La torre di Tanabrus

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Peter Pan


loisel

Sull’onda emotiva della scoperta del vero Peter Pan di Barrie mi sono deciso a riprendere in mano il bel volume della BD, Peter Pan, di Régis Loisel.
Un volume preso qualcosa come otto anni fa, quando su un altro blog (all’epoca era al suo apice la blogsfera…) venne consigliato caldamente da uno dei miei spacciatori di titoli più fidato.
All’epoca lo comprai subito e me lo lessi, e si, mi piacque ma moderatamente. Non mi aveva entusiasmato, pensavo fosse la classica rivisitazione di un grande classico, in chiave più dark, più cattiva, più adulta.
Si, c’erano violenza e allusioni sessuali, tonalità molto cupe, morti dolorose. Ma lo avevo preso per una semplice, nuova trasposizione.

Quanto mi sbagliavo!

Rileggendolo invece ora, dopo aver terminato la lettura dell’opera di Barrie, posso apprezzarne appieno lo spirito, la fedeltà all’originale, i richiami.
Loisel, fumettista francese vincitore di parecchi premi, ha ideato quest’opera come prequel di Peter e Wendy, scegliendo di ignorare la genesi di Peter Pan narrata precedentemente in Peter Pan nei giardini di Kensington e fornendoci la sua versione della nascita di Peter Pan e dei Bambini Sperduti.

Abbiamo così una Londra cupa, vittoriana.
Povertà e delinquenza ovunque, prostitute e molestatori in giro per le strade di notte, volgarità e maldicenze ovunque.
In questo ambiente che sembra uscito da un libro di Dickens si muove Peter, un ragazzino orfano di padre che vive con una madre alcolizzata e violenta, ama raccontare storie ai bambini dell’orfanatrofio e ha come una ancora di salvezza gli incontri con un vecchio e benestante dottore che lo ha preso sotto la sua protezione insegnandogli a leggere e a scrivere, e facendogli quasi da padre putativo.

Le cose per Peter cambiano quando lo raggiunge Campanellino, una bella fatina (con un carattere particolare, permaloso e geloso, vendicativo e crudele all’occasione) che lo conduce in volo all’Isola che non c’è.
Era stata mandata sulla Terra (l’Isola è un luogo reale, ma immaginario per chi si trova nel mondo reale) da Pan, il capo delle creature immaginarie.
Si, proprio Pan, il satiro della mitologia, qui quasi coetaneo di Peter.
Hanno bisogno di Peter perché, visto che Campanellino l’ha scelto, deve essere il prescelto, e salvare l’Isola dal temibile Capitan Uncino.
Un’altra persona reale, giunta lì per caso col suo vascello pirata, ammaliata dal canto di una sirena che poi è rimasta fatalmente sedotta dall’uomo, arrivando a confessargli l’esistenza di un tesoro nascosto nelle acque della baia.
Un tesoro che ora Uncino vuole, un tesoro che le creature fantastiche dovranno invece difendere con tutte le loro forze visto che da quel tesoro dipende l’esistenza stessa dell’isola.

Il bello di questa Isola che non c’è è il suo essere in linea con la storia di Barrie, al pari di Peter Pan.
L’Isola è abitata da creature fantastiche, certo: sirene, coboldi, satiri, fate, e poi indiani e pirati.
Ma le sirene non riescono a non comportarsi secondo la loro natura, e cercano di affogare chiunque resti ammaliato da loro, Peter compreso.
I coboldi, piccoli e all’apparenza innocui, sono feroci in battaglia come sanno bene i pirati.
Le fate sono creature magiche, graziose, ma dispettose, a volte crudeli e malvage. Come deve essere.
Gli indiani sono letali, orgogliosi, pericolosissimi in combattimento.
I pirati sono avidi, vendicativi, violenti. Uncino stesso li getta allegramente in pasto al Coccodrillo che lo segue per punirli se vanno contro i suoi ordini.

Un’isola certamente pericolosa, dove Peter si trova a suo agio.
Nei suoi viaggi tra Londra e l’Isola diventa sempre meno Peter e sempre più Peter Pan, abbandonando poco a poco la sua umanità per diventare come le creature immaginarie.
E i suoi legami con il mondo reale, già abbastanza esili, si spezzano del tutto: la morte del dottore, la morte della madre, la fuga sull’Isola dei bambini dell’orfanatrofio, ora Bambini Sperduti.
Un’isola dove tutti sono lieti di combattere e uccidere, con la spensieratezza e l’innocenza di un gioco.
Un’isola dove tutto viene dimenticato, anche l’esistenza in passato di un Pan separato da Peter o la morte di Rose. Cose dimenticate da tutti, meno che dal fratello di Rose che alla fine infatti viene rispedito sulla Terra, non prima però che ne siano stati ipotizzati allegramente da tutti i bambini diversi tipi di morti, poi lasciate cadere solo perché gli avrebbero creato fastidio.

Un’opera davvero cruda, che rispecchia perfettamente il testo originale.
Un’opera che se approcciata conoscendo solo la versione edulcorata, buona e moralista della Disney risulterà sopra le righe, eccessiva e spesso insensata. Per essere pienamente apprezzata necessita prima di una lettura di Barrie.

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26 novembre 2017 - Posted by | Loisel Régis, Uncategorized | , , ,

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