La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Metro 2033


 

Autore: Dmitry Glukhovsky
Formato: E-book
Lingua: Italiano
Prezzo: € 1,99
Pagine versione cartacea: 779
Data di pubblicazione: 2010 (2005 in Russia)
Saga: Metro
Metro 2033 (2005)
Metro 2034 (2009)

Questo libro ha fatto parlare parecchio di sé, sia per lo scenario post-apocalittico che per l’aver dato vita a videogiochi basati sulla sua storia.
Ne avevo sentito parlare abbastanza bene, ma alla fine sono rimasto un po’ deluso.

 

L’idea alla base della storia è validissima: nel passato c’è stata la tanto temuta guerra nucleare, e tanti saluti a tutti quanti.
O no… perché alcuni, i fortunati, hanno fatto in tempo a rifugiarsi nella metropolitana di Mosca, sigillandovisi dentro e resistendo in questo modo alle radiazioni.
Creando una nuova società, dove le stazioni sono città indipendenti (o unite in alleanze), dove religioni e leggende nascono e muoiono, dove il mondo esterno è un paesaggio ostile da affrontare con tute protettive e armi letali, dove i tunnel che uniscono le stazioni sono oscuri e pieni di pericoli.
Già, pericoli.

Che non sono solo i briganti o i soldati delle città limitrofe. I pericoli sono anche i ratti, sono le creature misteriose che abitano nelle profondità della Metro e fanno sparire o impazzire la gente, sono le creature mutate che vivono in superficie e che ormai dominano la terra.
Sono i Tetri, umanoidi che sembrano dei negativi degli uomini, dotati di poteri telepatici, in grado di fare impazzire le persone, di sopravvivere ai proiettili, di uccidere i soldati a mani nude.
Queste nuove creature stanno assalendo la stazione VDNKh, e quasi per caso il giovane Artyom si ritroverà invischiato in una importantissima missione per salvare la sua città, la Metropolitana e l’intera umanità dalla minaccia rappresentata da queste creature.

Per fare ciò dovrà raggiungere la leggendaria Polis, da cui proveniva il potente guerriero Hunter, e avvisarli del pericolo ricevendone in cambio l’aiuto necessario a salvare tutti quanti.
Un viaggio lunghissimo e pericoloso, che lo porterà a contatto con una varietà infinita di stazioni (ricche e meno ricche, isolazioniste e dedite al commercio, governate dagli studiosi o dai nostalgici del comunismo o dai neonazisti) e di persone, ognuna con la propria filosofia di vita, ognuna con la propria verità. Al punto che lui stesso si ritrova incapace di credere realmente in qualcosa, arrivato quasi al termine del suo viaggio, quando ormai sarà disilluso e avrà visto perfino la verità dietro a una religione creata a tavolino.

Ripeto, l’idea è buonissima. E alcune scene sono ben scritte, con la giusta atmosfera cupa e opprimente, la giusta impotenza del protagonista, la giusta dose di mistero.
Anche la parte finale, dalla polis in poi, è gradevole.

Però prima di allora, e cioè per gran parte del libro, l’aria che si respira è quella di una forzatura.
Artyom va perché deve, chiunque incontri lo spinge casualmente lungo il suo cammino, tutti muoiono intorno a lui e lui avanza senza nemmeno volerlo realmente. E quando la situazione è critica, arriva il deus ex machina che lo salva, o sotto forma di una compulsione che lo spinge a comportarsi in maniera anomala.
Senza contare le spiegazioni gratuite fornite all’inizio del libro, sotto forma di dialogo assolutamente inutile (per le persone coinvolte nel dialogo).

E poi sembra che ci sia troppo di tutto.
Scienziati e maghi, tecnologia e misticismo, religioni e filosofia, ogni tipo di città, addirittura abbiamo un impero comunista e un impero nazista che si scontrano con città libere e con leghe.
E spesso a un concetto viene dedicato un solo capitolo, poi si corre oltre. Con un protagonista abbastanza duro di comprendonio (ma la cosa è scusabile, visto che si è trovato coinvolto in tutto questo quasi per caso).

Sono poi indeciso su come considerare il finale.
E’ bello e dà spessore alla storia, coprendo qualche falla logica sbucata lungo il percorso. Ma allo stesso tempo fa pensare “e allora perché arrivare a questo punto, perché non agire prima?”, e il fatto che mi continui a tornare in mente Il gioco di Ender non so se sia un bene (mi ricorda quell’ottimo libro) o un male (la parte finale con il Vangelo di Artyom sembra pari pari il finale, via).
Alla fine direi che è una buona lettura, di certo non qualcosa di grandioso o eccezionale. Si difende e si salva da valutazioni negative, ma ha parecchi lati oscuri a mio avviso.

 

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30 luglio 2014 - Posted by | Glukhovsky Dmitry | , , , , , , ,

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