La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – The scar


E finalmente comincio il mio secondo libro di China Miéville, il seguito di Perdido Street Station (più o meno… insomma, parte da dopo gli eventi di quel libro, e compare Bellis Coldwine, citata brevemente nel primo libro, che ora è costretta alla fuga e all’esilio a causa dei suoi trascorsi con Isaac, così come tutti i suoi amici, conseguenza di quanto accaduto)
La via dell’esilio è la via del mare, per lei, e quindi China ci introduce al mare che costeggia New Crobuzon…

Un miglio sotto la nuvola più bassa, la roccia infrange l’acqua e inizia il mare.
Gli sono stati dati molti nomi. Ogni insenatura e baia e corrente è stata classificata come se fosse una cosa a parte. Ma è un’unica cosa, dove i confini sono assurdi. Riempe gli spazi tra le pietre e la sabbia, abbraccia le coste e riempie i vuoti tra i continenti.
Al limitare del mondo l’acqua salata è abbastanza fredda da bruciare. Enormi ammassi di acqua ghiacciata imitano la terra, e si rompono e si riformano, attraversati da gallerie, le tane dei granchi del ghiaccio, filosofi con gusci di ghiaccio vivente. Nel sud ci sono foreste di vermi tubo
e alghe e coralli predatori. I pesci luna si muovono con stupida grazia. I trilobiti fanno nidi nelle ossa e nel ferro arrugginito.
La folla del mare.
Ci sono abitanti superficiale che vagano liberi e che vivono e muoiono sulle onde, senza mai vedere lo sporco sotto di loro. Complessi ecosistemi fioriscono
nella provincia neritica, in depressioni e pianure, scivolando sulla ghiaia organica sull’orlo di superfici rocciose e cadendo in una zona sotto la luce.
Ci sono
burroni. Presenze in qualche modo a metà strada tra i molluschi e le divinità si accovacciano pazientemente sotto otto miglia di acqua. Creature rudi sbavano ed emettono fosforescenze e si muovono con la flessione di arti indistinti. La logica delle loro forme proviene dagli incubi.
Ci sono
pozzi d’acqua senza fondo. Ci sono posti dove il fondale di granito e fango del mare precipita in gallerie verticali che procedono per miglia, arrivando su altri piani, sotto una pressione così grande che l’acqua scorre densa. Fuoriesce dai pori della realtà, ritorna in pericolose onde, lasciando dietro di sè fessue attraverso cui delle forze possono emergere.
Nel freddo della media profondità, ventole idrotermiche si aprono nelle roccie e fanno fuoriuscire nuvole di acqua ustionante. Creature intricate vivono nel calore di questo ambiente le loro intere, brevi vite, senza mai allontanarsi più di pochi piedi dall’acqua calda e ricca di minerale per andare ne freddo che le ucciderebbe.
Il paesaggio sotto la superficie è fatto di montagne e canyons e foreste, dune in movimento, caverne di ghiaccio e tombe. L’acqua è densa di materia. Nelle profondità fluttuano impossibilimente delle isole, catturate da potenti correnti. Alcune hanno le dimensioni di una bara, piccole lingua di granito che rifiutano di affondare. Altre sono enormi roccie lunghe mezzo miglio, sospese a migliaia di piedi dal fondale, che si muovono su lente e misteriose correnti. Ci sono comunità su queste terre che non affondano: ci sono regni nascosti.
Ci sono eroismo e brutale guerra, sul fondale oceanico, non visti dagli abitanti di terra. Ci sono divinità e catastrofi.

I vascelli intrusi passano tra il mare e l’aria. Le loro ombre si proiettano sul fondale dove questo è abbastanza alto da permettere alla luce di raggiungerlo. Le navi mercantili e i vascelli, le baleniere passano sopra la rovina di altre navi. I corpi dei marinai fertilizzano l’acqua. I pesci spazzini si cibano dei loro occhi e delle loro labbra. Ci sono fratture nell’architettura corallina, dove sono caduti alberi e ancore. Le navi perdute sono piante o dimenticate, e il suolo vivente del mare le prende e la nasconde con i cirripedi, le rende tane per murene e pesci ratto e cray reietti; e molte altre cose selvagge.
Nei posti più profondi, dove le leggi della fisica collassano sotto il peso dell’acqua, i corpi continuano a cadere nell’oscurità, giorni dopo che le loro navi sono affondate.
Si putrefanno durante il loro lungo viaggio verso il fondo. Niente colpirù la sabbia nera in fondo al mondo tranne ossa ricoperte di alghe.

Sul bordo degli strati di roccia dove l’acqua fredda e leggera lascia il posto a una spaventosa oscurità, un cray sta correndo. Vede la preda, schiocca e rantola con la gola, mentre toglie il cappuccio al suo calamaro da caccia e lo libera.
Sfreccia via da lui, tuffandosi nel banco di grassi sgombri che si dissolve e si riforma, come una nuvola, venti piedi più in alto. I suoi tentacoli lunghi un piede si aprono e si richiudono. Il calamaro torna dal suo padrone, portando un pesce morto, e il banco si richiude dietro di lui.
Il cray taglia la testa e la coda dallo sgombro e getta la carcassa in una sacca di rete alla sua cintura. La testa sanguinolenta la cede al suo calamaro perché la mangi.
La parte superiore del corpo del cray, la parte morbida, senza armatura, è sensibile ai più impercettibili cambiamenti della marea e della temperatura. Avverte un prurito sulla sua pelle mentre masse complesse di acqua si incontrano e si mescolano. Con uno scatto improvviso il banco di pesci scompare oltre la scogliera.
Il cray alza il braccio e chiama più vicino il suo calamaro, lo accarezza con gentilezza. Prende in mano l’arpione.
E’ in piedi su una scogliera di granito, dove le alghe si muovono contro di lui, accarezzando la sua lunga pancia. Alla sua destra, rigonfiamenti di roccia porosa sorgono sopra di lui. Alla sua sinistra il suolo precipita rapidamente in acque violente. Può sentire il freddo che emana dal fondo. Distoglie lo sguardo per cercare una variazione nel blu. Molto più in alto, in superficie, ci sono onde di luce. Sotto di lui i raggi si spengono lentamente. Si trova vicinissimo al confine con l’oscurità perpetua.
Si avvicina con cautela al bordo della scogliera. Viene spesso a cacciare qui, dove le prede sono meno prudenti, lontano dalle correnti più calde e illuminate. A volte qualche bel bottino sale curioso dal fondo, non abituato alle sue tattiche di caccia e alle picche acuminate. Il cray si sposta nervoso nella corrente e fissa il mare aperto. A volte non sono prede ma predatori, a salire dalla zona di penombra.

Annunci

11 marzo 2014 - Posted by | Mieville China | , , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: