La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio


 

Autore: Haruki Murakami
Formato: Hardcover
Lingua: Italiano
Prezzo: € 20,00
Pagine: 260
Data di pubblicazione: 2013 (Italia 2014)

Cosa avrebbe potuto scrivere Murakami dopo quello che è potenzialmente il suo capolavoro, 1Q84, l’apice di un cammino passato dalla serie del Ratto? Mi ero posto il dubbio, e la risposta è arrivata con questo nuovo libro.

Un libro che mi ha ricordato più che quei libri un altro testo di Murakami, quello che me lo aveva fatto conoscere e cominciare ad apprezzare, Norwegian wood.

Il soprannaturale, l’onirico, l’altro compaiono sì in questo libro, ma sullo sfondo, senza mai essere più che semplici sensazioni, pensieri, sogni. Abbiamo quindi una storia più ancorata alla realtà, meno surreale. Una storia con il tipico protagonista Murakamiano (maschio, tra il giovane e il non più tanto giovane, di indole passiva, con un qualche tipo di vuoto interiore e problemi di socializzazione) e i tipici comprimari (suoi coetanei più spigliati e meglio integrati nel mondo, pur se con i loro fantasmi personali; una donna energica, sicura di sè e tremendamente intuitiva).
Abbiamo anche la ragazza distrutta dalla propria troppa emotività.
E ovviamente abbiamo la musica. Liszt, questa volta. Altrettanto ovviamente dopo aver letto il libro mi sono fiondato a sentirmi Le mal du pays, e ritengo probabile che in futuro mi godrò gli interi anni di pellegrinaggio (che danno parte del titolo al libro).

La trama è semplice, Tazaki è un ingegnere e lavora alla ristrutturazione delle stazioni ferroviarie, il lavoro che aveva sempre voluto fare. Sta uscendo con Sara, una donna di poco più grande di lui, e la loro storia sembra poter procedere a un livello superiore… non fosse che lei intuisce che qualcosa non va, in Tazaki. E facendosi raccontare la sua vita, scopre che al liceo aveva formato con altri quattro amici un gruppo ristretto e unitissimo, una società a sé stante in cui tutto veniva fatto in gruppo e non esistevano segreti né litigi. (Un gruppo dove lui si sentiva comunque un poco differente dagli altri, visto che era l’unico a non avere un colore nel nome. Da cui l’altra parte di titolo)
Un’utopia che era sopravvissuta anche al suo partire per Tokyo per frequentare l’universa, ma che si era infranta quando di punto in bianco loro lo aveva espulso dal loro circolo, repentinamente, senza spiegazioni, senza appelli.
Una ferita che lo aveva lasciato distrutto, sull’orlo della morte per mesi, fino a quando non era tornato alla vita scoprendosi in un corpo ormai mutato, cambiato in quei mesi di limbo di cui ricordava solo la disperazione e la desolazione, la facilità con la quale avrebbe potuto lasciarsi scivolare nell’oblio della morte, se solo se ne fosse presentata l’occasione.

E Sara lo costringe a fare i conti col passato.
Capire cosa fosse successo, perché si fosse verificato quell’evento così traumatico per lui.
Chiudere i conti col passato per poter avere un futuro con lei.

E poi ovviamente abbiamo l’oniricità soffusa, quasi sullo sfondo.
Il racconto di Haida con il musicista che attende la morte e vede i colori delle persone, il sogno con Kuro e Shiro che si trasformano poi in Haida, Haida stesso che lo osserva mentre lui si ritrova come paralizzato, il limbo nel quale aveva vissuto nei mesi dopo l’espulsione dal gruppo, le vicende relative alla morte di Shiro.

 

Niente di nuovo per Murakami insomma, un libro abbastanza breve con tutti gli elementi tipici della sua scrittura ben presenti nella trama.
Ma non per questo un libro meno affascinante, la penna di quest’uomo ha un che di ipnotico e i suoi personaggi ti entrano dentro come pochi. Comincio a pensare che potrebbe scrivere cento variazioni delle stessa storia e renderle tutte ugualmente affascinanti.

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26 dicembre 2014 - Posted by | Murakami Haruki | , , , ,

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