La torre di Tanabrus

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Il mezzo re


 

Autore: Joe Abercrombie
Formato: Hardcover
Lingua: Italiana
Prezzo: € 16,00
Pagine: 298
Data di pubblicazione: 2014
Saga: Il mare infranto
Il mezzo re (2014)
Half a world (2015)
Half a war (2015)

Ero molto curioso di leggere questo libro, col quale Abercrombie si è affacciato sul mondo dello young adult.
Facendolo alla sua maniera, ovviamente.

Un’ambientazione vichinga, con molti regni affacciati su un mare infranto. Regni bellicosi e guerrieri, feroci e fieri, dediti a razzie e schiavismo.
Un’ambientazione dove al fianco dei re ci sono i ministranti, dotti ed eruditi che rinunciano al proprio passato e alla possibilità di mettere su famiglia per servire il re cui giurano fedeltà… legati però pur sempre al loro ordine. In pratica, sono maestri della cittadella un poco modificati, che comunicano tra loro per mezzo di volatili: colombe, corvi o aquile. Come dicevo, Maestri.
E in questa ambientazione cruda e crudele, realistica, spuntano ovunque rovine antiche. Rovine elfiche, meravigliose e immense.

Come lo scranno nero, il trono sul quale siedono i re di Gettland.

Il giovane Yarvi è il principe minore di Gettland, ma è il disonore della famiglia.
Un po’ Hiccup (dati i natali e l’ambientazione, e l’inadeguatezza per la guerra) e un po’ Tyrion Lannister (dato il suo essere considerato  un mezzo uomo, odiato dalla famiglia e disprezzato da tutti… perché non ha la mano sinistra, è nato storpio. Quindi niente gloria guerriera per lui), è promesso ai Ministranti. Prenderà i voti, supererà con la sua enorme intelligenza la prova necessaria a entrare nell’ordine e infine tornerà a casa per consigliare come Ministrante suo padre prima e il suo valoroso fratello poi.

Ma le cose non vanno sempre come si vorrebbe.
Padre e fratello muoiono in un’imboscata, e Yarvi si ritrova sullo Scranno, con un futuro da marionetta nelle mani della sua eccellente madre, la Regina Dorata Laithlin, abilissima mercante in grado, secondo le dicerie, di tessere oro dall’aria (e qui pensiamo al buon vecchio Tywin Lannister, vero?)
Ovviamente non dura nemmeno un giorno, prima che lo zio adorato lo uccida durante un raid vendicativo per la morte del vecchio re.

Yarvi non muore, la scampa all’ultimo minuto ma viene catturato dal re nemico che non riconoscendolo lo vende come schiavo.
E qui comincia la sua odissea, rematore incatenato su una nave mercantile, costretto a lottare per restare in vita e senza troppa speranza di poter tornare a casa per vendicarsi dello zio, colpevole del suo tentato omicidio e, come ha scoperto, dell’omicidio del resto della sua famiglia, madre esclusa.
Si farà alcuni amici importanti, tra i quali il misterioso spadaccino Nulla e la sua coetanea Sumael.

E alla fine del suo cammino sarà cresciuto, maturato. Più forte, più duro, più spietato.

 

La prima parte del libro, e certe impostazioni dell’ambientazione, richiamano troppo la saga di Martin per essere fattori casuali… penso più a una ragionata scelta dell’autore per dare un terreno non troppo sconosciuto a un pubblico ormai avvezzo tra libri e televisione al mondo di Westeros.
Ma che ho trovato a volte quasi irritanti.

Ma verso la fine… beh, i colpi di scena si sprecano.
E se abbiamo passato buona parte del libro a immaginare una sorta di triangolo tra Yarvi, la sua promessa sposa Isriun e la navigatrice Sumael, beh, quello che otteniamo alla fine è ben diverso.
Così come certi giuramenti trovano compimento, e non si può fare a meno di apprezzare la scelta dei termini utilizzati (per quello di Nulla sono tornato indietro a leggere le sue parole, temendo una contraddizione).
E la verità nascosta dietro alle morti del padre e del fratello di Yarvi sarà veramente sorprendente, non dubito sarà il motore per gli avvenimenti dei prossimi libri.
Da una parte abbiamo quindi l’esplosività del finale, il ribollire di colpi di scena. E ci aggiungo una scorrevolezza e una leggerezza piacevolissime.
Di contro però, oltre alle già citate similitudini con l’ambientazione di Martin, c’è un problema più grave a mio avviso: la mancanza di empatia.
Alla fine mi ritrovo a non provare alcun sentimento particolare verso Yarvi, né all’inizio né durante la fuga\marcia, né quando affronta la morte di un amico, né quando siamo alla fine del libro. La schiavitù in mare, sopratutto, mi fa venire in mente una situazione simile capitata a un altro ragazzino, in altri libri… mi riferisco a Wintrow nella saga dei Liveship Traders di Robin Hobb. Le due situazioni non sono lontanamente paragonabili in quanto a pathos e a vicinanza del lettore al ragazzo reso schiavo.
Ecco, purtroppo l’indifferenza che ho provato nei confronti di Yarva mi ha ricordato quella provata leggendo Prince of thorns, uno dei fantasy più sopravvalutati degli ultimi anni a mio avviso, e una grandissima delusione.

Qui non siamo a questi livelli, ma il buono della scrittura e dei colpi di scena non basta a rendere più che sufficiente un libro che, almeno per quanto mi riguarda, fallisce nel farmi provare empatia verso il protagonista.

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19 novembre 2014 - Posted by | Abercrombie Joe | , , , , , ,

5 commenti »

  1. Pur non essendo nulla di molto originale, a partire dall’ambientazione, per finire nella storia (appena comparso Nulla, sapevo già chi fosse, era un colpo di scena davvero scontato), non ho disprezzato questo libro. Non ci ho trovato i richiami pesanti che dici tu alle cronache (dopo tutti l’ambientazione vikinga quella è), forse solo qualche assonanza che non mi ha dato poi così fastidio. La schiavitù al remo l’ho invece trovata simile a quella del protagonista delle Cronache dei Sassoni (pur con i dovuti distinguo, chiaramente) e pure io sono rimasto piacevolmente sorpreso dal finale.
    C’è comunque da dire che questo romanzo con lo young adult non ha proprio niente a che vedere:D

    Commento di Munky | 19 novembre 2014

  2. Aggiungi che io avevo visto arrivare TUTTI i colpi di scena (compreso l’ultimo) e capirai perché sia rimasta quantomeno perplessa da questo romanzo. Che si legge con gran piacere, per carità, ma infastidisce per l’impressione che nella letteratura per ragazzi si possa sempre dare meno, in quanto a costruzione di personaggi e vicende, che in quella per adulti. =.=

    Commento di librisognanti | 19 novembre 2014

  3. Anche perché per il resto Abercrombie ha già dimostrato di cosa sia capace

    Commento di tanabrus | 19 novembre 2014

  4. Già la lettura di alcuni brani non mi avevano convinto, il tuo commento e quello di librisognanti confermano le mie impressioni: per questo punto ad altre opere di Abercrombie.

    Commento di M.T. | 19 novembre 2014

  5. Anche.

    Commento di librisognanti | 19 novembre 2014


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