La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Dune


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Qualche giorno fa ho iniziato una rilettura che stavo covando da mesi: la rilettura del capolavoro di Herbert, ovvero la saga di Dune.

Una rilettura dovuta, visto che ho letto questi libri una decina di anni fa, quando la Sperling & Kupfer diede alle stampe due grandi tomi che raccoglievano i sei libri di Frank Herbert, dando modo ai nuovi lettori di scoprire questa storia avvincente.

 

All’epoca mi entusiasmai immensamente: i duri Fremen del deserto, i vermi delle spezie, l’aridità di Arrakis, la faida tra gli Atreides e gli Harkonnen, i Mentat, le streghe Bene Gesserit, la divinità di Paul e di sua sorella… Una saga fantascientifica come esistevano un tempo, simile per concetto a un’altra saga fondamentale del genere che però è adesso ancora viva e vegeta, Star Wars.
Una saga di fantascienza pura, con una struttura feudale cosmica, con la tecnologia avanzata che convive con poteri mentali che rasentano la magia. E il tutto condito da un misticismo che costeggia le teorie del multiverso.

Il mio grande dubbio al riguardo era: a distanza di dieci anni, e di moltissimi libri e opere correlate, mi sarei ancora emozionato con Paul Atreides?

La risposta è si, eccome!
Anche se, devo ammetterlo, mi sono ritrovato a leggere queste pagine con uno sguardo più smaliziato.
Ho amato la contrapposizione tra Harkonnen e Atreides, ma ora trovo che per quanto utile e piacevole, questo scontro sia eccessivamente tratteggiato in bianchi e neri.
Gli Harkonnen sono tutti marci e cattivi, a partire dal Barone depravato e orrendo a vedersi, incapace di camminare senza supporti tecnologici, fino al suo erede malvagio e insidioso, e al loro Mentat che non è altro ormai che un assassino folle. Mentre il capo delle guardie è un debole assoggettato alla droga.
Gli Atreides invece sono nobili e saggi, onesti e leali. La loro parola è sacra, mettono le persone prima dei soldi, sono amati dai loro sottoposti. Il Duca Leto è praticamente un Ned Stark dotato di senso politico, la concubina Jessica è una strega Bene Gesserit che per amore ha disubbedito alla sua gente generando un figlio maschio. Il loro Mentat è vecchio ma temuto da tutti per la sua potenza, leale fino alla morte. I capi delle guardie sono personalità di spicco attratte dal carisma e dalla bontà della casata, tutti incorruttibili, forti e coraggiosi.
Cioè, non c’è paragone. Qui i buoni e belli, là gli infidi brutti e malvagi che complottano per eliminare chi è migliore di loro.

Un’altra cosa che non ho amato in questa rilettura è stato come, da un certo punto in poi, la storia di Paul prosegua con l’avanzamento rapido, e noi subiamo svariati salti temporali non preannunciati e consecutivi, fino a rallentare nuovamente un minimo per il finale del libro. Le classiche situazioni che mi fanno pensare a una vignetta di Leo Ortolani in Il signore dei ratti, quando la guerra al fossato di Helm viene descritta tra gli sbadigli dai guerrieri sugli spalti, che giustificano la cosa dicendo che l’autore non ha voglia di disegnarla.

Questo non per dire che il libro non mi sia piaciuto, tutt’altro… ora sono anzi in grado di vedere come abbia lasciato il segno a distanza di decenni su un altro grandissimo autore, per esempio, quale Robert Jordan. La storia è costruita benissimo, la cultura fremen è affascinante e ancora di più lo è la cura certosina con la quale Herbert ha creato il mondo di Dune, l’ha reso inospitale, lo ha popolato con gente per necessità ancora più dura, e ha creato un ecosistema misterioso in grado di darci l’aridità di Arrakis, i vermi del deserto e la spezia richiesta da tutto l’universo.

Inoltre mi ha fatto andare a indagare sul sito dell’accademia della crusca riguardo al termine jihad, qui riportato giustamente come maschile mentre finora lo avevo sempre e solo trovato come femminile.

Ora passerò al secondo libro, Messia di Dune. A quanto ricordo lo avevo visto come il più debole della prima trilogia.

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17 febbraio 2017 - Posted by | Herbert Frank | , , , , , , ,

1 commento »

  1. Sono perfettamente d’accordo sul tratteggiamento bianco/nero fra gli Atreides e gli Harkonnen. Penso che sia un limite del libro, uno si aspetterebbe, con la sensibilità di oggi, di trovare fra i “cattivi” qualcuno di cui si possa dire: almeno è un brillante stratega, almeno è misericordioso coi prigionieri e mantiene la parola, almeno è costretto a obbedire agli ordini… cose così che permettono di mantenere un approccio un po’ più realistico anche quando si decide di usare un tratto “manicheo.”
    Per quanto riguarda ogni confronto con Star Wars, penso che Dune abbia una profondità e una cura nella costruzione del mondo molto maggiore, ma non penso che sia opportuno calcare la differenza perché un libro ha, ovviamente, molto più spazio per dilungarsi sui dettagli.
    Sono molto curioso sulle future interpretazioni che questo libro avrà sullo schermo. Il film di David Lynch, per quanto problematico nella realizzazione e a volte difficile da seguire, a mio parere mostra le possibilità di questa storia.

    Commento di Bruno | 18 febbraio 2017


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