La torre di Tanabrus

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Il capitale umano


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Ho affrontato questo film con parecchi pregiudizi (un film italiano, su queste tematiche…) e ne sono uscito enormemente soddisfatto.

Il film mi è piaciuto, diviso in tre capitoli per mostrarci la storia da punti di vista differenti.

La storia è incentrata su un pirata della strada che investe un ciclista di notte, un cameriere che tornava a casa dopo una sera di lavoro. Chi lo ha investito? La macchina appartiene al figlio di un ricco speculatore finanziario, ma quella sera era stato portato via dalla sua ragazza perché ubriaco dopo una festa, ed erano partiti con la macchina di lei.
Quindi, chi aveva portato a casa la sua macchina investendo il ciclista?

Ma a questa vicenda cardine se ne intrecciano altre, più interessanti e vero cuore del film.

Abbiamo la storia delle famiglie Bernaschi (quella dello specalatore) e Ossola (quella della ragazza del sospettato) tra problemi economici, sociali e morali che si ripercuotono inevitabilmente sui figli, distrutti dai genitori.

Il primo punto di vista è quello di Dino Ossola, che cerca di sfruttare il legame della figlia con il Bernaschi per entrare in un grosso affare finanziario e venire introdotto in una cerchia di persone ricche e spietate, ben al di là della sua portata. Fa il passo più lungo della gamba, rischia di perdere tutto quanto, e sopravvive solo diventando a sua volta spietato, ricattando e tradendo.
Una persona viscida che col tempo peggiora.

Il secondo punto di vista è quello di Carla Bernaschi, moglie dello speculatore. Attrice mancata, apatica e svampita, fuori dal mondo e dalla realtà, non sa come passare il proprio tempo, come spendere i soldi.
Vuole bene al figlio ma è succube del marito, e anche se è sua la denuncia riproposta dai trailer del film Avete scommesso sulla rovina di questo Paese, e avete vinto non fa niente per cambiare la situazione, è complice silenziosa di tutta questa vergogna e tace per profitto. Per la vita lussuosa, per l’agiatezza, per il dolce far nulla.
Un personaggio debole e quasi malato nella sua debolezza, che cerca di mantenere apparenze di moralità in un contesto di degrado e depravazione senza limiti.

L’ultimo punto di vista è quello di Serena Ossola, vera protagonista del film.
Ragazza non più ragazza del Bernaschi, per sua scelta, senza che la cosa si sappia in giro visto che di sicuro il padre disapproverebbe l’aver mollato un ragazzo così ricco e con così tanti agganci.
Gli rimane vicina per amicizia e per sostenerlo, sapendo le pressioni che i genitori (sopratutto il padre) mettono su di lui, che infatti crolla e sbanda tra amicizie e alcool, viziato e mai rifiutato.
Ma si ritrova attratta dal disturbato Luca, un ragazzo che pare uscito da un film di Burton, cupo e maledetto. In cura dalla psicologa, una condanna per spaccio malgrado fosse innocente, una fragilità immensa che rischia di schiacciare la sua sensibilità, il suo senso artistico.
Anche qui un ragazzo distrutto dalla famiglia, nella fattispecie lo zio drogato che punta ai soldi lasciati in eredità a Luca dai genitori, un ragazzo isolato da tutto e tutti tranne Serena.
E Serena che si trova a dover scegliere chi tradire, Luca o il Bernaschi. E sceglie invece di essere forte, di proteggere il primo senza incastrare il secondo.

E alla fine fa appello all’unico personaggio adulto positivo del film, la compagna di suo padre, la psicologa di Luca.
Una donna che le vuole bene ma che non sa come dirglielo, intimorita da questa ragazza che si tiene distante, che sembra sempre sul punto di scappare.
Una donna coraggiosa che decide di aiutarla, di non tradirla, di rischiare anche malgrado sia incinta di due gemelli.

Per il resto abbiamo nel finale uno squarcio di speranza, ma limitato a Luca e Serena. I Bernaschi continuano a prosperare sulla rovina del Paese; l’Ossola è tornato al punto di partenza, ricacciato al suo status dalla sua paura e salvato solo dal suo essere spregievole.

Ottima la regia, ottimi gli attori (specialmente l’attrice di Serena, l’esordiente Matilde Gioli, e quella di Carla, Valeria Bruni Tedeschi)

Una rappresentazione amarissima della società, al tempo stesso purtroppo fin troppo reale. E non si tratta certo solo dell’Italia, dato che il film è tratto da un libro americano…

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18 gennaio 2014 - Posted by | Il capitale umano | , , ,

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