La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Black Panther


Altro film di cui avevo sentito parlare benissimo, uscito a San Valentino in Italia (e da poco arrivato, forse di contrabbando visto il ritardo, anche a Lucca).
E questa volta si, concordo con le recensioni positive, anche se senza i toni entusiasti.

Black Panther ci mostra il Pantera Nera conosciuto in Civil War, alle prese con le conseguenze di quanto succeso in quel film: suo padre è morto all’assemblea delle Nazioni Unite, e quindi ora T’Challa è destinato a diventare re del Wakanda.
Però, oltre all’incoronazione, il nostro eroe dovrà fare i conti anche con un’altra eredità lasciatagli dal padre, ben più scomoda. Un torbido e vecchio segreto famigliare che minaccia di distruggere la sua pace domestica, la sua vita e il suo stesso regno.

Già, il regno.
Insieme a T’Challa, il protagonista è il Wakanda, il mitico regno africano che vive isolato da tutto e tutti, immensamente ricco e tecnologicamente avanzatissimo, dotato di armi inimmaginabili e di una storia che risale all’alba dei tempi.
Una politica isolazionista aiutata dalla tecnologia di cammuffamento che rende impossibile trovare il Wakanda, e resa plausibile dalla posizione dei suoi re nel congresso delle nazioni unite, dove spacciano la propria nazione come un piccolo paese africano privo di risorse, povero e arretrato ma orgogliosissimo e per niente pronto ad accettare visitatori stranieri né aiuti dall’occidente.
Una politica vista come necessaria perché il mondo non sappia del leggendario metallo su cui il Wakanda si fonda, il vibranio, origine della sua superiorità tecnologica, così come la magica erba a forma di cuore è ciò che da sempre consente al re del Wakanda di avere la forza del proprio animale totemico, la Pantera Nera dalla quale prende il nome… i Wakandiani pensano, e non a torto, che gli uomini bianchi, se conoscessero la verità su di loro, li attaccarebbero in forze per sottrargli queste risorse, scatenando una guerra globale e senza quartiere.

Non per niente chiamano gli uomini bianchi sempliemente “colonizzatori”, identificandoli con il loro comportamento tipico.

Però questa scelta causa spesso dilemmi morali ed etici ai Wakandiani.
Nakia, guerriera delle Dora Milaje inviata fuori dal Wakanda come spia, soffre per questa cosa e vorrebbe poter aiutare maggiormente le popolazioni fuori dai loro confini, sopratutto i fratelli africani che vivono in condizioni di arretratezza e povertà, schiacciati dai signori della guerra e dai colonizzatori.
Lo stesso T’Challa vorrebbe fare di più per il mondo esterno, un mondo che conosce meglio di molti altri Wakandiani rimasti sempre a casa.

Ma sopratutto Killmonger vuole vendetta. Vendetta contro chi ha ucciso suo padre per tradimento e si è goduto i privilegi del trono incurante di lui. Vendetta contro chi ha reso la sua vita un inferno. Vendetta contro i bianchi che da sempre trattano le persone di colore come esseri inferiori.
Vuole aprirsi al mondo, con forza e decisione. Dichiarare guerra al mondo e conquistarlo con la forza delle armi superiori, unire i fratelli africani sotto la bandiera del nuovo impero Wakandiano e dominare il mondo intero ribaltando i rapporti di forza che da sempre li vedono schiacciati sotto il tallone dei colonizzatori.
E per giustificare questo progetto cita fatti reali e dolorosi, la tratta degli schiavi portati in America, le insurrezioni degli afroamericani soffocate nel sangue perché non avevano le nostre armi.

 

Comunque il Wakanda è bellissimo, un connubio fantastico di progresso tecnologico e di natura selvaggia, di civiltà avanzata e di tradizioni tribali.
La città futuristica fondata sul vibranio si appoggia con naturalezza sulla montagna immensa da cui estraggono il metallo, apparentemente senza fine.
La civiltà moderna e avanzata convive con la monarchia tribale, in una struttura divisa in cinque tribù che fanno da consiglio del re e seguono antichissimi rituali per l’incoronazione di un re, comprensiva di riti arcani, comunione con gli spiriti e sfide per il manto di re.
Graficamente è una gioia per gli occhi, ma sopratutto è un’immagine sorprendente di quello che potrebbe essere un’Africa (al netto di superpoteri, tecnologia avanzata e Vibranio, ovviamente) avanzata e moderna, con la modernità che si incontra con le tradizioni millenarie del luogo dove è nata l’umanità.

Un bel film da “origine” del supereroe, fedele al personaggio, incentrato sul rapporto tra T’Challa, il Wakanda e il mondo esterno. Poco supereroistico, se per supereroistico si intendono gli altri film del Marvel Cinematic Universe, come approccio è più simile a quello delle serie tv collegate a questo universo.
Mi è piaciuto, anche se non ho gridato al capolavoro.

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5 marzo 2018 - Posted by | Black Panther | , , , , ,

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