La torre di Tanabrus

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Jessica Jones, seconda stagione


Penso che Jessica Jones sia, più di Daredevil, l’esempio perfetto delle serie supereroistiche Marvel come le interpreta Netflix. Perché si, Daredevil è la serie più acclamata e migliore di tutto il gruppo, nonché la prima, ma è anche quella più mainstream: un personaggio che, malgrado tutto, aveva già avuto le sue possibilità cinematografiche, molto conosciuto e amato, con cicli di storie famosissimi e di livello elevatissimo da cui attingere a piene mani.
Con Jessica invece (ma anche con chi è venuto dopo di lei) le cose stanno diversamente: personaggi poco conosciuti, che solitamente sono rimasti ai margini della scena supereroistica. Eroi cittadini, senza identità segrete da proteggere e senza grandi ideali al di fuori del cercare di fare la cosa giusta, e di riuscire a tirare avanti in qualche modo con le proprie vite.

Jessica Jones ci aveva mostrato tutto questo già con la sua prima stagione, durante la quale però sia il suo personaggio che quello di Luke Cage (che avrebbe poi avuto la sua serie personale) erano stati messi abbastanza in ombra dal cattivo della stagione,un Killgrave interpretato dallo straordinario David Tennant in modo magistrale.

In questa seconda stagione però non ci sono supercriminali scintillanti da sconfiggere, per quanto nuovamente i problemi arrivino dal passato problematico di Jessica: se prima a sbucare dalle nebbie del passato era la sua grande nemesi, il supercriminale che l’aveva usata devestandole la mente, adesso si torna al momento topico della sua stessa esistenza, l’incidente automobilistico che le ha ucciso la famiglia lasciandola orfana e rendendola poi sorella adottiva di Trish.

Le atmosfere quindi tendono a essere se possibile ancora più cupe che nella prima stagione, e la fragilità emotiva di Jessica ci viene mostrata ancora di più, sopratutto nella prima metà della stagione.
Una prima metà di stagione focalizzata sulla rabbia sempre più incontrollabile di Jessica, su un Malcom che ormai praticamente vive nello studio investigativo come parte del suo percorso di riabilitazione, sull’arrivo del nuovo custode del palazzo (Oscar, latinoamericano con un figlio conteso con la ex-moglie e di cui si intuisce subito, appena compare sullo schermo, l’evoluzione che avrà con Jessica) e sopratutto sulle indagini giornalistiche di Trish riguardo l’ospedale dove era stata ricoverata da piccola Jessica.
Indagini che porteranno alla luce un inquietante periodo di venti giorni dei quali non c’erano tracce, tra l’incidente e il ricovere ospedaliero: cosa era successo a Jessica in quelle tre settimane? Era legato ai suoi poteri? Chi era coinvolto?

Le cose si fanno sempre più pressanti, malgrado la riottosità di Jessica di venire trasportata di peso in un’indagine che la costringe a rievocare i suoi incubi peggiore, quando qualcuno comincia a far fuori chiunque sia legato all’IGH, il laboratorio semisegreto dove pare abbiano fatto esperimenti su di lei in quei 20 giorni. E su altre persone.

Il tono della serie muta completamente quando, a metà stagione, si scopre l’identità del superumano che sta eliminando ogni collegamento superstite con l’IGH. Una scoperta che lascia a bocca aperta, e che sopratutto demolisce ogni residua certezza in Jessica. La sua fragilità emotiva, la sua incapacità di instaurare legami affettivi, il suo isolarsi sempre e comunque… tutto viene rispecchiato e richiamato da questa nuova figura, che al tempo stesso è vittima di chi ha compiuto esperimenti su di  lei rendendola la bomba instabile che è ora, e carnefice per tutti i crimini premeditati che ha commesso. Sicuramente deve essere sbattuta in carcere, ma Jessica dovrà camminare su una fune molto sottile per bilanciare desiderio di giustizia e necessità di averla a portata di mano, sentimenti personali e oggettività, facendo il doppio gioco per garantire che se ne resti buona in cella e al tempo stesso sembri collaborare pienamente per non essere sbattuta nel carcere per superumani. Un’impresa quasi impossibile, con troppi fattori da bilanciare, e che si scontrerà con l’intromissione di altri personaggi, tutti interessati al vero fulcro della vicenda: il misterioso dottor Karl, scienziato brillante e all’avanguardia, sognatore e creatore di incubi, genetista privo di etica o morale.

Un dottore che piano piano assume spessore, e dal classico scienziato pazzo e malvagio dei primi episodi emerge come figura tutto sommato complessa, follemente ben intenzionato, che ha creato dolore e male ma cercando, a modo suo, di fare qualcosa di buono. E che, va detto a suo favore, ha sempre cercato di stare alla larga da governo ed esercito, sapendo bene come il suo lavoro sarebbe stato interpretato e sfruttato da loro.
Chiedere al povero Simpson per ulteriori ragguagli…

La serie è lenta e molto incentrata sulle evoluzioni psicologiche della protagonista, ma anche di Trish.
Molto buona la prova di Krysten Ritter e di Rachael Taylor, anche se non si può non nominare il sempre ottimo David Tennant, che ricompare brevemente negli ultimi episodi a “consigliare” la sua pupilla, quando la sua stabilità mentale traballa a causa del peso di tutti gli eventi che le sono crollati addosso, dando un riscontro visivo perfetto della follia che a causa di Killgrave la ragazza non riesce mai a togliersi di dosso del tutto: per un po’ di tempo le cose andranno bene, sembrerà ormai stabile, ma un passo falso è tutto quello che la separa dalla ricomparsa del fantasma del suo aguzzino, che la blandisce, la irretisce, la pungola a oltrepassare la linea, a farsi giustizia da sola, a eliminare ogni ostacolo.

Insomma, per me la serie è stata sicuramente positiva.
Non potrebbe essere altrimenti, se dovendo pensare a dei difetti penso a cose come “si lamenta del caldo afoso, con ventilatori ovunque per combattere le temperture torride, ma  come esce di casa anche di giorno mette la giacca di pelle?”, no?

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11 marzo 2018 - Posted by | Jessica Jones | , , , ,

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