La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – John dies at the end


Dopo tanto, troppo tempo comincio finalmente questo libro arrivatomi in regalo da Londra per Natale, nel lontano 2011.
Ho sempre dato la colpa di questo ritardo, e ovviamente sempre la darò, ad Azusa che voleva fare in modo di creare un minigruppo di lettura per questo libro. E così mi libero la coscienza dal peso di questa negligenza gravissima.

Il prologo, dopo questo indovinello che comunque ci mette già nello stato d’animo ideale per immergerci nel libro, ci mostra una “tipica” avventura di Dave e John. Un po’ Ghostbusters, un po’ Harry Dresden o John Constantine.

E una volta calati nell’atmosfera ironica e seria allo stesso tempo, parte la storia. Con Dave, l’autore e protagonista, che racconta la loro storia a un giornalista (che già parla di farne un libro… Quello che stiamo leggendo?).
Tra mostri e fantasmi, profezie e droghe, inferno e distorsioni temporali.

Lo sto adorando!

Prologo

Risolvere questo indovinello svelerà la terribile verità dietro l’universo, sempre che tu non diventi completamente pazzo mentre ci provi. Se per caso conosci già la tremenda verità dietro l’universo, sentiti libero di saltare questa parte.
Diciamo che tu abbia un’ascia.Un’ascia da poco, presa su Home Depot. In un gelido giorno d’inverno, usi quest’ascia per decapitare un uomo. Non preoccuparti, l’uomo era già morto. O forse dovresti preoccuparti, perché sei stato te a sparargli.
Era un uomo grande e agitato, con la pelle coperta di vene e tesa sui suoi bicipiti gonfi e con il tatuaggio di una svastica sulla lingua. Denti allineati in zanne affilate come rasoi… conosci il tipo. E gli stai tagliando via la testa perché, anche con otto fori di proiettile, sei sicuro che stia per saltare nuovamente in piedi e strapparti quello sguardo di orrore dal volto.
Dopo l’ultimo colpo, tuttavia, il manico dell’ascia si rompe in un’esplosione di schegge. Ora hai un’ascia rotta. Così, dopo una lunga notte passate alla ricerca di un posto dove scaricare l’uomo e la sua testa, ti metti in viaggio verso la città con la tua ascia. Vai al negozio, spiegando con della salsa da barbecue le macchie di un rosso scuro sul manico rotto. Esci dal negozio con un nuovo manico per la tua ascia.
L’ascia riparata resta indisturbata nel tuo garage fino alla primavera, quando, in una mattina piovosa, trovi in cucina una creatura che sembra essere una lumaca alta un piede con una protuberante sacca d’uova sulla coda. Morde una delle tue forchette tagliandola in due, apparentemente con pochissimo sforzo. Afferri la tua fedele ascia e tagli quella cosa in più pezzi. Con l’ultimo colpo, però, l’ascia colpisce un gambo di metallo della tavola di cucina ribaltata e si procura un’intaccatura nel centro della lama.
Ovviamente, una lama scheggiata significa un nuovo viaggio al negozio. Ti vendono una nuova lama per la tua ascia. Quando arrivi a casa, trovi il corpo rianimato dell’uomo che avevi decapitato in precedenza. Ha anche una nuova testa, attaccata con quello che sembra nastro di plastica, e ha l’espressione inequivocabile di risentimento alla  “te sei l’uomo che mi ha ucciso lo scorso inverno” che solitamente si incontra raramente nella vita di tutti i giorni.
Brandisci la tua ascia. L’uomo osserva a lungo l’arma con i suoi occhi marci e con una voce gutturale urla, “Quella è la stessa ascia che mi ha decapitato!”

Ha ragione?

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22 gennaio 2014 - Posted by | Incipit, Wong David | , ,

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