La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Dark


Avendo qualche giorno a disposizione prima dell’arrivo dell’attesissima seconda parte di Trollhunters mi sono deciso a cominciare questa serie originale Netflix, basandomi sul parere molto favorevole di diversi amici e sul suo essere solo di dieci episodi. Avevo considerato che, salvo imprevisti, l’avrei dovuta finire in tempo per Del Toro.

Questo succedeva lunedì mattina.

L’ho già finita, divorata, e ora mi chiedo tra quanto uscirà la seconda stagione sperando che la risposta sia “quanto prima”.

Dark è una serie tedesca, e la differenza con le produzioni americane si nota.
Le atmosfere sono più cupe, gli attori sembrano più realistici, e poi le vite mostrate sullo schermo riusciamo a sentirle più vicine a noi, alla nostra quotidianità, pur con tutte le dovute differenze.

La serie si svolge nella ridente cittadina di Winden, circondata da una foresta che pare essere la Foresta Nera e che fa da sfondo perfetto a questa storia.
La stessa Winden pare prendere dalla realtà solamente il nome, visto che poi sorge come “mix delle piccole cittadine tedesche” di una volta. E il nome stesso è molto allusorio, visto che significa distorsione, svolta, piega.
E di svolte, di pieghe inattese, ne troveremo molte in questa serie.

Avevo letto di paragoni fastidiosi, ne avevo visto pubblicità che la definivano come la versione tedesca di Stranger Things.
No. Non lo è.

Alla fine Dark ricorda sotto certi aspetti la serie dei fratelli Duffer, è vero, ma per altri fa pensare a un mostro sacro come It e per altri ancora a Dirk Gently (ma anche a Travellers, o a 12 Monkeys…)

Andiamo per ordine, però.
La storia prende il via in questa amena cittadina, che nell’universo fittizio della serie ospita la prima centrale nucleare realizzata su suolo tedesco dopo la guerra mondiale. Una centrale che ora, dopo una sessantina di anni di onorato servizio, si sta avviando alla chiusura. La centrale, con le sue ciminiere gemelle, risulta sempre al centro di tutto, tra ubicazione geografica, presenza scenica e vicinanza alla foresta e alle grotte.
Un po’ come il laboratorio Hawkins di Stranger Things, insomma, da cui immagino derivi buona parte della sensazione che ci sia attinenza tra le due serie. Il resto è fornito dalle scene in cui vediamo ragazzini rapiti sottoposti a strani esperimenti…

Comunque, la storia comincia seriamente, dopo averci presentato i personaggi, con la sparizione di un bambino, Mikkel. E qui si potrebbe pensare nuovamente a Stranger Things (che in effetti parte proprio su questa nota) ma no, il primo episodio urla a pieni polmoni di un altro bambino scomparso. George.
Segue il fratello maggiore e i suoi amici fino alla bocca delle grotte, e quando si verificano strani fenomeni e suoni che li convincono a fuggire di là a gambe levate, basta perderlo di vista per un secondo che l’undicenne scompare nel nulla. E le ricerche partite immediatamente, così come le battute della polizia, saranno inutili.
L’intera parte della scomparsa di Mikkel, con i ragazzi in mezzo alla foresta di notte, davanti alle caverne, fa pensare tantissimo a It.

E mentre l’episodio successivo richiamerà maggiormente Stranger Things, il terzo introdurrà elementi che diventeranno sempre più importanti proseguendo nella visione degli episodi.
Comparirà una valigetta che farà immediatamente pensare a Dirk Gently, saranno fatti sempre più accenni, fino a quando l’ipotesi non diventerà una certezza e si scoprirà il vero tema della serie.

Una serie ambientata nel presente (nel futuro anzi, 2019), certo, ma anche nel 1986 (all’epoca dei genitori dei ragazzi protagonisti nel presente) e nel 1953 (altra generazione indietro).
Tre generazioni di Winden, che ci mostrano sia l’evoluzione della città (dalla nascita della centrale alla sua imminente chiusura) che dei costumi (i vestiti delle varie epoche, le auto, la tecnologia), che sopratutto delle persone.
Visto che spesso si ritrovano come bambine persone che inizialmente avevamo visto adulte o proprio anziane, conviene da un certo punto in poi tenere sotto mano un albero genealogico delle famiglie al centro di questa storia, o si rischia di passare molto tempo a chiederci “e questo\a chi è???”

Ma insomma, qual’è il tema?
A questo punto immagino si sia capito, vista la valigetta di Dirk Gently e gli accenni alle altre due serie fantascientifiche: si parla di viaggi nel tempo. Buchi neri. Effetti collaterali delle radiazioni che rendono la città uno snodo temporale.
Si, quando si parla di viaggi nel tempo è facile cadere vittima dei paradossi, fare qualche sciocchezza, non pesare per bene tutti gli effetti… qui mi sembra tutto costruito alla perfezione, e sono abbastanza esigente su questo tema. Per ora tutto quadra, per quanto ne sappiamo.

E per le quasi otto ore e mezzo di visione si insegue insieme ai protagonisti la verità sulla scomparsa di Mikkel, ma anche sugli altri ragazzini scomparsi. E su quelli spariti trentatre anni prima, come lo zio di Mikkel.
E sull’identità dello straniero che arriva a Winden, su Noah. Su chi sappia, chi sia complice, chi sia vittima di chi.
Mentre la cittadina di Winden si rivela più complessa del previsto, i rapporti tra le persone complicati e appesantiti da vicende accadute magari decenni prima.

L’unica pecca è che la stagione non finge neppure di essere autoconclusiva, fornendoci qualche risposta veloce ma lasciando aperte tutte le domande veramente importanti, e anzi buttando in tavola il carico con l’ultima scena.

Di sicuro una serie che fila dritta tra le migliori di questo 2017, mi ha davvero sorpreso.

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12 dicembre 2017 - Posted by | Dark | , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Lietissimo di vederti ancora in attività con il blog, penso che vedrò la serie quanto prima, perché me ne parlano bene tantissimi.

    Commento di Bruno | 17 dicembre 2017

  2. Grazie Bruno!
    Anche io ho deciso di vederla spinto dai tanti commenti positivissimi, comunque partivo con aspettative basse (non mi fidavo molto, dal trailer mi pareva tutt’altro) e sono rimasto favorevolmente sorpreso!

    Commento di tanabrus | 17 dicembre 2017


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