fama leggendaria, con il gusto per la teatralità caratteristico di un ragazzo cresciuto in una compagnia di teatranti, abituato fin da piccolo a stare sul palcoscenico.
Kvothe che per due volte sperimenta l’ebrezza di essere considerato un eroe, e si innamora della sensazione.

E poi c’è la dolce Auri, una ragazza ormai pazza che vive nei sotterranei dell’Accademia.
Devi, un’ex-studentessa dell’Accademia. Espulsa, ora si ritrova a fare l’usuraia.
Fela, salvata da Kvothe da un inferno di fuoco, che se ne innamora perdutamente.
Magister Elodin, il patrono di Kvothe. L’onomante, il ragazzo prodigio, il matto. Il più potente di tutti, probabilmente.

Personaggi intriganti e umani, ai quali non si può non affezionarsi.

E stupende le parti in cui, durante la narrazione, Kote dice che, se questa fosse una storia epica, ilgiovane Kvothe si sarebbe comportato in un certo modo, e invece rimaneva immobile impacciato a fianco di Denna, o fuggiva a gambe levate dai due sicari tramortiti.


La storia

Si vede che il libro ha richiesto sette anni (nel suo complesso) per essere scritto.
La storia del mondo, quando viene citata, è accurata e precisa. Le frasi nelle lingue straniere suonano bene.
Le leggende sono esaustive, peccato solo per le canzoni che non mi convincono appieno, ma questo mi succede quasi sempre purtroppo.


La religione

Una cosa che mi ha lasciato perplesso, però,  è il fattore religione.
Non tanto per l’unico Dio, o per i sacerdoti \inquisitori che arrestano le persone giudicate “eretiche”.

Quanto per il fatto che il  “Dio” di questi sacerdoti si sia reso uomo, venendo partorito da un’eletta, una santa donna. E che alla fine si sia sacrificato per salvare l’umanità.

Certo, le differenze con un’altra religione ben più reale sono enormi e tantissime (a partire ovviamente dalla sua lotta senza quartiere contro i demoni e dal suo “o con me, venendo puniti per i vostri peccati, o senza di me, da soli”, passando per la sua crescita miracolosa nel giro di pochi giorni, fino ad arrivare al sarificio compiuto per eliminare il demone più potente rimasto al mondo, colui che devastava la terra e gli uomini.

Non so, non mi è sembrata una genialata farlo incarnare…


Il titolo del libro

Cosa c’entra in tutto questo Il nome del vento?

Semplicemente, nella vera magia i nomi hanno un immenso valore. Chi li conosce ha potere su ciò a cui si riferiscono. Il nome del fuoco, il nome della terra, il nome della pietra.

Quando Kvothe era con Ben, da piccolo, lo vide chiamare il nome del vento, vide il vento piegato al suo volere. E desiderò fin da allora di poterlo comandare come il suo mentore.

All’Accademia, in un impeto d’ira, inconsapevolmente riesce a chiamare il nome del vento, scagliandolo contro il suo nemico. Gesto che quasi gli costa l’espulsione, oltre a molte frustate. Ma che gli consentirà alla fine di proseguire sempre più in alto nei suoi studi.


La fine

La prima giornata finisce qui, con Kvothe all’Accademia.
Ormai è un Re’lar, ha un patrono che gli insegnerà la vera magia, ha fidati amici e un talento sempre più brillante.
Ma ha anche nemici potenti ed inflluenti all’Accademia, un enorme debito da saldare, una ragazza pericolosa ed affascinante con la quale non riesce a capire come comportarsi.
E i Chandrian, sempre nei suoi pensieri.

Nel presente invece si scopre che non è più in grado di usare la magia, che è ricercato e braccato.
Al suo fianco c’è il suo unico allievo, un demone che farebbe di tutto per proteggerlo.
Il suo animo è oppresso dai ricordi e dalla tristezza, e lentamente sta diventando realmente un semplice e disilluso locandiere, cancellando ciò che era un tempo.
Cosa gli è successo? Come siamo arrivato a ciò? Come è diventato un cacciatore di Chandrian, addestrato dai loro acerrimi nemici?

Di domande senza dubbio ce ne sono tante, e non resta altro da fare che attendere che esca The wise man’s fear e venga tradotto in italiano.

Voto: 4/5 (per la delusione del non-finale)

16 luglio 2008 Posted by | Rothfuss Patrick | , , , , , , , | 12 commenti