La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit: Le figlie di Ananke – Black Light


Questa storia (romanzo breve? Racconto lungo?) aspettava sul lettore da 13 mesi, mi sembra l’avessi preso appena uscito su Amazon. Sto cercando di sfoltire la coda di lettura per arrivare a poter leggere i libri appena li prendo…
Urban fantasy, dall’autrice di Nuova Terra, saga che mi era risultata gradevole ma non esattamente il mio genere.
Ho deciso così di provare questo nuovo racconto, scollegato dalla saga.

Prologo

Anno 2002
I fiori colorati profumavano di maggio, d’amore e spensieratezza. Nel cielo di novembre, però, un tuono cupo rimbombò tra le nubi basse.
Ryker Mancini toccò con la punta delle dita l’immagine della madre, una foto di cinque anni prima, quando lei era ancora una persona sana e il suo sorriso non nascondeva l’irrequietezza di una malattia che non voleva andarsene.
Il ragazzo scostò i capelli color cenere dalla fronte e sollevò il viso a guardare le statue di alcuni bambini davanti a una cappella di famiglia che si sollevava proprio dietro la tomba di sua madre. Una statua era più grande delle altre, rappresentava un angelo con le mani congiunte in una preghiera che sorrideva con dolcezza verso di lui.
Il cimitero del Verano, nel cuore di Roma, aveva delle sculture talmente belle che lui sarebbe rimasto a guardarle per ore, così, sospeso a metà in quel posto astratto dal tempo e dalla realtà, tra le foto antiche e ingiallite e il profumo dei cipressi. Ma un’ombra dietro una seconda cappella catturò la sua attenzione, facendogli respirare la fragranza di rose selvagge.
Deglutì e si trovò a fissare gli occhi profondi di una ragazzina, mezza nascosta da una colonna in marmo bianco. Occhi neri come la notte, come un tuono, come un ultimo respiro. Neri come la morte. Ryker scosse il capo, incredulo a quei pensieri, e la bambina distolse lo sguardo da lui posandolo sulla sorellina del ragazzo.
Non lo faceva spesso, eppure si trovò a deglutire di nuovo, a disagio: 
non esiste il nero come l’ultimo respiro. Cosa aveva quella bambina? La pelle liscia troppo scura; i capelli a caschetto troppo chiari: la mano destra che si muoveva come brezza spostando una rosa nera; le ali troppo grandi.
Il giovane sbatté le palpebre, e riprese aria quando si accorse di fissare la statua dell’angelo e le sue immense ali piumate, leggere e morbide, intagliate nella pietra dura. Si voltò a guardare la sorella che, inginocchiata a terra, stringeva gli occhi e le dita incrociate tra loro mormorando l’Ave Maria. Come era giusto che fosse, non si era accorta di nulla.
Le accarezzò la testa bionda con dolcezza, come se stesse toccando qualcosa di troppo fragile. Lei aprì gli occhi e gli sorrise con espressione mesta; dopo il funerale, lui non l’aveva più vista piangere. Né ridere.
“Andiamo a casa, Lulù” le disse con voce sicura.

Annunci

3 dicembre 2013 - Posted by | Heemba Dilhani, Incipit | , , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: