La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The way of kings


Autore: Brandon Sanderson
Formato: Kindle
Lingua: Inglese
Prezzo: € 2,36
Pagine versione cartacea: 1007
Data di pubblicazione: 2010
Saga: The stormlight archive
The way of kings (2010)
Words of radiance (2014)
Skybreaker (2015?)

Con questo volume comincia la Grande Opera di Sanderson.
Dico così non solo per la mole della storia (sono previsti dieci volumi, questo primo libro era di mille pagine quindi si preannuncia un qualcosa di epico in stile La ruota del tempo) ma anche perché durante la lettura mi sono trovato più volte a individuare qualche assonanza, qualche vaghissimo richiamo all’ambientazione di Mistborn, al punto da farmi quasi vedere la trilogia sugli allomanti come una sorta di prova generale, una preparazione a questo lavoro.

Si tratta naturalmente di un fantasy, e di un fantasy che fa venire in mente spesso la saga di Jordan.
Abbiamo infatti anche qui un nemico che più volte è ritornato in azione nella storia del mondo, un nemico i cui attacchi sono ormai divenuti lontanissimi ricordi, leggende e storie per bambini.
Abbiamo anche qui un ordine di cavalieri dotati di grandi poteri (magici, nel senso di magia che Sanderson utilizza nei suoi libri) che si era opposto al Male, e anche qui poi c’era stato un tradimento che aveva incrinato l’equilibrio avuto fino ad allora.

Il mondo è diviso tra molteplici razze di umani e regni divisi tra loro.
Un uomo aveva riunito i dieci regni di un territorio divenendone re, salvo venire ucciso dopo poco  da un misterioso assassino vestito di bianco, dotato di poteri soprannaturali: i guerrieri più forti, dotati di armi risalenti ai tempi antichi e in grado di aumentarne la forza, di uccidere con una stoccata, di tagliare la pietra stessa… questi guerrieri sono nulla per l’assassino vestito di bianco, che scopriremo essere una sorta di servitore dotato di enormi poteri, costretto dalla sua gente a servire chiunque possieda la sua pietra del contratto, impossibilitato a togliersi la vita. Il servitore perfetto, letale e silenzioso.

Questo omicidio scatenerà un conflitto che adesso, dopo sette anni, ancora perdura.
Un conflitto tra l’erede del re, sostenuto dai dieci Highprinces del regno (che detengono il reale potere), e i Parshendi che hanno rotto una tregua appena firmata per causare questo omicidio. Un conflitto che si svolge in una terra brulla e desolata, con enormi canyon scavati tra isole di roccia.
In un mondo dove tempeste inarrestabili e di violenza inaudita spazzano la superficie, plasmando le esistenze e le civiltà in base a questa unica costante: l’erba si ritrae nel suolo roccioso quando qualcuno si avvicina, gli animali sono grandi, grossi e dotati di gusci nei quali rintanarsi per difendersi dalla furia degli elementi. Le città sono nella roccia, per sopravvivere agli elementi.
Il materiale più prezioso al mondo sono delle gemme che, esposte alla furia delle highstorms, si caricano di energia emanando luce (e potendo venire usate da determinati individui ben addestrati ed equipaggiati per alimentare artifatti. Artifatti come le shardblades o le shardplates, armi e armature risalenti ai tempi antichi.
Quando gli Araldi guidavano i popoli della Terra contro il Male e la Desolazione, quando i Cavalieri Radianti, organizzati in dieci ordini, erano i campioni dell’umanità e i loro protettori. Prima del tradimento, prima che agli uomini venisse detto che la guerra era stata vinta una volta per tutte, prima dell’abbandono degli Araldi e del voltafaccia dei Cavalieri.

Adesso seguiamo le vicende di tre persone.

Kaladin era il figlio di un chirurgo. Ha gli occhi scuri, il che nel regno dove vive significa che appartiene al popolino, dato che la nobiltà è data dagli occhi di colore chiaro. Per proteggere il suo fratellino, arruolato a forza nell’esercito dal nobile incaricato di governare la sua città per vendetta nei confronti di loro padre, si arruola anche lui nell’esercito con lo scopo di salvarlo e riportarlo a casa.
Le cose non andranno così, e noi conosceremo un Kaladin sconfitto, spezzato, col peso della morte del fratello sulla coscienza e reso cinico e pessimista dai tradimenti subiti. Uno schiavo che, fatto il giro di diversi mercati, finirà sul teatro dello scontro tra i due grandi eserciti, con il ruolo più letale e basso di tutti: bridgeman.
E poco a poco dovrà trovare la forza di andare avanti e di capire cosa fare, aiutato dalla creatura luminosa che gli volteggia intorno, dalla propria fortuna che gli consente di sopravvivere alle battaglie, e da una strana forza che risiede in lui.

Anche Dalinar è sul campo di battaglia. Ma lui è un highprince, comanda uno dei dieci eserciti ed è lo zio dell’attuale re, fratello di quello assassinato sette anni prima.
Ma ultimamente non è più lo stesso. Per tentare di capire perché suo fratello sia stato ucciso, ha cominciato a interessarsi a un libro antico che l’uomo si faceva leggere spesso negli ultimi mesi di vita (gli uomini in questo regno non possono leggere, è un’attività femminile), e che lo aveva cambiato profondamente. Il libro è The way of kings ed è una sorta di guida su come si dovrebbe comportare un re. Onore, onestà, attaccamento al proprio popolo e alla propria gente, ricerca della pace. Tutti concetti che suonano come eresie alle orecchie dei suoi concittadini, ma che assumono sempre più senso alle proprie.
Inoltre da qualche mese durante le tempeste cade preda di violente visioni che lo trasportano in un altro tempo, nel passato, e gli mostrano ciò che è stato. La Desolazione, i temibili voidbingers, i Radianti… sta impazzendo, o realmente qualcuno sta cercando di ottenere la sua attenzione per unirli?

Infine abbiamo Shallan, una ragazza che per salvare la propria famiglia sull’orlo della rovina a causa della morte del padre viaggia per mezzo mondo per convincere la sorella del re, una studiosa bollata come eretica dai preti, a prenderla come sua apprendista. Allo scopo di rubarle il guanto gemmato che utilizza per trasformare la materia, sostituendolo con quello trovato in possesso del padre e che gli consentiva di mantenere la ricchezza della famiglia. Una cosa da fare il prima possibile, prima che i creditori scoprano la loro debolezza e che le altre famiglie gli si rivoltino contro, distruggendoli.
Una ragazza dotata di un grande intelletto e sopratutto di un enorme talento per il disegno. Troppo enorme, una sorta di memoria fotografica abbinata a una mano perfetta. Le cose precipitano quando nei suoi disegni scopre di aver inserito creature che non ha visto, e che a quanto pare riesce a percepire in qualche modo… creature che sembrano interessate a lei e che la seguono…

 

Allora, com’è questo libro?

Intanto, abituato ormai dalla saga di Mistborn, ho prestato moltissima attenzione ai brani in apertura dei capitoli, cercando di capire a cosa si riferissero, chi li stesse narrando, chi li stesse raccogliendo. Solo in fondo si capisce che non c’è una fonte univoca ma ce ne sono due, forse tre.

Poi, la storia.
Lo stile è ottimo, ovviamente, e malgrado la dimensione del libro la lettura scorre via che è una bellezza.
Ci si appassiona ai protagonisti, si è incuriositi da questo mondo che scopriamo poco a poco, veniamo attirati dalle leggende dei Radianti e degli Araldi, chiedendoci quale sia il loro legame con Kaladin (e la sua maestria innata con la lancia, il suo carisma, le cose che impara a fare), con l’assassino vestito di bianco, con le visioni di Dalinar, con i poteri di Shallan.

Ma per buona parte del libro il ritmo è lentissimo.
Si introduce il mondo, si introducono i protagonisti, si fanno crescere poco alla volta fino a poterli schierare in un poco di azione nell’ultima parte del libro, quando abbiamo qualche risposta, alcuni pezzi sulla scacchiera si spostano mettendosi in quello che pare un giusto ordine (Kaladin assieme a Dalinar).
Ci sono colpi di scena non da poco, nella breve ultima sezione del libro (la natura dei parshendi, la causa delle visioni, il padrone dell’assassino e il suo prossimo bersaglio, le rivelazioni su Kaladin, l’incontro fatto da Wit). Ma questa ultima sezione saranno una cinquantina di pagine, contando anche la parte con la vera azione si arriva a quanto, due-trecento pagine su mille.

Capisco la necessità di introdurre tutto per bene, e la scelta di farlo passando da un punto di vista all’altro (soldato\schiavo, soldato\generale\reale, nobile di basso livello\studiosa) per non dire troppo subito e per non lasciare qualcuno troppo sullo sfondo.
Ma questa lentezza nell’ingranare, insieme a qualche rassomiglianza generica con l’opera di Jordan e i richiami a Mistborn (i parshmen, una razza che vive per servire -ricordano molto anche gli Ood in questo-; la magia presa dalla luce della tempesta, con le spinte che ricordano i poteri allomantici del tirare e dello spingere), per una buona parte del libro ha impedito di venire presi realmente dalla lettura.

Resta un buon inizio, ma diciamo che -restando nell’ambito dei paragoni con le altre due serie più volte citate- il primo Mistborn era molto meglio come storia (vabbé, era anche quasi autoconclusivo) e sopratutto come primo volume di una serie enorme ho preferito di molto L’occhio del mondo.
L’ultimo terzo del libro fa comunque ben sperare.
Per il momento direi che questo libro è un buon libro fantasy, di certo non un ottimo libro ma che potrebbe essere l’inizio di una saga che potrebbe raggiungere l’epicità, la complessità e la bellezza de La ruota del tempo. Io quantomeno ci spero.

 

E, aggiungo, nei giorni successivi alla lettura è aumentata la curiosità di leggere il seguito. Il libro mi è rimasto in testa, e ciò è cosa buona.

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15 giugno 2014 - Posted by | Sanderson Brandon | , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. L’Ultimo Impero ha un personaggio del carisma di Kelsier e questo lo rende di grande impatto, a mio avviso il miglior personaggio creato da Sanderson.
    Il ritmo non è veloce in La Via dei Re, questo è vero, ma si respira epicità; l’unica pecca che ho trovato è il modo in cui è stato scritto il prologo Uccidere. Per me come inizio di una saga è molto buono, migliore di L’occhio del Mondo, che alternava momenti epici a momenti di stanca: avessi iniziato con esso, avrei lasciato perdere La Ruota del Tempo. Cosa che non è avvenuta con l’inizio non convenzionale che ho avuto (iniziato dal volume dove è subentrato Sanderson e poi andato a recuperare i precedenti), permettendomi poi di apprezzare appieno una saga che ingrana appieno dal terzo volume (Il drago rinato).

    Commento di M.T. | 15 giugno 2014

  2. Mah, io ho trovato a suo tempo ottimo L’occhio del tempo 🙂
    Anche per me è buono come inizio di saga, ma dovrà aumentare il ritmo più avanti altrimenti avrà grossi problemi per quanto mi riguarda (ma ipotizzando i protagonisti siano questi, con poche eventuali aggiunte, direi che il ritmo aumenterà sicuramente).

    Commento di tanabrus | 15 giugno 2014

  3. Da quel che ho letto i protagonisti dovrebbero essere più di quelli mostrati finora. E poi c’è la scoperta di un mondo (e anche di altri non proprio visibili) che ha tanto da rivelare: le prospettive sono interessanti.

    Commento di M.T. | 16 giugno 2014


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