La torre di Tanabrus

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House of cards


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Serie tv di Netflix, basata sulla miniserie BBC a sua volta tratta dai libri di Dobbs, due stagioni in saccoccia e una terza che dovrebbe partire a febbraio.
Una serie fondata sulla politica e sugli intrighi di potere, una serie che quindi ho sempre schivato agevolmente visto che in passato questi argomenti non mi avevano interessato granché nelle serie tv.
Una serie che poi, dopo aver visto i primi episodi, mi ha conquistato malgrado tutto.

Malgrado tutto perché più si procede con la visione della serie e più si conosce il protagonista, Frank Underwood, deputato democratico e capogruppo del partito.
E più conosciamo Frank, più scopriamo quanto sia infido, sleale, scorretto e privo di scrupoli.
Allo stesso tempo la sua sagacia politica, la sua faccia di bronzo, la capacità recitativa di Kevin Spacey, la sua stessa assenza di scrupoli per ottenere il proprio fine lo rendono poco a poco non dico simpatico, ma affascinante.

Non si può non essere attratti dalla sua figura, da come con promesse, favori e ricatti riesce sempre a ottenere quello che vuole.
Da come i suoi piani si dipanano lentamente e sfruttando ogni mezzo e persona a sua disposizione, per arrivare al risultato finale.

I primi episodi della prima stagione sono in realtà un po’ debolucci: probabilmente per introdurci a tutti i personaggi, ma queste prime puntate sembrano seguire un canovaccio prefissato in cui a Frank viene posto dalla presidenza un obbiettivo, lui si pone il proprio che copra quello ufficiale, sorge un ostacolo e lui in qualche modo lo aggira o lo demolisce.
Poi la serie ingrana, le trame si moltiplicano e la posta in gioco sale di continuo quando i molti ricatti e favori su cui tutto si fonda rischiano di venire alla luce, facendo crollare la sua rete di potere e i suoi piani. Piani e poteri che più ci avviciniamo al finale di stagione, più traballano mostrandosi per quello che sono realmente, cioè un meraviglioso castello di carte che può cadere a ogni soffio di vento.

 

La seconda stagione, per contro, vedrà Frank con un nuovo ruolo politico, sempre più vicino al suo obbiettivo, ma anche per la prima volta costantemente sotto i riflettori. Non più un uomo che agisce nell’ombra, ora è un nome importante del governo e noto a tutti quanti. Ogni cosa che fa viene seguita e analizzata, deve quindi muoversi con cautela, la sua libertà di azione enormemente limitata, le sue responsabilità infinitamente maggiori e con esse molto, moltissimo di più da perdere.
La Casa Bianca è un covo di vipere, lui stesso essendo una di queste, e sa benissimo che basta un passo falso per perdere ogni potere e finire in rovina.
Probabilmente le sfide che affronterà nella seconda stagione sono le peggiori della sua carriera, ma al suo fianco avrà costantemente (molto più che non nella prima stagione, dove le rispettive carriere avevano creato alcuni screzi profondi nella loro relazione) la moglie Claire.

E nello staff, al solerte e onnipresente capo dei collaboratori Stamper si aggiungeranno in maniera definitiva sia la guardia del corpo Meechum che l’addetto alle pubbliche relazioni Seth.
Ma anche in questa seconda stagione, per quanto i pericoli provenienti dalla mera politica siano soverchianti rispetto al resto, sullo sfondo si agita lo spettro del castello di carte, sotto le sembianze come sempre dei giornalisti e anche, in questo caso, degli hacker.

Mi è piaciuto che sia stato attualizzato il tutto fino a portare in ballo la NSA e gli hacker “collaboratori”.

 

Insomma, una serie davvero ottima di cui attendo impazientemente la terza stagione, con sfide e responsabilità ancora maggiori per Frank e il compito quasi impossibile di riuscire a mantenere quanto ottenuto.
Mi è piaciuta al punto che sto leggendo il primo dei libri originali…

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7 novembre 2014 - Posted by | House of cards | , , , , ,

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