La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The kingdom beyond the waves


 

Formato: Digitale
Lingua: Inglese
Prezzo: € 4,08
Pagine versione cartacea: 564
Data di pubblicazione: 2008
Saga: Jackelian
The court of the air (2007)
The kingdom beyond the waves (2008)
The rise of the Iron Moon (2009)
Secrets of the Fire Sea (2010)
Jack Cloudie (2011)
From the deep of the dark (2012)

 

Ricordo di essermi emozionato leggendo il primo volume di questa saga, al punto da decidere, anche se blandamente, di proseguire la sua lettura.

Di questo sequel ho letto da più parti che la scrittura di Hunt è migliorata, e che è un bel passo in avanti rispetto a “The court of the air”.

Allora perché mi sono ritrovato a sbadigliare? Ho faticato ad arrivare ai capitoli finali di questo libro, addormentato da una vasta parte centrale che ho superato con difficoltà. Non ne saprei dire il motivo, se le troppe situazioni in cui si trovano i personaggi, spesso risolte anche rapidamente, o le trame che non mi hanno catturato, o lo stile stesso dell’autore, perché no.

Potrebbe essere che dalla mia lettura del primo libro a questa lettura del secondo sono passati sei anni.
Sei anni durante i quali ho ampliato parecchio il mio bagaglio di conoscenza della letteratura fantastica, mentre all’epoca il predecessore di questo libro mi apriva un universo fino ad allora neanche intravisto.
Sei anni durante i quali ho incontrato, per dirne uno, China Mieville.
Stessa visionarietà, un pizzico più di follia, altro universo enorme, altre trame complicate. Ma uno stile nettamente migliore.

Posso dire che l’inizio del libro è stato piacevole, e che i capitoli finali si leggono bene.
Che nel libro ci sono buoni, ottimi spunti. E di sicuro l’autore non manca di fantasia.
Che il mondo in cui si muovono i personaggi è affascinante come lo ricordavo, anche se l’ipotesi gettata lì che sia il nostro mondo nel futuro non mi piace, è un po’ troppo abusata ormai.
Anche la trama, tra il complotto globale e un’avventura alla Indiana Jones, non sarebbe male.

Ma non posso in tutta onestà valutare positivamente un libro che mi ha fatto spesso sbadigliare e che mi sono dovuto sforzare di continuare a leggere. Una buona lettura deve procurare il piacere della lettura, o in alternativa far ragionare, fornirci nuove conoscenze, farci porre interrogativi.
Altrimenti non vale il tempo concessogli, a mio avviso.
E in questo caso, per quanto mi riguarda, non ne è valsa la pena purtroppo.

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25 luglio 2015 - Posted by | Hunt Stephen | , , ,

1 commento »

  1. Capisco il problema. Anche la complessità deve avere un qualche tipo di “payoff,” altrimenti è fine a sé stessa. Tutto ovviamente è soggettivo: con Erikson per alcuni va benissimo così, io mi domando se ne valga la pena. Wolfe a me piace per quanto complesso e a tratti incomprensibile, altri lettori non lo sopportano.
    Quanto alle idee visionarie o stravaganti, con tutto il proliferare di weird, bizzarro e chi più ne ha più ne metta, ammetto che a volte preferisco leggere qualcosa di più… tradizionale.

    Commento di brunobac | 26 luglio 2015


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