La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Lo chiamavano Jeeg Robot


Quando due anni fa questo film supereroistico italiano acclamatissimo uscì al cinema, non avevo avuto la fortuna di poterlo vedere in sala visto che la programmazione dei cinema qua è quantomeno particolare.
Ho rimediato finalmente ieri sera, grazie a Netflix.

E niente, alla fine la delusione è stata tanta.

Sarà che con tutto il bene che ne è stato detto mi aspettavo un capolavoro; sarà che non mi ha toccato le corde giuste.
Non ne conosco il motivo, ma la scintilla tra di noi non è scattata. Anzi.

Francamente ho trovato il film molto, troppo lento, quasi soporifero, al punto da dover reprimere l’istinto di mettermi a fare altro mentre lo guardavo. Brutto, bruttissimo segno.

Poi abbiamo i personaggi, e gli attori che li interpretano.

Santamaria, l’attore protagonista, interpreta Enzo, il delinquentello che fortuitamente, fuggendo dalla polizia, finisce su un deposito illegale di rifiuti tossici nel Tevere e acquisisce poteri sovraumani (forza, un qualche tipo di guarigione accelerata). E’ un solitario, non si cura di nessuno, si accontenta del minimo indispendabile per vivacchiare. O almeno l’intenzione è questa. L’effetto è che abbiamo questo bonaccione monoespressivo, che sembra sempre tra l’addormentato e il narcotizzato, vagare per tutto il film in maniera indolente, ripetendo che lui è solo e che a lui non importa di nessuno. La casa dove vive è la caricatura dell’immagine che gli si vuole dare: l’unico cibo sono gli yogurt in frigorifero, l’unico intrattenimento le decine di dvd porno sparsi per la casa.
Si riscatta nel finale, quando essendo costretto a correre e a menarsi con il nemico, migliora un poco.

Ilenia Pastorelli, l’attrice protagonista femminile, aveva un compito difficile: interpretare Alessia, la figlia molto problematica di un altro delinquente che a volte assolda Enzo per aiutarlo. E’ in cura psichiatrica, non riconosce la realtà dalla finzione della sua serie preferita (Jeeg Robot, ovviamente), e alle spalle ha una storia di abusi sessuali.
Non era facile rendere il personaggio, ho detto. Ma la scena in casa di Enzo, con lei che tutto a un tratto comincia a urlare e a… recitare come se stesse rivivendo gli abusi subiti, è francamente tremenda. Mi sembrava di vedere girare le scene drammatiche di Gli occhi del cuore in Boris, per dire.
Tremenda, ma per altri motivi, anche la scena nel camerino quando prende l’agognato abito da principessa: fine a sé stessa, inutile, pesante, priva di ripercussioni per entrambi, senza che i due ci pensino se non per i primi cinque minuti, il tempo di far saltare la copertura di Enzo.

Per fortuna poi c’è lo Zingaro interpretato da Marinelli, un buon villain per questo riluttante eroe bonaccione e abbastanza stupido. Lo Zingaro si occupa di droga nel suo quartiere a Roma, ma vuole fare il grande salto, vuole passare ai giri che contano, entrare tra i big. Così si allea con un clan mafioso di Napoli che vuole mettere in ginocchio Roma a suon di bombe, ma i piani gli vanno subito male e si ritrova braccato dai creditori, disertato dagli amici. E beffato sempre all’ultimo momento da questo misterioso energumeno comparso tutto a un tratto, fortissimo e apparentemente invincibile, che prima mette ko la sua banda mentre sta torchiando Alessia per trovare suo padre, e poi li anticipa nel derubare un furgone portavalori.
Ambizioso, crudele, con un aspetto vagamente alla Loki e un passato ridicolmente italiano da comparsa in Buona Domenica (che tutti confondono italianamente con il Grande Fratello facendolo arrabbiare), metterà nel mirino Enzo per ottenerne i poteri e potersi vendicare di chi lo ha sempre guardato dall’alto in basso.

La storia è semplice e tipica del genere, pur se con la particolarità di partire da ambienti delinquenziali.
Enzo scappa dalla polizia, finisce nel Tevere, acquisisce i poteri grazie al materiale radioattivo, scopre poco a poco le sue nuove capacità. Salva Alessia e lei gli si attacca addosso, bene o male i due tirano avanti e si innamorano. Il cattivo è pronto a tutto per scoprire la sua identità e costringerlo a confessargli l’origine dei poteri.

Ci sono un paio di buchi logici, poi.
Il potere di guarigione a volte sembra agire, a volte no. Cura i fori di proiettile, evita che la testa si spacchi buttandosi da altezze pericolosissime o venendo sbattuti con violenza contro piloni di cemento, ma non ferma un coltello sul dito né fa ricrescere lo stesso. Che mi sembrano eventi che, messi tutti insieme, cozzino un poco tra di loro, sopratutto considerando che alla fine qualcuno torna dal mondo dei morti, sano e forte come Enzo, ma con la faccia rimasta sfigurata.
I materiali radioattivi nel fiume. Ok, Enzo colpisce uno dei bidoni, questo rovescia il materiale e Enzo diventa superforte. Bene. Però quando ci torna con lo Zingaro dopo molti giorni, ormai il materiale fuoriuscito dovrebbe essere stato portato via dalla corrente, dato che i bidoni sono sotto il livello dell’acqua. E lo Zingaro era caduto in acqua, moribondo, dalla parte opposta del capanno, la vedo difficile che abbia nuotato sott’acqua fino a raggiungere i bidoni rimasti, aprirne uno e inebriarsi di potere.
E poi anche la bomba, che doveva causare il botto più grande mai visto a Roma. Alla fine dagli schizzi non sembrava così forte da poter fare tutti quei danni previsti, per non parlare dell’unico effetto che mostra, cioè una decapitazione che neanche a fil di spada.

 

 

L’ambientazione mi è piaciuta, l’idea era buona, ma la realizzazione e il risultato finale mi hanno davvero deluso. Peccato.

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3 marzo 2018 - Posted by | Lo chiamavano Jeeg Robot | , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Condivido certe perplessità (anche sulla recitazione della Pastorelli e sul suo ruolo) ma il film, a pelle, mi era piaciuto moltissimo. Un po’ più pesante a rivederlo, in effetti, visto che su Netflix lo sto digerendo lentamente, due sessioni e non l’ho ancora finito.

    Commento di Bruno | 4 marzo 2018

  2. Non so, capace che se fossi riuscito a vederlo al cinema un paio di anni fa, a pelle sarebbe piaciuto anche a me (al netto delle pecche). E’ possibilissimo che due anni di attesa e di recensioni positive mi abbiano creato troppe aspettative, e da qui la delusione.

    Commento di tanabrus | 4 marzo 2018

  3. Il film ha talmente tante cose che non vanno che può quasi funzionare 😛
    Il vero problema di questa pellicola è che è stata troppo incensata; ma si sa che nel nostra paese si sopravvaluta tutto ciò che è realizzato in Italia.

    Commento di M.T. | 10 marzo 2018


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