La torre di Tanabrus

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Vikings IV


 

In questi anni mi sono (ovviamente?) appassionato alla serie canadese Vikings.
Dura e cruda, questa serie ha il grande pregio di essere parecchio dettagliata su usi e costumi dell’epoca, o almeno lo era in partenza (non so quanto di alcuni sviluppi recenti sia stato ritoccato per renderlo più appetibile al pubblico, soprattutto per quanto riguarda le vicende relative a Lagertha).
Ma questa serie è una delle serie che mi hanno fatto capire che ormai il mio modo di fruire delle serie tv è cambiato.

Se infatti l’avevo cominciata a guardare seguendone settimanalmente gli episodi, a metà della terza stagione mi ci ero un po’ disaffezionato e ricordo che interruppi la visione con Born again, l’episodio in cui muore Athelstan. Lo avevo trovato troppo mistico per i miei gusti, tra le visioni di Floki e la scena finale di Ragnar che, come alla fine di un percorso personale, indossava il crocifisso dell’amico ucciso.

Poi, dopo qualche mese, è arrivata Netflix in Italia.
E da lì, sopraffatto dalla mole di serie disponibili sulla piattaforma, ho preso ad abbandonare sempre più le serie che seguivo settimanalmente, e che alla fine mi convincevano meno di quelle che potevo guardarmi in blocco, subito disponibili e sottotitolate.
Alla fine, negli ultimi tempi, ho seguito alla vecchia maniera solo Doctor Who e Game of Thrones.
Con un paio di eccezioni, ma comunque sempre a serie terminate.

E in questo modo, qualche mese fa, mi sono riavvicinato a Vikings.
Sono ripartito dal settimo episodio della terza stagione, e poco a poco le trame mi hanno catturato di nuovo, pur con il declino di Ragnar ormai avviato.

Un declino che si palesa in questa quarta stagione, la prima divisa in due parti e lunga il doppio.
La prima parte vede gli eserciti di Ragnar e dei suoi alleati (tra cui il pericoloso Harald che da subito mette in chiaro che il suo obbiettivo sarà quello di diventare il re supremo della Scandinavia, di fatto annunciando a Ragnar che prima o poi lo dovrà affrontare) impegnati in Francia, con la conseguente scoperta del tradimento di Rollo.
Un tradimento che peserà come un macigno sul povero Ragnar, già provato dalla morte di Athelstan, dal rapporto sempre più problematico con Aslaug, dalla crisi con Floki dovuta al delitto dell’amico, al suo averlo dovuto punire per questo e alla morte nel frattempo della sua unica figlia, e anche dalla presenza della schiava cinese Yol, figlia dell’Imperatore e dotata di una scorta di droghe che rendono il condottiero dipendente, essendo l’unico modo in cui ormai riesca a sfuggire ai propri demoni interiori.
E che pesa ancora di più in quanto Rollo riesce a sconfiggere il suo vecchio popolo, malgrado le trovate ingegnose di Ragnar e la ferocia delle sue truppe.
Una sconfitta, la prima, che lo segna profondamente, al punto da abbandonare Kattegart per farvi ritorno solo dopo anni, mostrandoci i suoi figli ormai cresciuti e un clima decisamente ostile nei suoi confronti.
E come dare torto ai suoi vecchi compatrioti? Oltre al fatto che gli ha abbandonati per anni, hanno anche scoperto che ha un figlio bastardo in Sassonia, Magnus, e sopratutto il fato del villaggio che vi aveva lasciato. Un fato che aveva sempre saputo e che aveva scelto di non rendere noto per non venirne incolpato e per potersi concentrare sulla Francia, la sua nuova ossessione.

La seconda parte invece si svolge inizialmente su due binari: la spedizione verso il Mediterraneo di Bjorn, sempre più simile al padre per irruenza e per il desiderio di andare oltre, e la spedizione stracciona di Ragnar in Sassonia per ottenere vendetta.
In questa spedizione, alla fine della quale l’eroe si ritrova solo assieme al figlio storpio Ivar (storpio, si, ma dotato di un ingegno pari a quello del padre, e di una vena di follia che rasenta la malvagità e che lo rende totalmente imprevedibile), Ragnar raggiunge quello che era il suo scopo, venendo infine ucciso e trovando la pace, il Valhalla e tutto quanto. Oltre a gettare le basi per la sua vendetta contro i re sassoni, per mano dei figli.

Avvertita la morte del padre (per mezzo di opportune apparizioni di Odino… utile il Padre degli Dèi!) i figli si riuniscono (Ivar viene rispedito a casa da Ecbert, in virtù dei patti stretti con Ragnar, mentre Bjorn e Hvisterk giungono dalla Spagna) in una Kattegart che è tornata sotto il dominio di Lagertha, dopo l’attacco lampo con il quale i suoi uomini (e le sue donne) l’hanno riconquistata. Lei stessa, non fidandosi di Aslaug o magari solo mossa dal desiderio di vendetta, le pianta una freccia nella schiena quando l’ex regina pensava di avere ottenuto salva la vita. I figli di Aslaug (o almeno Ivar e Ubbe) sono pronti a sfidare la nuova regina e a ucciderla per ottenere vendetta, ma l’arrivo di Bjorn cambia ovviamente le carte in tavola: dopotutto lui è il figlio primogenito, il condottiero, il veterano di guerra, temuto e ammirato dai fratelli. Oltre che il figlio di Lagertha.
Così si passa a organizzare la spedizione vendicativa di Ragnar, alla quale partecipano tutti i regni scandinavi, per i quali Ragnar era un eroe, un mito.

L’esercito più grande mai radunati dai vichinghi solca così il mare, distrugge Aelle e mette in fuga l’intero esercito di Ecbert, che riesce comunque a giocare a Bjorn un tiro simile a quello che Ragnar aveva giocato a lui.
I due re si erano riconosciuti come simili per tutta la loro vita, non per nulla, e anche nella morte si sono dimostrati simili, gettando le basi per vendette sanguinose.

Ma l’evento più sanguinoso, a parte la dolorosa e tristissima morte di Helga che farà sparire dalle scene Floki per la prossima stagione, è il litigio tra i figli di Ragnar (per la gioia di Harald che, poveretto, non sa che il suo tentativo di far occupare una Kattegart quasi sguarnita al suo alleato bastardo sia andato male, e che questi alla fine abbia fatto proprio il suo nome a una infuriata Lagertha) che prima si dividono su quali strade intraprendere (Bjorn e Hvisterk vogliono tornare nel Mediterraneo, Ivar vuole conquistare tutta l’Inghilterra) e poi sfociano in litigi più personali che culminano con Ivar che uccide Sigurd.

Si, c’era animosità tra i due, l’animosità di due fratelli diversi tra loro che crescono invidiando quelli che vedono come i privilegi dell’altro (il bell’aspetto e la mobilità di Sigurd, le attenzioni continue della madre e il suo essere il favorito di Ivar) ma non pensavo Ivar sarebbe arrivato, in uno scatto d’ira, a uccidere un personaggio come Sigurd che fin da piccolo sembrava destinato a grandissime imprese.

Niente più Ragnar quindi.
Quattro figli, uno dei quali sembra stare con Bjorn, che ha ereditato la curiosità paterna e la sua furia guerriera.
Ubbe vuole vendicare la madre ma teneva al fratello, e non è pazzo come Ivar.
Ivar, beh, è ora un fraticida. Aveva ereditato il genio tattico del padre, ma ora le cose per lui si faranno difficili.
E Harald sarà sicuramente pronto a seminare zizzania puntando sul cavallo perdente del mucchio, per portarlo dalla propria parte e usarlo contro i fratelli.

Mentre si preparano le risposte, in Sassonia, di Aethelwulf, ora re di Sassonia, e dell’appena introdotto vescovo guerriero Heahmund.

La serie, insomma, promette di rimanere molto interessante anche senza la figura accentratice e carismatica di Ragnar, puntando sulle faide interne al gruppo degli eredi, e togliendo di torno poco a poco le figure storiche per dare spazio a nuovi personaggi.

Mi dispiace solo che dovrò aspettare parecchi mesi prima che Netflix renda disponibile la prima parte della quinta stagione (cominciata la scorsa settimana con un doppio episodio).

 

5 dicembre 2017 - Posted by | Vikings | , , , , , ,

1 commento »

  1. Pur con alti e bassi, ho trovato questa serie ben fatta e interessante.

    Commento di M.T. | 11 dicembre 2017


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