La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’acqua di Marte


timelord victorious

Episodio speciale di Doctor Who uscito a novembre 2009, penultimo episodio con Tennant nei panni del Decimo Dottore.
Episodio bello, toccante e triste.

Il Dottore ha perso tanto, troppo.
Ora ha dovuto perdere anche Donna Noble, costretto a toglierle la memoria per non farle esplodere la testa a causa della metacrisi.
E viaggia da solo, con il peso della profezia degli Ood sulle spalle, la profezia sulla sua morte preannunciata da quattro rintocchi.

Viaggia da solo, ma deve avere sempre un compagno di viaggio. Qualcuno cui mostrare l’universo, certo, ma allo stesso tempo (e principalmente) qualcuno che lo ancori alla realtà, all’umanità. Che lo mantenga mortale e non lo faccia sfociare nel lato brutto dei signori del tempo.
Abbiamo visto che già la presenza di Donna era stata necessaria per fermare la sua rabbia e salvarlo, nello speciale natalizio che la introdusse.

E ora il Dottore si ritrova nella stazione spaziale Bowie Base One, la prima installazione umana su Marte.
Una pietra miliare nella storia della razza umana, visto che la base esploderà e il suo esempio stimolerà la successiva espansione intergalattica.

E’ emozionato e felice di conoscere l’equipaggio che fece la storia, lo è un po’ meno quando scopre di essere nel giorno stesso dell’esplosione.
Prova ad andarsene, visto che questo evento è fissato nel tempo e non lo potrebbe cambiare (come avvenuto a Pompei, che infatti cita più volte) ma la presenza di un intruso umano su Marte non è cosa comune e viene trattenuto nella base.
Così quando cominciano a precipitare gli eventi, con alcuni membri dell’equipaggio che muoiono, infettati da qualcosa presente nell’acqua e risalente alle antiche civiltà marziane e resi come zombies in grado di generare ed emettere acqua, il Dottore è lì con loro, a dare qualche blando consiglio senza però provare realmente a salvarli.
Senza speranza, visto che sa già come tutto andrà. L’esplosione, il mistero su quanto accaduto, le successive esplorazioni.

E come già accaduto a Pompei, anche qui in qualche modo è  la sua stessa presenza, forse, a scatenare il tutto.
L’equipaggio avrebbe compiuto le stesse scelte, non ci fosse stato lui a spiegargli dell’ospite alieno che stava cercando di infettarli?

Splendida l’interpretazione di Tennant, con il suo Dottore diviso e combattuto tra ciò che sa di dover fare (andarsene ignorando quegli uomini e quelle donne) e ciò che vorrebbe fare (tentare di salvarli, anzi salvarli e basta).

E alla fine, il Dottore crolla. Cede.
Rinuncia al suo ruolo e sfida le leggi stesse del tempo, fa in modo di salvare il salvabile riportando sulla Terra gli ultimi membri superstiti dell’equipaggio. Sfidando l’universo a ricrearsi, il tempo a ubbidirgli.
Un Decimo Dottore sull’orlo della follia, distrutto dal peso dei propri poteri e della propria coscienza, in bilico sul precipizio dei deliri di onnipotenza.

Il Signore del tempo Vincitore, si definisce pomposamente, prima di capire che la ben più saggia Adelaide, consapevole di come la sua morte avrebbe stimolato il futuro per l’umanità e per sua nipote, si era sparata per far tornare la storia sui giusti binari.

Bellissimo e toccante vedere il Dottore così combattuto, così vulnerabile, così umanamente dilaniato dai dubbi.
La lenta follia che lo prende portandolo a sfidare l’universo e le leggi del tempo, fino al finale arrivato per mano di Adelaide Brooks.

Splendido episodio, e tristissimo.

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2 luglio 2014 - Posted by | Doctor Who, Serie tv | , , , , , , ,

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