La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Golden fool


 

Formato: Digitale
Lingua: Inglese
Prezzo: € 4,32
Pagine versione cartacea: 723
Data di pubblicazione: 2002
Saga: The tawny man (L’uomo ambrato)
Fool’s errand (2001)
Golden fool (2002)
Fool’s fate (2003)

Questo è il tipico “volume di mezzo” in una trilogia.
Privo di una trama vera e propria, privo di grande azione o anche solo di eventi memorabili, si limita a fare evolvere i personaggi e i rapporti tra di loro, facendo nel frattempo procedere gli eventi iniziati nel primo libro preparando il terreno per la conclusione della trilogia.

Quindi, a rigor di logica, questo libro mi avrebbe dovuto annoiare.
Dovrei scrivere, in questo momento, che sì, è scritto bene, ma è un libro inutile ai fini della trama, poteva essere condensato in molte meno pagine, non ha azione e non succede niente.
Dovrei dargli tre stelline, magari.

E invece no.
Invece gli dò un punteggio pieno, e lo inserisco tra i libri più belli letti quest’anno.
Come mai?

Onestamente non lo so nemmeno io.
Non so se è per la caratterizzazione stupenda dei personaggi della Hobb, che prendono vita davanti ai nostri occhi e ci restano in testa anche dopo averne letto le gesta.
Non so se è perché vediamo questo nuovo Fitz adulto fare i conti con alcuni giovani irrequieti come lo era lui alla loro età, dovendo venire a patti con i problemi d’amore del suo figlioccio (ma visti i trascorsi con Molly essendo anche incapace di dirgli con convinzione di comportarsi come lui non si era mai comportato, malgrado i consigli degli adulti) e con la testardaggine e il candore del principe.
Non so se è perché oltre a trovarsi ora in questa strana posizione di “Burrich” o “Umbra” nei confronti di ragazzi che gli ricordano sé stesso, si trova anche a fare i conti col tempo che passa per chi era adulto quando lui era un bambino, dovendo quindi accettare l’umanità di Umbra, il peso dei suoi anni, il suo orgoglio, l’avidità della sua sete di conoscenza. Arrivando a capire che ormai non può più fare affidamento totalmente su di lui.
Non so se è perché ricompaiono i personaggi della trilogia dei Mercanti di Borgomago, e le due trame vengono intrecciate insieme.
Non so se è perché il Matto ci stupisce ancora una volta con ciò che ha fatto tra la prima e la seconda trilogia dei Lungavista, facendoci riflettere su quanto abbiamo letto finora.
Non so se è per il suo rapporto con Fitz, che è sempre stato particolare e che ora rischia una crisi definitiva.
Non so se è per la ricomparsa della donna pallida che aveva causato la guerra della prima trilogia, e che è la nemesi del Matto.
Non so se è per la piccola soddisfazione provata nel riconoscimento dell’identità di Fitz e di ciò che fa, da parte della famiglia reale.

Non lo so.
So solo che questo libro mi ha fatto stare a leggere fino a notte fonda, anche se ero stanco morto, al grdo di “un altro capitolo e poi basta”. So solo che Fitz e il Matto non vogliono uscire dalla mia testa.
E so solo che quando queste cose succedono, è perché si ha a che fare con un gran bel libro, e con un ottimo autore.

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2 luglio 2015 - Posted by | Hobb Robin | , , , , ,

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