La torre di Tanabrus

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Più di novecento pagine e non sentirle, non sentirle affatto.
Perchè questo libro ti cattura, ti lega a sé, ti costringe a leggere una pagina dopo l’altra, un paragrafo dopo l’altro, un capitolo dopo l’altro. Ti avvince, ti ipnotizza, ti sussurra le frasi giuste al momento giusto.
E prima che tu te ne accorga, ti sei perso al suo interno.

Dovrei probabilmente spiegare che il libro è la storia di Archie Ferguson, e che dopo il primo capitolo introduttivo che ci mostra la sua storia da quando il nonno in fuga dall’Europa sbarca in America fino alla sua nascita nel secondo dopoguerra, la storia si divide in quattro mostrandoci la vita di Archie in quattro versioni differenti.
Quattro versioni dove tendenzialmente a cambiare è il lavoro del padre, e con questo tutto il resto, con una serie di eventi che si ripercuotono su tutto: in una linea narrativa il padre subisce un furto che lo porta al fallimento, si reinventerà in altro modo ma da questo downgrade personale (un grande fallimento nell’ottica del Sogno Americano) la famiglia guadgnerà infinitamente, ritrovandosi sempre più felice e unita malgrado le minori possibilità economiche;  in un’altra il padre riesce a reinventarsi e le cose vanno anche qui abbastanza bene; poi c’è una linea in cui invece il padre muore e la vita cambia completamente, tra assicurazioni sulla vita, sconvolgimenti emotivi, nuove famiglie; e poi l’ultima, con il successo imprenditoriale ed economico cui però corrisponde una vita famigliare sempre più evanescente e illusoria, triste e rabbiosa.

Vale la pena di notare, visto che poi tutto acquisirà maggiore senso alla fine del libro, come alcune cose siano punti fermi imprescindibili in tutte le linee (ogni cosa presente nelle premesse, e quindi le famiglie paterna e materna, sempre presenti; le famiglie Schneiderman, anche queste sempre presenti; e Amy, sempre presente, sempre avvertita come il Grande Amore in ogni linea narrativa, da ogni incarnazione di Archie) mentre molte altre cose cambiano, sfarfallano: gli amici al liceo e al college, i fidanzati della zia, le varie relazioni che Archie e gli altri ragazzi intrattengono (raramente la stessa persona compare in più di una linea). Le morti, che invece di essere punti fissi nel tempo diventano qualcosa di molto più aleatorio: un nonno o una nonna non muoiono mai nello stesso momento o nella stessa maniera, insomma.

E la morte è anche uno dei temi che permeano il romanzo.
La morte come qualcosa di inevitabile, certo, ma anche misterioso. E’ impossibile sapere quando qualcuno morirà, quanto tempo ancora resterà da vivere. Ha senso, quindi, fare progetti a lunga gittata e magari fare sacrifici importanti per un “bene futuro” quando poi questo futuro potresti non vederlo mai? Lasciare rancori e dissapori a tenerti distante da qualcuno, sicuro che prima o poi, tra molti anni, tutto sarà appianato, quando non sai se tra molti anni la possibilità ci sarà ancora?
Un paio di scene sopra tutte mi vengono in mente, ma penso sopratutto alle pagine bianche.
A ogni giro di capitoli, quelle pagine bianche. Che hanno un senso ben diverso dal semplice “capitolo saltato”, mostrano appieno, nel loro essere vuote a parte il numero del capitolo, la devastazione che porta una morte, l’enormità di quanto scompare, tutto ciò che viene a mancare, tutto il futuro che scompare.
A mio avviso una scelta tecnica sopraffina.

Poi abbiamo l’amore.
Gli amori adolescenziali, la scoperta delle ragazze e del sesso, da classico romanzo di formazione.
Ma anche e sopratutto Amy, le Amy. Le Amy che si incontrano con gli Archie, si avvicinano, si allontanano, si riavvicinano. Quando le cose vanno meglio, quando vanno peggio, la storia è potente e sentita, molte delle frasi che più ho sentito risuonare vengono da queste scene, da queste fasi delle vite di Archie.
Amy, ma anche le “Prossima”, le “Forse quella giusta”. La disperata ricerca dell’amore, la disperata lotta per un amore che non ci può essere, la lotta contro il mondo per un amore osteggiato e da tenere nascosto.

Abbiamo la storia in cui gli eventi si svolgono, con Kennedy e la guerra in Vietnam, i corti per la pace e i controcortei interventisti, le proteste studentesche e gli scontri con la polizia, le lotte per i diritti civili, le insurrezioni razziali.
Tutto visto da quattro punti di vista simili ma differenti, perché Archie a quel punto, con le esperienze maturate, è diverso in ogni linea. I sentimenti sono gli stessi, ma vengono gestiti e interpretati diversamente.
Può essere un aspirante giornalista, seguire gli scontri da giornalista, dalle retrovie, osservando e scrivendo, testimoniando. Può essere un aspirante scrittore, solidale ma ormai cinico nei suoi ragionamenti, disilluso.
Può essere il punto di vista di Amy, sempre più estremista nelle sue idee rivoluzionarie.

Abbiamo la cultura.
Elenchi di libri e dischi e film che ci piovono addosso da quattro vite differenti, ritrovi di artisti fuori dalle università, piani di studi universitari e privati.

Abbiamo un libro avvincente, che ti tiene nel palmo della sua mano per tutto il tempo, e che alla fine ti tira fuori il colpo di scena, il coniglio dal cilindro quando ormai non te lo aspetti più.

Non posso fare altro che consigliarlo.
E’ solo il 15 gennaio per quanto ho sentito questo libro temo di aver già trovato il mio libro preferito di questo 2018.

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16 gennaio 2018 - Posted by | Auster Paul | , , , , , , , ,

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