La torre di Tanabrus

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Breaker of chains


breaker

Terzo episodio della quarta stagione di Game of Thrones.
Senza colpi di scena, senza grandi avvenimenti, senza grandi dosi di niente. Un episodio abbastanza di passaggio, dopo il purple wedding.

Seguiamo le conseguenze del matrimonio (e della morte) del reuccio psicopatico Jeoffrey Baratheon-Lannister e ci viene dato un assaggio di cosa stia succedendo al Castello Nero, da Stannis e da Daenerys.

Ad Approdo del Re, Tyrion cerca di capire chi possa aver ucciso il nipote. E magari salvarsi. E magari evitare che il fedele Pod sia ucciso per la sua fedeltà. Ma per ora è ben lontano dall’indovinare l’assassino… sa solo che non è stata Cersei, ovviamente. E nemmeno Sansa, dato che pur avendo il movente non è un’assassina. Solo un’idiota.

Tywin invece ha già superato il lutto e ha cominciato a indottrinare il piccolo Tommen su come si debba comportare un buon re (sottolineando abbondantemente che no, il fratello non era un buon re e infatti è morto in un tripudio di miccette). Ovvero, ascoltando il nonno e lasciandolo governare in sua vece. E poi tenta di solleticare l’orgoglio di Oberyn offrendogli un posto nel tribunale che condannerà Tyrion (assieme a sé e al capo Tyrell) e nel Consiglio Ristretto, per avere Dorne al suo fianco quando tornerà la Targaryen con i draghetti. Interrompendo una simpatica orgia di Oberyn ed Ellaria.
Jamie invece va a consolare la sorella, che per superare il lutto gli chiede di uccidere Tyrion. Lui non vuole, visto che è suo fratello, e per evitare di dirgli un bel “no” come risposta se la sbatte contro la bara del figlio.
Ah, il sangue Lannister!

Nel frattempo Sansa è stata portata alla nave di Ditocorto dal buffone, che viene adeguatamente ricompensato da Petyr. Immagino sia stato un colpo di scena per chi non avesse letto i libri.

 

A nord, i Bruti sterminano villaggi mandando bambini a chiedere aiuto ai Corvi, facendo loro presente che sono anche cannibali. Ma i Guardiani decidono, anche se dibattendo un po’, di restare al Castello. Il pericolo non sono i Bruti già dentro, ma le truppe enormi del Re oltre la barriera… motivo per cui quando rientrano dei ranger, Jon promuove una missione di sterminio contro i traditori barricati da Craster. Perché loro sanno quanti pochi confratelli ci sono al Castello, mentre Jon ha fatto in modo di far credere ai Bruti di avere a che fare con almeno 1000 soldati.

E Sam, temendo che una donna tra cento uomini (molti dei quali violentatori) possa fare una brutta fine, la porta alla città delle talpe a pulire le camere delle prostitute per vitto e alloggio. Lei non è molto contenta né molto convinta, e Sam non capisce che lei vorrebbe ben altro da lui. Ovvio.

 

Infine, Daenerys.
Lo spezzone che dà il titolo all’episodio.
Arriva con i soldatini fuori dalla città da conquistare, manda la controfigura di Daario a distruggere il loro campione (un coglione cavaliere che pare buono solo a pisciare) e poi dopo avere imparato in due minuti due la loro lingua urla agli schiavi che in tutte le città prese ha ucciso i padroni e salvato gli schiavi. E gli lancia i collari dei liberati, puntando a far fare loro il lavoro sporco e a farsi consegnare la città senza muovere spada.
Bah, poco prima aveva avuto bisogno del traduttore per capire cosa diceva il campione della città…

 

Insomma, puntata interlocutoria in attesa degli eventi clou della stagione (oltre alla morte del folle), che sarà comunque dominata da Tyrion sotto processo. E dalla guerra al nord.

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23 aprile 2014 - Posted by | Game of thrones, Serie tv | , , , , , ,

2 commenti »

  1. “il fratello non era un buon re e infatti è morto in un tripudio di miccette”
    Uno dei personaggi più odiati (se non il più odiato), che tutti volevano vedere morto.

    Commento di M.T. | 23 aprile 2014

  2. Si, pianto solo da sua madre. Talmente folle, infantile e sadico da non risultare nemmeno affascinante come villain

    Commento di tanabrus | 24 aprile 2014


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