La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit: L’ultimo volo dell’angelo


Cominciamo a leggere questo libro, questo oggetto per me misterioso consigliatomi a suo tempo da Francesco Roghi.
Un romanzo storico, ambientato in Toscana nel 1300.

A dì martedì 19 di febbraio 1354

Siena, Santa Maria della Scala
ora nona

Rerum, deus, tenax vigor,
immotus in te permanens,
lucis diurnae tempora
successibus determinans.

L’ultima contrazione fu terribile. La donna cacciò un urlo altissimo e si aggrappò alle braccia del marito con tutte le sue forze. Strinse con violenza le labbra e riprese a spingere, raccogliendo le ultime energie. Poi si rilasciò di colpo a peso morto sul cuscino di piume, la bocca aperta alla disperata caccia d’aria, gli occhi chiusi, il viso contrtto in una smorfia di enorme sofferenza.
“Ci siamo!” disse la levatrice, accoccolandosi con un sospiro pesante a terra, sullo sgabello sistemato proprio in faccia alla sedia della partoriente. Le giunture delle ginocchia si lamentarono con uno scricchiolio.
“Dovrei smetterla di fare questo mestiere…” mormorò quasi a se stessa. Era stanca di vedere donne troppo giovani morire dopo atroci sofferenze. E questo parto non prometteva nulla di buono, si era messo male fin dall’inizio.
“Non è ora!” aveva pianto fino allo sfinimento la ragazza quando la sera prima si erano rotte le acque. “E’ troppo presto, il bambino morirà…”
Le labbra dell’ostetrica si strinsero in una smorfia di stizza al ricordo della disperazione della donna.
“Il bambino! Sciocca che non sei altro… Morirai tu, sai, se non ti prendi più cura
di te stessa!” l’aveva rimrpoverata.
Con un gesto stanco si aggiustò il ciuffo di capelli, levandoselo dalla fronte, poi si allungò tutta verso l’apertura a mezzaluna della sedia.
“E’ pronta” disse alle donne che aspettavano nella stanza. “Muovetevi, con quelle pezze, e fatemi più luce!”
Parlava con animosità, a scatti rabbiosi, per soffocare in qualche modo l’impotenza che sentiva montarle dentro. Ogni movimento, ogni gesto lasciava trasparire la sua disapprovazione: che senso aveva mettere sulla strada una ragazzina così giovane e così esile, con i segni della gravidanza già evidenti? La sera prima aveva rimproverato aspramente il marito per questo motivo.
“Dove avevi la testa quando sei partito per il pellegrinaggio? Non sapevi che tua moglie era incinta?”
L’uomo si era giustificato, quasi balbettando: “Ma era lei che ci teneva tanto! Laura voleva a tutti i costi prendere la croce e andare a Roma. Diceva che saremmo arrivati molto prima del parto…”
“E infatti eccovi qui” aveva sbottato lei, acida. “Un mese prima della data prevista lei sta partorendo, e Roma è ancora lontana!”
Poi, vedendo l’uomo abbassare la testa, con gli occhi gonfi di lacrime, si era pentita della sfuriata.

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8 gennaio 2014 - Posted by | Incipit, Rossoni Osvaldo | , ,

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