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Gli anni della leggerezza


Gli anni della leggerezza (La saga dei Cazalet #1), Elizabeth J. Howard, 1990 – Fazi editore, €18,50

Come ormai è noto, in ambito letterario sono un tantinello snob.
O meglio, per anni ho vissuto con la consapevolezza che se un libro di punto in bianco piace a masse di gente e queste ne parlano benissimo, allora c’è il trucco.
Dove il trucco può essere che in realtà il libro è brutto ma magari è costruito ad arte per attirare orde di ragazzine, o è scritto da una persona famosa con schiere di leali seguaci pronti a innalzarlo nelle classifiche di vendita. Oppure può essere che l’editore ha investito parecchio nella macchina  pubblicitaria spacciandolo per clamoroso successo come in una profezia autorealizzante, ottenendo quindi che le masse che solitamente non leggono finiscano col prenderlo perché tutti lo fanno, starebbe male non lo facessi, e poi mi darà un tono.
O più semplicemente si può trattare di libri che fanno molto clamore e piacciono a molta gente ma che non sono il mio genere.

In tempi più recenti però questa mia convinzione un tempo monolitica ha cominciato a traballare.
Mi sono tenuto a lungo a debita distanza dalla serie di Elena Ferrante, per dirne una, salvo poi decidermi a leggere il primo libro finendo col divorare letteralmente anche gli altri tre.
Così alla fine ho deciso di dare una possibilità anche a questo Gli anni della leggerezza, primo volume della saga dei Cazalet scritto nel 1990 dalla defunta Elizabeth J. Howard.
E mi ritrovo a confermare l’opinione comune: si tratta di un gran bel libro, che ti cattura e ti trascina di peso attraverso 600 pagine.

E la cosa non era affatto scontata, perché per trascinarti in maniera così totale per seicento pagine senza che accada praticamente nulla serve una scrittrice eccezionale.
A quanto pare, la Howard lo era.

La storia narrata in questo primo libro si svolge nelle estati del 1937 1938 in Inghilterra, tra Londra e il Sussex dove i protagonisti si ritirano in vacanza per quei mesi.
Ho detto i protagonisti ma non so quanto calzi a pennello la definizione, perché sotto un certo punto di vista i protagonisti sono tutti i singoli membri della famiglia allargata dei Cazalet (e quindi ben sopra la ventina), ma vista da un’altra angolazione si potrebbe dire che nessuno di loro è realmente il protagonista della storia, preso da sé. Il vero protagonista di questo libro è l’entità-Famiglia, il gruppo di persone legate da legami di sangue e lavorativi (alla fine anche le domestiche e i lavoratori che vivono nella casa nel Sussex risultano parte integrante del racconto) che ruota intorno alle figure del Generale (il capofamiglia), della Duchessa (la sua rigida e impeccabile moglie) e di Home Place, la grande villa di famiglia nel Sussex, sempre in espansione sotto il diretto controllo del Generale, quasi una metafora della famiglia stessa.

Una famiglia intera protagonista nel suo complesso, ma tutti i singoli indivdui che la compongono riescono in poco tempo a diventare persone reali, tridimensionali, perfettamente riconoscibili dal lettore, dotati di un proprio carattere, di aspirazioni e paure, di pregi e difetti.
In poche pennellate sapienti, l’autrice riesce a tratteggiarli alla perfezione e al tempo stesso ci mostra i costumi dell’epoca, con le persone più anziane maggiormente legate a tradizioni di tipo vittoriano e le più giovani che invece si dibattono tra i dettami dell’educazione ricevuta e il desiderio di qualcosa di diverso.

Personaggi vividi, tradizioni antiquate, costumi che sembrano appartenere a società di secoli addietro e che invece erano propri della Londra degli anni trenta. Il ruolo della donna nella società, la rigidità nell’educazione dei figli (la questione di Simon con la sua paura per il college mi ha fatto pensare a quanto visto in The Crown, con Philip che manda un terrorizzato Charles nell’austero college scozzese dove lui stesso era diventato un uomo, e lì siamo già parecchi anni più avanti)…

E poi, sullo sfondo delle vicende dei vari membri della famiglia Cazalet, abbiamo il mondo esterno.
Abbiamo la Situazione, come gli uomini della famigliano chiamano la possibile crisi politica con la Germania di Hitler, non volendone parlare apertamente davanti alle donne. Una situazione ricca di incognite, con la popolazione divisa tra chi teme la rabbia e l’orgoglio tedeschi, come Hugh, e chi invece li sminuisce, certo della supremazia britannica in caso di conflitto, come successo nell’ultima guerra. Non è probabilmente un caso se chi si preoccupa di più per la guerra è il figlio maggiore del Generale, che della guerra ha visto e vissuto la parte peggiore uscendone menomato, mentre il secondo figlio, Edward, che la guerra l’aveva attraversata come aveva sempre attraversato la vita (e cioè col sorriso, con il suo charme magnetico e con la fortuna che lo ha sempre accompagnato) sminuisce ogni notizia e non crede all’eventualità di un conflitto armato o, figurarsi!, di una possibile invasione tedesca.
Ma queste notizie ci fanno capire come all’epoca veniva vista la Germania nazista dalla gente comune.
Tutti concordi nel deridere Hitler, spesso sicuri che fosse un buffone e che non avrebbe mai realizzato nulla; noncuranti delle sue prime mosse, dell’annessione dell’Austria e delle mire sulla Cecoslovacchia; pronti, qualcuno, a scorgere dei meriti nelle sue politiche.
Per non parlare degli ebrei, di come venivano visti al tempo anche in Inghilterra, di come venivano derisi e sminuiti, e accusati di vedere complotti ovunque se provavano a dire ciò che stava per accadere in Germania.

Abbiamo quindi un importante quadro della scena sociale e politica inglese degli anni ’30, che fa da fondale per la vita estiva di questi nuclei famigliari riuniti attorno al capofamiglia.
E abbiamo, dando una rapida occhiata alla biografia della scrittrice, anche non poco materiale autobiografico. Stando alla breve descrizione che ne dà l’editore nella terza di copertina si può facilmente notare come molto dell’autrice sia confluito in Louise, anche se ho idea che l’aspirazione da scrittrice di Clary e i suoi precoci racconti provengano anch’essi dalla vita di Elizabeth Horward.

Dopo queste seicento pagine ci si ritrova quasi costernati nell’essere nel presente e in Italia invece che nella tranquilla campagna inglese degli anni ’30… io ho ovviato procurandomi immediatamente gli altri quattro volumi che compongono la saga, visto anche che fino al 5 ottobre la Fazi Editore applica il 25% di sconto su tutti i suoi titoli.
Tanto vale approfittarne per completare la serie, leggendosela poi con calma.

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12 settembre 2018 - Posted by | Howard Elizabeth J | , , , , , , , , ,

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