La torre di Tanabrus

Did you miss me?

I peggiori libri del 2017


 

A fine anno si segnalano i migliori libri letti, di solito.
E come sempre lo farò anche io, ma andando contro corrente reputo più giusto partire invece dai libri che sconsiglio. I libri che no, forse è meglio lasciate da parte. Davvero.
Da amico.

E comincio con un libro di cui avevo sentito parlare tantissimo, una trilogia addirittura tradotta in Italia, fantascientifica, quasi alla Lost.
Annihilation, di Jeff VanderMeer.
Sono sorpreso sia stato pubblicato solo nel 2014, perché sarebbe potuto benissimo essere uscito durante il periodo della messa in onda di Lost, per quanto cerca di imitarlo. Misteri su misteri su misteri, sempre più paradossali, senza accenni di continuità o di sensatezza. E risposte, poche, a domande che praticamente non sappiamo.
No, il mio è un grandissimo no per questo libro.

Si, nel novero metto anche un classico classicissimo. Moby Dick.
Che da tanto volevo leggere, che desideravo mi piacesse. E che invece mi ha deluso infinitamente.
Temo che sia uno di quei libri per i quali il tempo passato si nota, eccome.
Praticamente il libro vero e proprio è intrecciato a un qualcos’altro mortalmente noioso, una sorta di trattato sui cetacei e sulla vita in mare, che fa venire voglia di gettarsi giù dalla nave…

 

 

A volte capita che un libro non convinca appieno, ma poi si considera che è un libro d’esordio, e si ipotizza che con il volume successivo si limino i difetti. Nessuno nasce imparato, del resto.
Beh, con Leona Wisoker non è successo. Il suo primo libro, Secrets of the sands, aveva dei buoni spunti e diversi difetti. Ho sperato i secondi venissero limati e i primi ampliati.
E invece Guardians of the desert è, semplicemente, anonimo. Non interessa minimamente il  lettore, non si prova alcun desiderio di sapere cosa succederà, né se tutti moriranno all’improvviso per un blocco dello scrittore o un attacco di Martinite acuta.
Apatico.

 

Questo libro di un autore indiano prometteva molto. Un bel punto di vista da parte di un indiano venuto dalla povertà per studiare in Inghilterra, a contatto con un mondo diverso, pure con una diversa accettazione della sua omosessualità.
Invece il libro risulta nebuloso, leggero, non indugia mai troppo su un argomento, tocca e fugge.

 

 

Avete presente quando un libro non vi dice assolutamente niente?
Ecco, è questo il caso di Neve, cane, piede di Morandini. L’ho preso perché ne avevo letto cose molto belle, ma evidentemente non era il testo che facesse per me.
Per niente.

 

 

In più, in questa lista andrebbe aggiunto il racconto del Nobel per la Letteratura Kazuo Ishiguro pubblicato sul The New Yorker e che rappresenta tutto ciò che un racconto non dovrebbe essere (e infatti era una sua sperimentazione, ma allora non lo pubblicare così); un libro di storia locale qui di Lucca, La gran botta del 1430 sul fiume Serchio tra fiorentini e lucchesi, che è affascinante per l’accuratezza storica e la descrizione di usi e costumi dell’epoca, ma che crolla vertiginosamente sul lato della narrativa; e un volumetto di Leggende elbane preso in vacanza e che mi ha deluso assai.

Tutto sommato pochi libri, via, sono stato bravo nelle scelte!

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29 dicembre 2017 - Posted by | classifiche di fine anno, Ishiguro Kazuo, Melville Herman, Morandini Claudio, Mukherjee Neel, VanderMeer Jeff, Wisoker Leona | , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Moby Dick non è certo un romanzo facile, ma ha un suo valore; di certo si sentono gli anni trascorsi.

    Commento di M.T. | 29 dicembre 2017

  2. Si, in questo 2017 ho recuperato parecchi “classici”. Alcuni hanno subito un po’ il passare del tempo, altri rimangono immutati e sorprendenti. Alcuni invece subiscono enormemente il tempo trascorso, facendo risaltare magari stili ormai indigeribili, o tecniche che adesso non si riescono più a seguire.

    Tipo Moby Dick, che volevo tantissimo farmi piacere… ma che poi quando diventa una sorta di trattato sui cetacei ha avuto un effetto che dire soporifero sarebbe sminuire la situazione. Ho seriamente pensato più volte di abbandonare la lettura, e sono riuscito a portarla a termine solo andando avanti in alcuni punti quando il protagonista si dilungava troppo sulle descrizioni delle varie abitudini delle balene o delle varietà di balene in cui ci si può imbattere…

    Commento di tanabrus | 29 dicembre 2017

  3. ci vuole un bel coraggio a stroncare Moby Dick 😀

    Commento di Marco Patrone | 4 gennaio 2018

  4. Mah, mi è bastato leggerlo, purtroppo… altro che coraggio 😀
    Ho paura che per questo libro il passare del tempo non sia stato clemente, e probabilmente un certo stile che poteva andare benissimo all’epoca adesso francamente mi è sembrato pesante, lento e prolisso.

    Commento di tanabrus | 4 gennaio 2018


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