La torre di Tanabrus

Did you miss me?

La casa di carta


 

Questa serie spagnola dello scorso anno è francamente sorprendente.
Malgrado il trattamento riservatole da Netflix, che ho scoperto essere stato quantomeno opinabile: in originale la prima parte (quella che Netflix definisce prima stagione) era composta di nove episodi di durata compresa tra i sessanta e i settanta minuti. Da noi sono diventati tredici, tra i quaranta e i cinquantacinque minuti, all’incirca.
Mi sfugge il senso di questa operazione, che avrà in alcuni punti incasinato dei finali di episodio studiati per creare suspance, immagino.
Ciò detto, comunque, grazie a Netflix per averci portato questa serie. Ed è bello vedere una bella serie senza sentire le solite voci inglesi, ma sentendo una parlata in una lingua differente. Lo spagnolo, in questo caso. Davvero piacevole questo distacco dalla routine, non me lo aspettavo.

La serie ha una trama abbastanza classica: un gruppo di malviventi, più o meno ricercati dalle autorità, si riunisce sotto la guida di un genio del crimine per fare il colpo più formidabile della storia.
Si ritirano in campagna a studiare il piano e a prepararsi per ben cinque mesi, dopo di che sono pronti a entrare in azione.

Tutto è previsto, tutto calcolato, tutto preso in considerazione. Otto dentro la zecca di stato spagnola, uno all’esterno a controllare e dirigere il tutto, senza che la polizia sospetti della sua esistenza.

Finché le cose non cominciano a sfuggire poco a poco al controllo del controllore, che scopre che le previsioni possono arrivare fino a un certo punto, e che a volte essere all’esterno non aiuta a tenere il polso della situazione.

Perchè il genio criminale in realtà sembra più uscito da Smetto quando voglio, è una sorta di genio senza lavoro e senza grandi prospettive. Sembra il classico laureato che poi finisce sulla strada, non per niente sembra esperto di tutto e viene chiamato El professor.
Grande teorico, ma non si è mai sporcato le mani.
Ha ideato il piano perfetto, ma non ha esperienza. E non è cattivo.

Anzi.
Nel suo piano, tutti vincono.
Loro fuggono con migliaia di milioni di euro, freschi di stampa. E senza nemmeno rubare, tecnicamente, visto che li stampano loro stessi, sotto l’occhio attento di un’esperta di falsificazione.
Gli ostaggi vincono, perché nessuno deve morire. Il che sarà anche parte della loro assicurazione sulla vita, visto che un attacco alla zecca con gli ostaggi tutti in vita li renderà simpatici all’opinione pubblica, impedendo alla polizia di forzare la mano.
Insieme alla presenza, studiata a tavolino, di un ostaggio importante che obblighi la polizia e i servizi segreti ad andarci con i piedi di piombo.

E mentre l’opinione pubblica casca nel suo tranello e abbocca a tutte le esche che il Professore gli lancia, nella sfida a distanza con l’Ispettore che guida la polizia contro di lui, anche noi ci cadiamo.
Poco a poco familiarizziamo con i nove malviventi, conosciamo le loro vite passate e quello che sognano di fare dopo questo colpo. E perfino l’unica figura che sembra negativa, si rivela invece più che altro malata (in più modi) ma non certo malvagia. Apatica, ecco.
E conoscendo i rapitori, sapendo come è stato progettato il piano, finiamo per il tifare completamente per loro, senza se e senza ma. Ce la prendiamo con gli ostaggi quando ostacolano il piano, ce la prendiamo con la polizia ogni volta che fa un passo avanti, speriamo addirittura nella tragedia ai danni dei poliziotti o nell’azione criminale del Professore per sistemare la situazione.

L’unica pecca di caratterizzazione l’ho trovata nei due “energumeni”, i gemelli serbi assoldati come “muscoli”. Che da bravi muscoli restano quasi sempre sullo sfondo, salvo acquisire un po’ di spessore negli ultimi episodi.
Sul fronte ostaggi, ovviamente (essendo tanti) solo alcuni hanno goduto di una caratterizzazione: la figlia dell’ambasciatore, Arturo e Monica, l’insegnante della scolaresca, Ariadna. Per il resto qualche ruolo prestabilito e tanta anonimità.
Per il resto, ottimi personaggi, ottimi attori, e ottime le piccole cose che fanno deviare il piano dai binari prestabiliti.
Che tendenzialmente si possono riassumere col termine “relazioni personali”. Amori che sbocciano, amori che finiscono, amori mai partiti. La varietà delle emozioni umane nell’ambito amoroso, imprevedibile, che sconvolge i piani del Professore e le sue stesse priorità.

Onestamente ho cominciato a guardare questa serie incuriosito ma senza grandi pretese.
Mi sono dovuto contenere per guardarne due, tre episodi al giorno e non fare nottata davanti al televisore.
Ora però, dopo il finale della prima stagione\parte, serve che Netflix rilasci quanto prima la parte finale, che in Spagna era composta da sei episodi (quindi potrebbero essere nove\dieci episodi da noi, se si comportano allo stesso modo che con la prima stagione).

Perché va bene tutto, va bene il finale che ti lascia a bocca aperta, va bene il cliffangher, ma finali di questo tipo fanno male. Un po’ come quando Chiamatemi Anna fa terminare la prima stagione con l’arrivo a casa di Anna dei malviventi che hanno pestato e derubato il suo amico in città, e che ora sono pronti a commettere chissà quali nefandezze.
Quindi dai, veloci, la seconda parte!!!

Annunci

23 gennaio 2018 - Posted by | La casa di carta | , , , , , , , , , , , , , , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: