La torre di Tanabrus

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Il Cartello


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Avevo letto Il potere del cane diversi anni fa, così prima di leggere questo sequel mi sono concesso una doverosa rilettura del primo libro.
E confesso una cosa: leggere questi due libri così, di seguito, uno dopo l’altro, è una di quelle cose in grado di estraniarti dalla realtà che ti circonda, di modificarti un poco lo stato d’animo, di incupirti e di farti pensare.
Adoro i libri in grado di farlo!

La storia di questi due libri è semplice, a livello concettuale: Keller è un agente della neonata DEA, spedito in Messico per ottenere qualche risultato.
Barrera è un ragazzo, i due fanno amicizia, lo zio di Barrera è ai vertici della polizia e salva la carriera di Keller, alleandovisi e muovendo guerra ai cartelli di droga. Ottengono risultati. Ma tio Barrera è molto più di questo, e usando gli sforzi di Keller ha semplicemente eliminato la concorrenza, riuscendo a creare una potentissima federacion di narcotraffico, radicata nella polizia e nella politica, che riunisce tutti i cartelli sotto il suo controllo.
Keller non ci sta e gli muove guerra. E quando un suo collega viene torturato e ucciso, la cosa diventa personale, il motore di ogni cosa diventa la vendetta, e poco a poco il suo vecchio amico Barrera arriva a desiderare la stessa cosa, la vendetta, nei confronti di Keller.
Un gioco mortale di vendette e odi che attraversa decenni e un’infinità di vite, oltre all’intera narcoguerra messicana.

Ecco, la storia sembra semplice.
Però Winslow riesce a dipingerla con un realismo spaventoso, tanto più che utilizza protagonisti inventati… inventati ma basati su narcotrafficanti reali, come el patron Pablo Escobar.
E ho idea che la serie Netflix (uscita insieme al secondo libro, Il cartello, due anni fa, mentre il primo libro è del 2005) Narcos, dedicata a Pablo Escobar e alla guerra della droga in Colombia, debba non poco proprio a Il potere del cane a livello di costruzione della storia. Insomma, il cerchio che si chiude.

Comunque, per quanto sia bello Il potere del cane, devo ammettere che Il Cartello  colpisce anche di più.
Nel primo abbiamo visto la caduta nel vortice nero del narcotraffico del giovane Adan Barrera, e abbiamo assistito a come Keller sia diventato uguale ai suoi nemici per riuscire a combatterli, infrangendo ogni regola e oltrepassando linee.

Adesso è passato diverso tempo, ma quando Barrera torna in scena, Keller esce dal suo ritiro e torna in campo pure lui, per chiudere la partita.
Keller dà la caccia a Barrera, Barrera mette taglie sulla testa di Keller.
Barrera ha il Cartello, Keller ha le forze speciali messicane.
Barrera corrompe e uccide, Keller forza la mano, prevede, intuisce, pressa. Uccide.
E poi nella loro guerra privata che comprende l’intero Messico irrompono nuovi personaggi.

Giovani narcotrafficanti ambiziosi, nuovi cartelli paramilitari, nuove frontiere, nuovi reparti speciali.
Ma anche giornalisti in cerca di verità e di giustizia, poliziotti onesti e integerrimi, donne forti e coraggiose non disposte a piegarsi alla violenza delle gang.

Winslow ci mostra che la guerra della droga in Messico non è composta da bianchi e neri.
E dipinta con scale di grigi, abbiamo i cattivi, e i più cattivi, e i meno cattivi.
Keller è il buono, teoricamente, ma le sue azioni non sono da meno di quelle dei suoi avversari.
Barrera è il cattivo, ma di fronte ai nuovi Zetas sembra quasi buono.
Gli Americani sarebbero i buoni, ma si dimostrano tendenzialmente egoisti che perseguono solo i propri interessi personali.
I messicani sono deboli e corrotti, ma hanno le loro ragioni.

Non ci sono buoni.

A parte poche eccezioni, che solitamente come le vedi pensi “questo muore male, è sicuro”.

Un affresco senza speranza e cinico che fa rizzare i peli.

Ho trovato un articolo del New York Times in cui parlano di Winslow, ma anche delle serie di Netflix e dell’ondata di opere dedicate ai narcotrafficanti.
L’articolo verte sul rischio di glorificare la vita dei narcos, come era successo in passato con la mafia.
E a domanda, Winslow risponde.

Risponde dicendo che tutti i giorni si fa lui stesso la stessa identica domanda, e che alla fine decide che la cosa giusta è informare la gente scrivendo di queste cose.
Ma ugualmente, continua a domandarsi se non stia oltrepassando qualche linea, se non stia solamente facendo della pornografia della violenza.

Per me, proprio per come sono scritti questi libri, lui non corre il rischio di glorificare la vita dei narcos (magari pornografia della violenza ci può stare, ma se le cose lì stanno così non è che può edulcorarle…). Tutti sono cattivi, tutti muoiono male. Più realistico di così…

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14 febbraio 2017 - Posted by | Winslow Don | , , , , , , , , , ,

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