La torre di Tanabrus

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Salone del Libro di Torino 2018


Da un paio di anni ho eletto il Salone del Libro di Torino a mio personale palliativo per l’impossibilità di godermi il Lucca Comics and Games a causa di insormontabili problemi quali l’incapacità di sdoppiarmi o di vincere lotterie cui non partecipo.
E anche quest’anno torno dal Piemonte soddisfatto, con la schiena spezzata per il peso dei libri e con ottimi ricordi.

Approfitto di questo post in cui parlo del Salone anche per parlare di qualcuno dei libri letti in questi giorni.

 

Il viaggio in treno mi ha fatto ricordare come Lucca sia scollegata dal resto del mondo, per poter arrivare a destinazione ho dovuto far tappa in quel di Pisa con una pausa di ben due ore tra i due treni. Prego notare che si tratta di una tratta, quella tra le due città toscane, che dovrebbe avere una grande frequenza di corse…
Inoltre ho scoperto con grande gioia che sull’Intercity partito da Salerno dovevano aver deciso che malgrado il termometro e il meteo, essendo quasi a metà maggio ormai fosse estate. Da cui la gioia di venire deliziati per quasi tutto il viaggio da una fortissima aria condizionata, che dopo svariati richiami è stata commutata in “riscaldamento al massimo” per l’ultima mezz’ora.

Mi sono ricordato anche, quindi, come mai amo viaggiare in maniera indipendente, quando possibile…

Comunque il viaggio in treno ha un vantaggio innegabile, e cioè la lettura.
Ho messo a frutto queste quattro ore (più lunga attesa) leggendomi il libro di Paul DaleIl libro segreto del Signore Oscuro.

 

Mi era piaciuto fin dal titolo, e leggendolo posso dire che è tutto quello che si può pensare, e anche meglio.
Ironico, divertente, gioca con i cliché del genere fantasy prendendosi e prendendoli in giro, riuscendo malgrado ciò a imbastire una storia credibile e che cattura il lettore.
Di cosa parla questo bel libro? Intanto, parla del Libro segreto del Signore Oscuro, un libro magico scritto direttamente dal Male, che dopo infinite partite perse contro il Bene ha deciso di creare questa guida per i suoi futuri Signori Oscuri, un manuale per aspiranti darklord dove spiega cosa debbano fare, le tattiche da utilizzare, come sopravvivere agli attacchi di quei fastidiosi eroi. Il precedente Signore Oscuro che lo ha usato ha fallito, venendo sconfitto all’ultimo, ma il Male non ha fretta: lui e il Bene hanno l’eternità, per giocare… e il libro, mezzo millennio dopo, arriva al protagonista di questa storia.
Poi abbiamo la storia di Morden Aladimorte, il protagonista, figlio di locandieri (anche se in realtà è il figlio bastardo di uno degli ultimi draghi, molto infedele alla moglie e appassionato di ragazze umane), circondato da prodigi misteriosi, intelligente, ambizioso. Del tipo, lo mandano a studiare dai monaci trappisti per fargli imparare un mestiere, e lui tira su un racket, un’attività clandestina e si impossessa dell’intera struttura. Senza neanche essere maggiorenne.
E poi abbiamo le meravigliose digressioni su Signori Malvagi, Eroi, le rispettive personalità e motivazioni, ma anche profezie, segni, monaci di vari ordini, poeti, non morti, più che morti e chi più ne ha più ne metta.
E aggiungiamoci anche i richiami a questioni più serie con gli orchi di Morden che sono la specie sfruttata, schiavizzata e tenuta nei ghetti, con le classi mercantili che governano il mondo, con gli aristocratici pronti a creare guerre per mettere nei guai chi li tiene indebitati, con gli operai umani che cominciano a simpatizzare con gli orchi rivendicando diritti dei lavoratori insieme a loro e al loro leader Morden…
Originale e molto divertente, ma non scemo.

Giunto a Torino, il tempo di mangiare, scrivere due righe sul libro letto (e ammetto che farlo da cellulare è noioso quanto può sembrare) e a dormire di corsa, in attesa del giorno del Salone.
Il sabato del Salone.

Un sabato in cui Giove Pluvio ha deciso di sorridermi: ha piovuto parecchio, infatti. Ma nei momenti giusti.
Non pioveva quando sono andato alla Metro né quando sono rimasto in coda ad aspettare che aprissero i varchi per entrare al Salone.
Pioveva quando ero dentro, ma non pioveva più quando mi sono affacciato all’esterno né quando sono tornato, stremato, in albergo.
Pioveva mentre mi riposavo in albergo, ma non pioveva quando sono andato a cena e sono poi tornato a riposare gambe e spalle.
Insomma, un tempismo perfetto.

Il Salone si divide bene o male in due tipi di attività: gli incontri la caccia al libro.

Avevo in programma di partecipare a quattro incontri, tre dei quali distanziati di mezz’ora l’uno dall’altro.
Avendo a fine giornata presenziato solo a due di essi, devo evidentemente migliorare sotto questo aspetto.
Oppure deve farlo il Salone…

Il primo incontro era il panel della Gainsworth Publishing, incentrato su una domanda legittima e sacrosanta: come mai l’urban fantasy in Italia è una minuscola nicchia nel fantasy che è già nicchia? E perché trovare nuovi autori urban fantasy italiani è così difficile?
Come sempre in questi casi, mattatore dell’incontro era Luca Tarenzi, che ha donato tra l’altro una perla relativa alla storia editoriale di quello che reputo uno tra i suoi libri migliori (se non il migliore), Di metallo e stelle.
Insieme a lui, sul palco c’erano Aislinn, Julia SiennaHelena Cornell.
Come sempre un bell’incontro, comprendente probabilmente una buona fetta degli appassionati di fantasy e urban fantasy (anche italiani) in Italia.

Poi via, di corsa nell’altro padiglione per mettersi in coda per l’incontro con Alice Sebold.

Dell’autrice ho letto una decina di giorni fa il devastante Lucky, il racconto di quello che le è successo quando andava al college. Il racconto dello stupro subito, delle conseguenze che ha subito, del processo seguito al suo riconoscimento dello stupratore, delle fortune che ha poi dovuto riconoscere in mezzo a questo orrore: lei ragazza bianca e lui ragazzo di colore, il fatto che fosse vergine, il fatto che i vestiti portatigli fossero vestiti di sua madre e che con quelli fosse stata fotografata, il fatto che fosse di buona famiglia, che non avesse bevuto né assunto droghe.
Un libro che mette i brividi, scritto da una persona che è stato emozionante sentire parlare.
Peccato che la presentatrice dell’incontro non avesse idea di come presentare l’incontro. Conosceva bene ciò di cui parlava, certo, è docente di lettere a Siena. Ma stava solo raccontando il libro, finché la Sebold non l’ha interrotta chiedendole quando avrebbe dovuto parlare, visto che cercava di capire da sola dove inserirsi ma non ci riusciva.
Il momento più basso è stato quando le ha chiesto di leggere un brano ben preciso dal libro, con l’autrice che ha cercato gli occhiali, si è preparata… e ha scoperto che il libro sul tavolo era la versione italiana. Ma dai…

Tra l’altro, questo incontro era partito con una decina di minuti di ritardo visto che quello precedente (il direttore di un giornale) si era dilungato troppo.
Così sono andato a mettermi in coda per quello successivo con dieci minuti di ritardo.
L’incontro era quello del Professor Burioni, e venti minuti prima che aprissero le porte, la coda girava intorno alla sala, si avvolgeva su sé stessa nascondendo un paio di punti ristoro, e tornava indietro.
Solo dopo un quarto d’ora una ragazza dello staff è venuta a informarci che la capienza della sala era inferiore a 150 posti, quindi non garantiva che saremmo stati tutti in grado di entrare. Fin qua, al massimo potevamo accusare l’intera organizzazione di scarsa lungimiranza (chiami Burioni a parlare? Prendi una sala grande!) e mancanza di iniziativa (distribuisci numerini… o metti un cordone per delimitare per bene la fila) e lo abbiamo fatto con grande solerzia per tutto il tempo. Ma la perla che ci ha fatti imbufalire e che con gente meno tranquilla avrebbe potuto fare esplodere la situazione è stato quando ha detto ad alta voce “eh, che vi devo dire… intrufolatevi, spingete, fate gli italiani”. Ma dico io, come fai a dire queste cose?? Ringrazia che le persone alla tua sinistra (i primi in fila, quelli dietro ai quali si snodava la fila imitando il vecchio giochino snake per i nokia) non ti hanno malmenata, quando hai in pratica autorizzato le persone alla tua destra (le ultime arrivate, che teoricamente avrebbero dovuto risalire tutta la fila per arrivare alla porta) a passare davanti ai primi facendo due passi a sinistra.
Mi sarebbe piaciuto sentire il commento a tutto questo di Burioni stesso, purtroppo però era già dentro, entrato da un’altra parte.
Alla fine non sono potuto entrare, mi ero fermato a una ventina di metri dalla porta, accanto a una tenda\uscita di emergenza dalla quale scostando i lembi potevo vedere Burioni e sentire il discorso, ma non volevo starmene un’ora in piedi, tenendo socchiusa la tenda, pressato dagli altri svenuti in coda, e ho abbandonato la postazione. Tanto, perché fossi potuto entrare io, troppa gente sarebbe dovuta uscire.
La prossima volta mi presenterò travestito da globulo bianco, magari riesco a entrare…
Comunque, in questa occasione gestione pessima dell’organizzazione, mi duole dirlo.

Per il quarto incontro invece ho alzato bandiera bianca: giravo da ore e ore con uno zaino sempre più pesante sulle spalle. Avevo goduto di periodi di riposo sedendomi ad ascoltare Fahrenheit alla postazione Rai, e successivamente avevo finto di interessarmi al racconto di quanto sia bello e importante il premio Strega allo stand delle Marche (dove la cosa più affascinante è stata l’irruzione di due piccioni che si sono poi stizziti alzandosi in volo e appollaiandosi sulle travi sopra lo stand), ma le gambe erano a pezzi, le spalle gridavano di dolore e la schiena non era pervenuta.
Avevo deciso di aspettare che la coda per l’incontro prima del mio si smaltisse, per poi accasciarmi con grazie di fianco alla mitologica Sala Rossa (dove lo scorso anno feci qualcosa come mezz’ora di coda per andare a sentire Loredana Lipperini Wu Ming parlare di Tolkien), ma un quarto d’ora dopo l’orario in cui questo incontro sarebbe dovuto cominciare, la coda sfociava ancora nel padiglione adiacente.
Così ho gettato la spugna e sono andato via, perdendomi l’incontro con Loredana Lipperini e lo staff di Lucca Comics and Games dedicato a Game of Thrones.

L’altra parte del Salone è la caccia ai libri.
Quella è andata molto, molto bene.

Allo stand Gainsworth mi sono procacciato gli altri due libri della trilogia di Julia Sienna che ho cominciato a leggere lo scorso anno (il primo lo avevo preso proprio al Salone): Cacciatori di ombreIl tempio degli abissi.
E poi i due nuovi libri di questa edizione: Né a Dio né al Diavolo, di Aislinn (che sto leggendo ora, e che è grandioso!) e Death is not the worst di Julia Sienna Helena Cornell. Urban fantasy italiano. Per ricollegarci al panel del mattino. Che si, sono i libri dei post delle scorse settimane.

Allo stand di La Corte è invece toccato al nuovo libro (a sorpresa! Fino a una settimana fa neanche sapevo fosse tornato a scrivere!) di Francesco BarbiIo sono Libero.
Un libro che ho preso a occhi chiusi, senza interessarmi né all’argomento né alla sinossi né ad altro… è il nuovo libro di Barbi, che altro mi serviva di sapere?
L’unico difetto è che io c’ero sabato, mentre Francesco sarebbe arrivato domenica. Peccato.
E dire che invece l’anno scorso l’avevo incontrato proprio alla fine del panel di Gainsworth… le coincidenze!

E fin qui si trattava dei libri che dovevo assolutamente prendere.
Poi ci sono le sorprese: consigli di amici, libri che avevo in wishlist ma non mi capitavano mai sott’occhio, libri incontrati e presi di getto.

L’editore Cliquot non lo conoscevo e sono andato a cercarlo appositamente, dopo aver letto che Giovanni Arduino consigliava caldamente questo libro di racconti: Viaggio di una sconosciuta, di Livia De Stefani

 

Al padiglione di La Lepre, invece, mi è capitato sotto gli occhi questo libro su Ipazia e non ho potuto fare a meno di prenderlo…

Poi sono finalmente riuscito a mettere le mani sul romanzo maledetto italiano, Le venti giornate di Torino, di Giorgio De Maria, trovandolo mimetizzato tra i libri Sperling & Kupfer malgrado sia un libro Frassinelli.

Poi, al delizioso stand Ibis ho messo gli occhi su questa piccola guida di Edinburgo a opera del signor Robert Louis Stevenson. Come resistere a una guida della città cui ho lasciato parte del cuore, redatta da uno dei più famosi scrittori scozzesi? E infatti non ho resistito (ma ho resistito al richiamo di una guida di Torino in sette itinerari tematici).

 

E infine, ammirando come sempre il reparto Iperborea ho trovato il libro di Paasilinna  che cerco da quando ho letto L’anno della leprePiccoli suicidi tra amici. Veni, vidi, presi!

Un bottino di tutto rispetto, insomma.
Ora si può capire la mia stanchezza, spero…

Il giorno dopo, per fortuna, il viaggio di ritorno è andato molto meglio, senza sbalzi climatici e con una sola ora scarsa di attesa a Pisa per il treno verso la patria.
E questo tempo è stato proficuamente impegnato con la lettura di un libro fantastico e teen di nientepopodimenoche China Miéville.
Sia, sua werditudine in persona si è cimentato con un libro che ricorda Alice nel paese delle MeraviglieNarnia e tutti i loro successori… declinato un po’ alla Nessun Dove, un po’ alla Midnight Nation e, ovviamente, un po’ alla Miéville.

Due amiche dodicenni si ritrovano catapultate a Non Londra, una città dove finisce tutto ciò che a Londra viene dimenticato o diviene obsoleto. Oltre a un mare di altre cose, assurdità partorite dalla mente geniale dell’autore, ovviamente. E così abbiamo epici viaggi in autobus, un quartiere dei morti che confina con la città dei vivi, un sarto che cuce abiti di libri, controllori migrati in massa a Non Londra, un ponte che non si fa trovare difeso da bidoninja, rottombrelli senzienti… e un libro magico contenente una profezia che lega il destino della città alla Prescelta.
E no, niente va come ci si aspetterebbe. Altrimenti non sarebbe un libro di Miéville.
Un libro davvero bello, intelligente, geniale in alcune trovate.

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14 maggio 2018 - Posted by | Aislinn, Barbi Francesco, Colavito Antonino, Dale Paul, De Maria Giorgio, De Stefani Livia, Mieville China, Paasilinna Arto, Petta Adriano, Sebold Alice, Sienna Julia, Stevenson Robert Louis, Tarenzi Luca | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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