La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – Il conte di Montecristo


Ho letto questo libro più volte in passato, ma in una versione adattata per ragazzi, un libro trovato in soffitta tra quelli di mio padre e dei miei zii quando erano più piccoli.
Mi è sempre rimasta la tentazione sia di rileggermelo, sia di assaporare la versione reale del libro… un libro cui sono comunque sempre rimasto legato, che mi è sempre rimasto bene impresso.

E così ecco il romanzo di Dumas sul Kindle, ed eccomi trasportato a Marsiglia al fianco di Dantes…

I
Marsiglia. L’arrivo

Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tralberi Pharaon, proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.
Come sempre, un pilota costiero uscì subito dal porto, costeggoò il castello d’If e abbordò la nave tra il capo Morgiou e l’isola di Riou.
E subito, come sempre, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di una folla di curiosi, perché è sempre un grande avvenimento a Marsiglia l’arrivo di un bastimento, sopratutto se, come nel caso del Pharaon, è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, e appartiene a un armatore della città.
Intanto il bastimento si stava avvicinando; aveva felicemente superato lo stretto, aperto da qualche scossa vulcanica, tra l’isola di Calseraigne e l’isola di Jarre; aveva oltrepassato Pomègues, e avanzava sospinto dalle tre gabbie, dal grande fiocco e dalla randa, ma così lentamente e con un’andatura talmente triste che i curiosi, con quell’istinto che sa presagire una disgrazia, si chiedevano che cosa potesse essere accaduto a bordo. Tuttavia gli esperti di navigazione capivano che se una disgrazia era accaduta, certamente non riguardava la nave, che avanzava perfettamente governata: l’ancora era pronta a essere calata, i pennoni di bompresso abbassati, e accanto al pilota che si preparava a dirigere il Pharaon nella stretta entrata del porto c’era un giovane dai gesti rapidi e dallo sguardo attento che sorvegliava ogni movimento della nava e ripeteva ogni ordine del pilota.
La vaga inquietudine che serpeggiava nella folla aveva colpito particolarmente uno degli spettatori della spianata di Saint-Jean, che non riuscì ad attendere l’ingresso del bastimento nel porto: saltò in una piccola imbarcazione e ordinò di remare in direzione del Pharaon, che raggiunse davanti all’insenatura della Réserve.
Vedendo avvicinarsi quell’uomo, il giovane marinaio lasciò il suo posto accanto al pilota e, con il cappello in mano, andò ad appoggiarsi al parapetto della nave.
Era un giovane dai diciotto ai vent’anni, alto, senllo, con begli occhi neri e magnifici capelli color ebano; si vedeva in tutta la sua persona quella calma e quella decisione che sono tipiche di chi è abituato fin dall’infanzia a lottare contro i pericoli.
“Ah! Siete voi, Dantès!” gridò l’uomo dalla barca. “Che cosa è successo, e perché quest’aria di tristezza sulla nave?”
“Una grande disgrazia, signor Morrel”, rispose il giovane, “e sopratutto per me: all’altezza di Civitavecchia abbiamo perduto il bravo capitano Leclère”.
“E il carico?” chiese con ansia l’armatore.
“E’ in ottime condizioni, signor Morrel, e credo che da questo punto di vista sarete soddisfatto; ma il povero capitano Leclére…”
“Che cosa gli è accaduto? -chiese l’armatore visibilmente sollevato;- che è accaduto al bravo capitano?”
“E’ morto.”
“Caduto in mare?”
“No, signore… morto di febbre cerebrale, tra sofferenze atroci”.
Poi, rivolgendosi verso i suoi uomini:
“Olà! -gridò,- ognuno al proprio posto per l’ancoraggio!”.
L’equipaggio obbedì; nello stesso momento, gli otto o dieci marinai che lo componevano si precipitarono chi alle scotte, chi alle marre, chi alle drizze, chi ai fiocchi, chi a imbrogliare le vele. Il giovane marinaio lanciò una rapida occhiata a quell’inizio di manovra e, vedendo che i suoi ordini venivano eseguiti, si rivolse di nuovo al suo interlocutore.
“Allora, com’è accaduta questa disgrazia?” continuò l’armatore, riprendendo la conversazione dal punto in cui era stata interrotta dal giovane marinaio.
“Mio Dio, signore, nel modo più imprevisto: dopo una lunga conversazione con il comandante del porto, il capitano Leclère lasciò Napoli in preda all’agitazione; ventiquattr’ore dopo gli venne la febbre, e dopo tre giorni era morto.
Gli abbiamo fatto il funerale di rito, e ora riposa all’altezza dell’isola del Giglio, dignitosamente avvolto in un’amaca, con una palla da trentasei ai piedi e una alla testa. Riportiamo alla vedova la sua croce d’oro e la sua spada. Ne valeva la pena -continuò il giovane con un sorriso malinconico- di fare la guerra agli inglesi per dieci anni, per poi morire, come tutti, nel proprio letto.”
“Che volete farci, signor Edmond – riprese l’armatore, che sembrava consolarsi sempre di più, – siamo tutti mortali, e bisogna che i vecchi facciano posto ai giovani, altrimenti non ci sarebbero avanzamenti; e dal momento che mi assicurate che il carico…”
“E’ in buone condizioni, signor Morrel, ve lo garantisco. E per questo viaggio vi consiglio di non farvi pagare meno di venticinquemila franchi”.

Annunci

7 dicembre 2013 - Posted by | Dumas Alexandre, Incipit | , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: