La torre di Tanabrus

Did you miss me?

U.S.S. Callister


 

Black Mirror è una garanzia.
E in occasione dell’arrivo della quarta stagione, la mia strategia al riguardo è ben chiara: un solo episodio al giorno, per poi avere il tempo di rimuginarci sopra e di spaventarmi\deprimermi a dovere.

Questo primo episodio della stagione, U.S.S. Callister, comincia in un modo sorprendente, che coglie in contropiede: praticamente sembra una parodia delle primissime stagioni di Stark Trek, partendo dalla grafica retrò fino all’abbigliamento dei membri dell’equipaggio.
Tranne il capitano. Il capitano Daly sembra invece un incrocio tra il Capitan Hammer di Whedon e il Capitano Brannigan di Futurama.

Sa tutto, prende sempre la decisione giusta, mantiene il coraggio in ogni situazione, viene osannato dalla sua ciurma, di bacia tutte le donne presenti e prende in giro miseramente l’ufficiale timoroso che ogni volta si fa prendere dalla paura e vorrebbe scappare o arrendersi.

Il tempo di chiederci “ma che diavolo è?” e ci ritroviamo invece in una ditta hi-tech, incappando in persone che sono identiche ai membri dell’equipaggio della USS Callister che abbiamo visto prima.
Il protagonista sembra essere Daly, cofondatore della ditta, genio informatico e creatore di Inifity, una sorta di mmorpg con realtà virtuale immersiva che spopola… solo che nella ditta lui è relegato a ruota di scorta, trattato come un paria o come un nerd dei tempi che furono: tutti gli occhi sono per l’interfaccia umana della ditta, il brillante CEO Walton (che nella ciurma è l’ufficiale pauroso e preso di mira dal capitano).
Anche quando arriva una nuova impiegata, che sembra attratta da Daly e dal suo genio al punto di rivelargli che se ha scelto di andare lì è solo perché era onorata di poter lavorare al suo fianco.

Daly però ha qualche piccolo problema, e una volta rubato da un cestino un bicchiere di carta da cui la nuova arrivata ha bevuto, se lo porta a casa ficcandolo in un analizzatore di dna…

E la cosa successiva che sappiamo, è che la ragazza si risveglia sulla USS Callister. Vestita con il classico vestitino da ufficiale della Star Fleet, che lei qualche giorno prima aveva evidenziato come ridicolo nell’ufficio di Daly, vedendo un vecchio poster di questa vecchissima serie tv fantascientifica (si, esatto, l’equivalente di Star Trek).
Intorno a lei, gli alter ego di tanti colleghi (CEO compreso) che le spiegano come stiano le cose: prendendo il suo dna, Daly ha creato una sua copia digitale che ha inserito in una versione personale di Infinity, rimodellato per essere ambientato nella flotta stellare, dove lui si logga quando è a casa e dove ha potere assoluto su ogni cosa. Compresi loro, che ha imprigionato qui per avere un senso di potere e di rivalsa su chi ritiene gli abbia fatto dei torti, veri o reali che siano.
Loro sono solo copie, cloni digitali che vivono prigionieri di Daly, incapaci perfino di morire, costretti a recitare i ruoli che lui decide quando è a casa, e altrimenti chiusi nell’astronave senza poter far niente quando lui non è collegato. Se ti ribelli ti tortura, ti modifica il corpo, ti tiene in isolamento per l’eternità. E se per sbaglio ti uccide, ti può ricreare grazie al dna che ha raccolto.

In pratica qui Black Mirror incontra il mondo dei mmporg deviati in stile Sword Art Online, che negli ultimi anni hanno spopolato negli anime, dipingendo tutto a pennellate nostalgiche di vecchia fantascienza.
E gettando lì con noncuranza qualche insignificante domanda esistenziale come siamo il nostro corpo, o siamo la nostra coscienza?la nostra coscienza senza il nostro corpo è sempre noi?cosa può venir ritenuto come vivente?… e anche, però, cosa saremmo disposti a fare per essere liberi?

Immagino a parecchi potrà non piacere, vuoi per l’ambientazione Trekkiana, vuoi per la tematica abbastanza di nicchia. A me è piaciuto, anche proprio per questi motivi (ma anche per le domande elencate sopra… la reazione di Nanette alla rivelazione di essere una copia digitale, la claustrofobia che trasmette la condizione di questi prigionieri senza alcuna apparente possibilità di salvezza, il terrore provocato dalla temporaneità anche di una fuga provocata dalla morte, visto che una nuova copia potrebbe tranquillamente venire ricreata. La decisione di essere liberi a ogni costo, la consapevolezza di cosa vorrebbe dire restare tra le mani di Daly.

Inquietante, ma questo è il minimo che ci si può aspettare da Black Mirror.

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29 dicembre 2017 - Posted by | Black Mirror | , , , , , ,

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