La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Sixty-one nails


 

Formato: Digitale
Lingua: Inglese
Pagine versione cartacea: 528
Data di pubblicazione: 2009
Saga: Courts of the Feyre
Sixty-one nails (2009)
The road to bedlam (2010)
Strangeness and charm (2012)
The eighth court (2013)

Avevo letto azzardati paragoni tra questo libro e “Nessun Dove”, di Gaiman.
Alla fine ho deciso di dargli una possibilità, ma il risultato è stato prevedibilmente deludente.

Ci sono delle similitudini tra i due libri? Certo.
Sono ambientati a Londra, prevedono escursioni in luoghi oscuri della città e nell’undeground, e mostrano come a Londra vivano creature di cui le persone comuni ignorano l’esistenza. E il protagonista è un uomo, un adulto, che di punto in bianco scopre tutto questo.

Insomma, bene o male la trama di buona parte dei libri urban fantasy (ipotizzando che l’ambientazione sia Londra invece di altre città, limitando la ricerca ai protagonisti maschili e passando sopra alla questione della sindrome da “ultimo arrivato”.

Un po’ pochino per accostare i due libri.
Tanto più che questo libro ha parecchie pecche.
E’ abbastanza ingenuo, lo stile è scorrevole ma ripetitivo, l’elemento romance diventa predominante ma sembra nascere letteralmente dal nulla.
E la trama stessa è debole, barcollante: passi per il grande rituale da mantenere perché la settima corte resti bandita dal mondo, passi per il suo indebolimento e per la vecchia ogre che manipola gli eventi, grazie alla sua preveggenza, per far si che Blackbird e Rabbit si trovino invischiati e risolvano la situazione.
Ma sembra molto tirato il fatto che non si possa chiedere l’aiuto delle Corti perché è un segrto segretissimo e ti uccideranno solo per averlo scoperto. Suvvia.
Così come è assurda la sorpresa per la natura di Rabbit, visto quanto viene detto nel finale dalla Corte stessa: se il tipo di magia è “tirato ai dadi” per i mezzosangue, statisticamente dovrebbero esserci molti altri come lui. Invece nessuno ne ha mai visto uno. Neanche quelli della Settima. Tsk.

Ci sono spunti interessanti, come il tentativo di unire la vecchia immagine delle fate che rubano bambini al mondo attuale collegando il tutto con il nostro Rituale, o il modo in cui la magia funzioni principalmente per auto convinzione.

Ma altre cose (come l’intera tirata sulla caccia a Rabbit da parte della polizia, finita poi con una pacca sulla spalla… e che malgrado tutto non sarebbe potuta finire molto peggio anche senza l’aiuto delle alte sfere) demoralizzano abbastanza. E alcune cose spiccano sempre in negativo, non solo nel rapporto tra Blackbird e Rabbit ma anche nel modo in cui questi riesce nella sua impresa (sia per l’interruzione della lotta, sia per la scelta dell’impresa, sia per la sua riuscita senza senso).

Un libro deludente, purtroppo.

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1 agosto 2015 - Posted by | Shevdon Mike | , , , , ,

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