La torre di Tanabrus

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Dimentica il mio nome


 

Quinto libro di Zerocalcare. Un libro che mostra la sua maturazione ed evoluzione stilistica. E che, dopo l’esperimento postapocalittico (a mio avviso fallito) de I Dodici, torna a divertire e a commuovere producendo un’altra ottima opera.

Torniamo alle atmosfere familiari e sperimentate di Rebibbia e dell’intimismo di Zerocalcare.
E questa volta il tema è pesante, molto pesante. La morte della nonna materna, una nonna con cui il bambino Zerocalcare aveva avuto un rapporto particolare vivendo da lei per un certo periodo di tempo, addirittura.

E così la storia comincia come elaborazione del lutto e crescita del protagonista, che si ritrova anche a fare i conti col dolore della madre che aveva sempre visto come il macigno su cui si fondava la sua stessa vita, inamovibile e indistrittubile.
Ma da qui al racconto della storia della famiglia il  passo è breve.

Una storia che vede chiamati in causa la Francia, l’Inghilterra, la Russia della rivoluzione… tutti eventi che hanno portato a sua nonna Huguette, orfanella francese adottata da dei nobili russi in esilio e andata poi in sposa a un nobile inglese.
Ma come si è passati da questo… a Rebibbia?

Poco a poco la realtà dell’elaborazione del lutto (realtà Zerocalcariana, ovviamente) si mescola sempre più con elementi talmente modificati da far sembrare la storia quasi scritta da Jeff Smith. Perchè arrivano gli spettri del passato a reclamare, e arrivano le paure del futuro, sempre più grandi mano a mano che si cresce e si abbandonano le proprie sicurezze infantili per assumersi responsabilità e per affrontare l’ignoto della vita.

E il confine tra fantasia e realtà diventa del tutto labile quando scopriamo la storia delle volpi, marchiate dal loro rosso che risalta nel bianco e nero dell’albo mettendole da subito sotto i riflettori. Le volpi, la storia segreta della sua famiglia. Di sua madre. Il segreto di sua nonna.

 

Una bella storia, al confine tra oniricità e realtà, come sempre. Una storia commovente di un ragazzo alle prese con la morte, con i rimpianti e i ricordi che l’addio di una persona cara porta con sé, tra cose non dette e cose non fatte. Una storia di crescita, che la crescita è costante e approfitta anche di queste situazioni per farsi avanti, per cominciare a far scolpire la tua faccia sul monte alle cui pendici vivrà altra gente.

Un’evoluzione innegabile ripetto ai bei primi volumi, una storia più storia ma solidamente arpionata al presente e all’io di Zerocalcare.
Direi che possiamo dimenticarci del passo falso del quarto libro.

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26 ottobre 2014 - Posted by | Zero Calcare | , ,

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