La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il racconto dell’ancella


Sono arrivato a questo libro con colpevolissimo ritardo, dopo essermi visto lo scorso anno la prima stagione dell’omonima serie tv. Avevo adorato la serie, al punto da limitarmi a un episodio al giorno, senza binge watching, per via della pesantezza dei temi e delle riflessioni che ogni episodio scatenava.
Il dubbio era, il libro mi piacerà anche dopo aver visto la serie? Sarà all’altezza?

La risposta è si, anche il libro merita. Immensamente.

Quello che stupisce all’inizio del libro è lo stile.
Asciutto, secco, si serve di descrizioni ed elenchi per dare un senso di claustrofobia incredibile.

 

Una sedia, un tavolo, una lampada. Sopra, sul soffitto bianco, un motivo ornamentale in rilievo a forma di ghirlanda, e, al centro, un buco riempito di calce, come la cicatrice in un viso cui sia stato tolto un occhio. Lì doveva esserci un lampadario, un tempo. Hanno eliminato ogni cosa cui si possa legare una corda.
Una finestra, due tendine bianche. Sotto la finestra, un sedile con un piccolo cuscino.

Le descrizioni della narratrice riescono a introdurci nella storia e a calarci nell’atmosfera opprimente che vuole creare. Il sentimento di oppressione è aumentato dalla voce narrante stessa, dal fatto che rimarrà sempre senza un nome vero (un nome lo ha, lo dice, ma lo tiene per sé, lo custodisce gelosamente) e che noi la conosciamo solamente col patronimico che identifica tutte le donne nella sua condizione di Ancella. Difred, Di Fred, proprietà temporanea del Comandante Fred.

Già, proprietà.
La fertilità è in calo drastico, e così nella nuova Repubblica di Galaad sorta sulle ceneri degli Stati Uniti dopo il colpo di stato sono state prese decisioni drastiche, sopratutto per quanto riguarda la condizione femminile.

Quella che conosciamo meglio, ovviamente, è la condizione di Ancella. Rifacendosi a un passo della Bibbia per darle una parvenza di giustificazione morale, l’Ancella è una donna fertile (che magari ne ha già data prova dando alla luce un figlio) che dopo un periodo di rieducazione viene assegnata a un Comandante (l’uomo potente in Galaad, ai vertici della dittatura religioso-militare che si è andata instaurando) affinché questi tenti di fecondarla durante una cerimonia ben definita, durante la quale lei sarà vestita e sdraiata sul letto, appoggiata alla Moglie che le terrà le mani mentre il marito, dopo aver letto i brani scelti della Bibbia davanti a tutta la casa, verrà in camera, le alzerà la gonna e procederà all’atto senza toccare o parlare altrimenti all’Ancella.
Insomma, una sorta di utero surrogato senza inseminazione artificiale, giustificato dal precedente di Giacobbe, Rachele e Bilha.

Le Ancelle sono tutte le donne immorali individuate dal regime. Sposate in seconde nozze, divorziate, conviventi… chi non è fuggita in tempo è catturata e chiusa nei centri per la rieducazione. La rieducazione alla nuova società, in cui la donna può essere Moglie (se è sposata con un Comandante), Marta (una donna di servizio, un misto tra dipendente e schiava a quanto pare), Economoglie (moglie di bassa estrazione sociale, per persone di bassa estrazione sociale) e Ancella. Più le prostitute, che sono ufficialmente bandite ma che ufficiosamente sono tenute in luoghi ben precisi, per clientele selezionate.
Ma c’è sempre una possibilità per chi non volesse accettare tutto questo: le Colonie. Luoghi ai confini di Galaad, devastati dalla guerra nucleare, dove vengono messe insieme agli anziani al lavoro in condizioni improbe, fino a raggiungere una rapida morte. Chiaramente non è una scelta molto popolare, questa.

Ovviamente in questa situazione c’è una Resistenza, anche se a questo punto è sempre meno potente: ci sono i ribelli coi quali entra in contatto Difred, ma c’è anche una Femminstrada clandestina che richiama la ferrovia sotteranea dei tempi della schiavitù in America, formata da una serie di rifugi sicuri per le donne in fuga.

Nel 1984 la Atwood ha immaginato questa evoluzione traumatica della società americana, ipotizzando che la diffusa digitalizzazione (sopratutto l’utilizzo esclusivo di moneta elettronica) avesse aiutato la rivoluzione Galaadiana, rendendo più facile bloccare ogni fondo di proprietà delle donne, mentre con la forza era stato vietato che una donna potesse lavorare. Niente soldi, niente lavoro, divieto per tutti di leggere qualunque cosa. Obbligo di indossare ben precisi vestiti per tutti, distinti in base alla casta. Esecuzioni pubbliche per omosessuali, rivoltosi, religiosi di altre fedi. Un insieme di restrizioni che sembrano prese da un’infinità di regimi e religioni, attuali e del passato, a creare una società terrificante.
Ancora più terrificante in quanto, per assurdo, plausibile. Una plausibilità che viene resa meglio nella serie televisiva, più vicina al nostro presente, ma già nel libro si nota la reale possibilità di questa evoluzione. Abbiamo sette e gruppi ristretti che hanno visioni di questo tipo? Eccome, basta leggere le cronache… fino a qualche mese era in corsa alle elezioni in Alabama un uomo religioso che oltre a predicare la supremazia della razza bianca e a essere accusato di molestie ai danni di ragazzine, apparteneva a una setta cristiana che vede di buon occhio i matrimoni con ragazzine giovanissime, passate dal padre al marito come una proprietà, allevate e educate secondo i dettami preferiti. Ancora oggi ci sono parti del mondo dove la libertà concessa alle donne è estremamente limitata, già il fatto di guidare è un atto di ribellione, o il non vestirsi secondo i dettami imposti dalla cultura dominante.
Nel mondo civile e occidentale, si notano disparità di trattamenti sul lavoro, si obbliga spesso alla scelta tra maternità e carriera, si sessualizza tutto e si oggettifica il corpo femminile. E la situazione non sta migliorando: una ventina di anni fa Clinton venne travolto e spazzato via dal sexgate, oggi il presidente in carica Trump resiste sghignazzando a accuse di molestie, a prove di commenti sessisti gravissimi e allo scandalo di una relazione clandestina con una pornostar. Quindi si, per quanto mi riguarda uno dei motivi per cui questa lettura è così terrificante è proprio il suo essere un futuro spaventosamente possibile, la consapevolezza che certo, occorrerebbero circostanze tremende e particolarissime per instradarci verso questa destinazione, ma anche che probabilmente non sarebbero neanche troppe queste scelte pessime necessarie a dirottarci verso Galaad. Che i cambiamenti di questo tipo, oltre che con eventi cataclismatici come il colpo di stato e la legge marziale, avvengono poco a poco, progressivamente, con l’erosione lenta di diritti e di senso etico.

 

Una delle critiche più frequenti che ho letto al riguardo è che tutti sembrano essere perfettamente calati in questa cultura, dopo pochi anni.
Penso non siano affatto tutti così calati, anche se gli anni non sono così pochi visto che prima del colpo di stato il processo comunque è stato graduale, e una buona base doveva approvare questi dettami per dargli il potere necessario al grande passo. Come la Moglie del Comandante di Difred, Serena, che prima del colpo di stato era in televisione a predicare questi dettami con grande convinzione. Poi il tutto è diventato reale, e lei si è trovata segregata in casa, vestita di blu, a occuparsi dell’arredamento, della servitù e del giardino, senza più poter leggere o tenere discorsi. La stessa Difred commenta ironica che non sarà stata molto contenta di vedere le sue parole diventare realtà.

Rispetto alla serie televisiva, il libro tratta molto meno la parte della Resistenza: si sa che esiste, ma Difred non fa mai il passo verso di loro, rimane sulle sue. Non li denuncia ma neanche li aiuta, non ha il coraggio o la forza di rischiare la vita per combattere lo stato delle cose. Come del resto è successo quando tutto si stava svolgendo: c’era stata qualche marcia di protesta, ma con poca gente. Lei era a casa quando i pochi coraggiosi protestavano e venivano eliminati dall’esercito.
Nella serie invece Difred e amici erano a protestare con gli altri, lì viene (giustamente) data una virata più avventurosa alla storia e ai personaggi. Anche perché sennò la seconda stagione (che sarà completamente inventata dagli sceneggiatori) col cavolo che la facevano.

Un’altra differenza con la serie è che nella serie il problema della fertilità viene indicato come una cosa genetica che ha colpito tutto il mondo, con ogni nazione che risponde a modo suo cercando di salvarsi.
Nel libro invece a parte i problemi delle nascite, che sembrano dovuti a qualche effetto nucleare tipico del periodo, sembrano ascritti a una questione culturale. Con la parità dei sessi, le donne hanno meno interesse a fare figli e a occuparsi della casa, rispetto alla possibilità di studiare, fare carriera, vivere per conto proprio. E allo stesso tempo, individua il problema negli uomini, che in quella situazione non erano più capaci di provare sentimenti, non avevano più interesse per il sesso né per il matrimonio.
Un problema culturale che decidono di affrontare irregimentando i rapporti, oggettivizzando le donne e privandole di ogni libertà.

Interessante e inatteso il finale, che si svolge a fine ventiduesimo secolo e ci porta a un Simposio sugli Studi Galaadiani e che ci spiega cosa sia il Racconto che abbiamo appena letto, le ipotesi su chi fossero i personaggi della storia (ipotesi storiche degli studiosi del 2195 e predecessori, che hanno lavorato a lungo per risalire alla verità su queste vicende di quasi due secoli prima) e ci fa intuire quel che accade dopo la fine del racconto e a darci qualche informazione utile a contestualizzare la vicenda.

Segnalo poi che l’8 marzo (proprio mentre leggevo il libro) su Radio Tre è stata trasmessa la lettura di un adattamento di questo libro (dialoghi selezionati, per ridurre a una lettura di un’ora quest’opera, da Loredana Lipperini). Molto bella, se non l’avete sentita vi consiglio di recuperare a questo link.

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12 marzo 2018 - Posted by | Atwood Margaret | , , , ,

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