La torre di Tanabrus

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L’anno in Finlandia


 

All’ultimo Pisa Book Festival, approfittando del fatto che il paese ospite era la Finlandia ho indagato un poco sulla letteratura di questa nazione, che ignoravo completamente. Dopo aver letto un po’ di articoli al riguardo ho optato per l’acquisto di un paio di libri finlandesi di Iperborea, editore che conoscevo di vista ma di cui non avevo mai letto niente.
Insomma, sono rimasto soddisfatto dell’esperienza finlandese e molto soddisfatto di queste strane edizioni Iperboree, dal formato così atipico per i nostri standard.

Intanto due note su queste edizioni.
Il formato è 10×20, atipico, originale, identifica immediatamente i libri di questa casa editrice in qualunque libreria.
Iperborea si dedica alla letteratura nordica, finlandese in questo caso.
E alla fine dei libri mette un’interessante postfazione che contestualizza e analizza il testo appena letto, con riferimenti anche alla vita dello scrittore.

Il primo libro (letto la scorsa settimana) è stato L’anno della lepre, che a quanto pare è famosissimo in patria.
Ambientato a metà degli anni settanta, narra la storia di Vatanen, un giornalista di Helsinki di quasi quarant’anni.
Una sera, dirigendosi in città per un lavoro assieme a un collega fotografo, i due rischiano di investire una lepre. Vatanen scende per controllarla, la raggiunge nel bosco e le sistema alla meglio la zampa ferita dallo scontro con la macchina.
Però nel tenere in mano la lepre spaventata, in mezzo al bosco, di sera, ha una sorta di epifania.
Realizza di averne le scatole piene della sua vita, una vita molto diversa da quella che sognava o che immaginava da ragazzo: una moglie che non ama più, e con la quale la vita è difficile visto che i due non si sopportano; un lavoro che pensava diverso e che invece ormai lo ha infiacchito e ingrigito; le speranze e i sogni che aveva, ormai morti e sepolti.
Decide quindi di abbandonare tutto e di partirsene in viaggio per la Finlandia, da solo, assieme alla lepre selvatica che ha appena salvato e che diventerà il suo amuleto portafortuna.

Se ne sparisce nella notte, a piedi, e cominciano così le sue avventure. Avventure che lo porteranno in giro per tutta la nazione, facendogli conoscere le persone più disparate, dai taglialegna ai diplomatici internazionali. E in ogni incontro si destreggerà con naturalezza e innocenza, consapevole del suo diritto a vivere la vita come gli pare, e cioè a stretto contatto con la natura, riscoprendo uno stile di vita più antico e reale, più sano, pur con tutte le difficoltà che gli si presenteranno dinnanzi.
Al punto che quando proverà a tornare nella civiltà, ormai sarà incapace di conformarcisi rischiando addirittura la vita.

Ma il libro non è una sorta di Robinson Crusue finlandese, né la storia di un risveglio spirituale, o di un qualche modo di vita survivalista. E’ un libro divertente, che nello spirito delle avventure e degli incontri di Vatanen ricorda quasi quelle del Don Chisciotte. Prende sì distanza dal caos del mondo moderno notando come uno stile di vita più salutare e più ancorato alle proprie radici risulti migliore, ma evita accuratamente gli estremismi che rappresenta nella figura del maestro di sci, anche lui fuggito dalla civiltà ma con folli idee spirituali e religiose, al punto da riesumare le vecchie religioni del passato fondendole insieme in una sorta di nuova protoreligione finnica comprensiva di sacrifici agli spiriti della natura. Uno dei pochi personaggi realmente negativi del libro.

Si arriva così a L’anno del coniglio.
L’autore del libro, Thomas Kyro, è nato nel periodo in cui è ambientato il libro cult di Paasilinna. Appartiene quindi a un’altra generazione, e come tale ha un punto di vista diverso sulla Finlandia e sul resto del mondo.
Ha anche lui, però, una spiccata vena umoristica, più satirica che non nel predecessore.

E così tira fuori questo libro, che fin dal titolo richiama l’altro capolavoro. E ne diventa sopratutto nella prima parte una parodia crudele, per quanto divertente.

Il protagonista, di nuovo, ci collega a L’anno della lepre: si chiama Vatanescu, chiaramente una storpiatura di Vatanen, e non è finlandese ma rumeno. Un rumeno proveniente da una zona poverissima e disagiata della sua nazione, con una situazione familiare difficile che lo vede vivere con la madre, la sorella e, a settimane alterne, con il figlio. La ex moglie invece se ne sta per i fatti suoi.
Per riuscire a guadagnare i soldi necessari a comprare delle scarpe da calcio al figlio finisce nella rete di un trafficante di esseri umani, il russo Kugar, ex KGB con la passione per i soldi e le donne, riconvertito a questo lavoro dopo una divergenza di opinioni con i suoi superiori.
E così viene trasportato illegalmente in Finlandia, dove entra nella schiera di mendicanti di professione gestiti da Kugar: luoghi di lavoro prestabiliti, orari di ufficio rigidi, controllori in incognito che gli riferiscono eventuali anomalie, un campo di roulotte dove dormire alla sera, un codice di abbigliamento e di condotta da seguire per guadagnare le elemosine.

Alla fine, quasi senza volerlo, Vatanescu arriva a ribellarsi colpendo e derubando il suo datore di lavoro, e fuggendo via. Comincia quindi la sua avventura a giro per la Finlandia, come il predecessore Vatanen (a cui alcuni personaggi all’interno del libro lo paragonano, infatti… e lo stesso Paasilinna, o il suo libro, verranno citati più e più volte), ma a differenza dell’ex giornalista finlandese lui è un immigrato irregolare, non parla la lingua locale, non ha un soldo, è sporco evestito da accattone, deve guardarsi le spalle sia da eventuali scagnozzi di Kugar e dell’Organizzazione, sia dalla polizia che lo potrebbe arrestare e rispedire in Romania (senza soldi, e tra le braccia dei trafficanti che ha sfidato). All’inizio del suo percorso però incapperà -che sorpresa!- in un coniglio. Un coniglio in fuga in un parco cittadino, inseguito da un gruppo di ragazzini assetati del suo sangue e incaricati dietro compenso di cacciare, catturare e consegnare alle autorità cittadine eventuali conigli sorpresi in giro per il parco illegalmente, col rischio di danneggiarlo: i conigli possono vivere in gabbia o nelle zone rurali, ma le zone urbane gli sono vietate.
Vatanescu lo salva, lo nasconde e si adopera per curarlo, creando così un legame con il coniglio simile a quello tra Vatanen e la lepre.

Anche il coniglio raccoglie le simpatie e l’amore di molta gente, ma all’inizio gli è invece causa di non pochi problemi (cosa che invece a Vatanen non era mai successo, tranne che per una piccolissima questione legale subito risolta).
Ma mentre prosegue il cammino della nuova coppia attraverso la Finlandia, trascinati dagli eventi, in fuga costante e catturati da un lavoro all’altro senza quasi opporre resistenza, il libro prende le distanze dall’altro assumendo sempre più le caratteristiche di parodia e di satira.

E così in questo nuovo mondo globalizzato e connesso, Vatanescu riesce a ritrovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto per farsi notare, poco a poco. Diventando a sua insaputa un fenomeno sociale, un idolo delle masse, una star televisiva. Chi per lavoro gli dà la caccia, ligio al dovere, cerca anche di ottenerne l’autografo.
Nessuno sa chi sia ma tutti lo vogliono.
Fino all’apoteosi con l’ingresso in scena del Primo Ministro, con una descrizione del populismo e del qualunquismo che sembra uscita dagli spettacoli o dai film di certi comici nostrani.

Un libro sicuramente divertente, meno profondo del primo ma più attuale, più sferzante. Molto alla lontana, ma certe situazioni mi hanno fatto pensare ai libri di Stefano Benni.
Di sicuro leggerli uno dopo l’altro li fa apprezzare maggiormente, e permette di cogliere i costanti richiami che il secondo fa verso il primo.

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18 marzo 2018 - Posted by | Kyro Tuomas, Paasilinna Arto | , , , , ,

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