La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Lucifer


Avevo sentito parlare bene di questa serie da diversi amici, in passato, ma preso dalle nuove serie caricate su Netflix non mi ero mai preso la briga di recuperarla.
Adesso finalmente è disponibile sulla piattaforma la prima stagione di Lucifer e ho deciso di provare a vederla.
E ne sono rimasto sorpreso.

A ben vedere, come struttura della serie si tratta di quel tipo di storie che non reggo più di tanto: una macrotrama leggera leggera che si dipana lentamente, abbiamo la polizia di mezzo e un’investigatrice che collabora con un affascinante non umano per risolvere i casi più disparati.

Però questo aspetto passa facilmente in sordina, viste le particolarità della serie.

L’ambientazione, Los Angeles, richiama un’altra serie tra il poliziesco e il soprannaturale, di diversi anni fa: Angel.
Ma laddove Whedon ci mostrava il  lato oscuro della città, qui ammiriamo la città degli angeli in tutto il suo splendore glam e patinato, partendo dai casi per arrivare fino alla coprotagonista, l’affascinante e improbabile detective Chloe Decker, con un passato da attrice (ovviamente).

Poi abbiamo delle gran bellezze nei ruoli della già citata Chloe e di Maze, il che non guasta. E possiamo aggiungerci anche l’intera ambientazione del Lux, il locale notturno di Lucifer.

Ma sopratutto c’è lui, Lucifer Morningstar. Nientemeno che il diavolo stesso, fuggito dall’inferno (e dai suoi obblighi, visto che pare sia stato messo lì apposta da Dio per fare la guardia alle anime dei dannati e punirle per l’eternità per il male commesso) per godere della libertà e rifarsi una vita insieme alla fida ombra Maze… a Los Angeles. Assumendo la non molto misteriosa identità di Lucifer Morningstar, aprendo il nightclub Lux e intessendo una vasta rete di favori, giocando con le usanze dei “patti col diavolo” e indulgendo in ogni vizio possibile.
Fino a quando incontra Chloe, e scopre che lei, unica tra tutti gli umani, pare immune al suo fascino sovrannaturale e alla sua abilità di tirare a galla i peggiori istinti e desideri delle persone. Oltre che, si scoprirà in seguito, di renderlo vulnerabile e mortale.
Il tutto mentre dal cielo arriva il fratello angelico, il primogenito Amenadiel, con il compito di riportarlo al suo posto a guardia degli inferi, e mentre Lucifer stesso, preda di enormi dilemmi esistenziali, comincia ad andare in terapia da una psicologa.

Molto interessante questa visione di Lucifero non come Male Assoluto ma come colui che punisce il male commesso dagli uomini, e al limite come entità che tenta le persone, e le spinge a fare ciò che vogliono, una potenza anarchica e libera. Con un rapporto conflittuale col padre, e col fratello. E a tratti una completa incapacità di comprendere gli umani o di capire come relazionarvisi che ricorda Sheldon Cooper.

Non avendo mai letto le sue storie non posso fare paragoni con il fumetto, la serie però mi è piaciuta molto. Leggera e veloce, non troppo impegnativa, si è lasciata guardare tutta d’un fiato.
Si regge al 90% sulla figura carismatica e divertente di Lucifero (ottimo l’attore!), i casi tendenzialmente non sono granché e fanno da contorno ai piccoli passettini in avanti nella macrotrama che abbiamo di episodio in episodio, la speranza per mantenere vivo l’interesse nelle prossime stagioni è che riescano a dare più risalto all’importanza della macrotrama invece che ai singoli “casi del giorno”.

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18 febbraio 2018 - Posted by | Lucifer | , , , ,

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