La torre di Tanabrus

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The republic of thieves


Autore: Scott Lynch
Formato: E-book
Lingua: Inglese
Prezzo: ARC
Pagine versione cartacea: 650
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2013
Saga: Gentlemen bastard
Gli inganni di Locke Lamora (2006)
I pirati dell’oceano rosso (2007)
The republic of thieves (2013)

La genesi di questo libro, il terzo relativo alle avventure del ladro e truffatore Locke Lamora, ha avuto una genesi difficilissima, travagliata dai problemi personali e di salute dell’autore.
Una gestazione lunga, lunghissima (il secondo libro era uscito l’anno successivo al romanzo d’esordio, mentre per avere questo volume abbiamo dovuto aspettare sei anni. Cinque se si è letta la saga in italiano) che non ha fatto altro che alzare le aspettative dei lettori.

Del resto, se ci sono voluti ben sei anni per pubblicare questo libro, vorrà dire che vi è stata posta tantissima attenzione, e che il livello sarà più vicino a quello del primo libro che non a quello del secondo, bello e gradevole ma non eccezionale come il precedente.

E invece.

E invece alla fine si resta un po’ delusi da questo libro, forse proprio a causa delle aspettative enormi che si erano accumulate sulle spalle di Lynch.
Forse il Locke presentato nel primo libro era già al massimo del suo splendore, nel suo territorio, e difficilmente un Locke in fuga, braccato o cacciato potrà raggiungere le stesse vette di eccellenza, escogitare le stesse truffe, essere così splendente.

Come da copione abbiamo due storie parallele, una nel presente e una nel passato.
Quella nel passato ci mostra l’inizio della storia tra Locke e Sabetha, dal loro primo incontro sotto il comando del Forgiaorfani al loro ritrovarsi nei Gentiluomini, al loro crescere insieme… fino a quando, con tutto il gruppo ormai adolescente e preda dei problemi di questa fase della crescita, il Padre non si stufa e li caccia tutti in missione: andare all’estero, come gruppo di attori, per lavorare sotto il patrocinio di un suo vecchio conoscente, farlo prosperare e imparare qualcosa da lui.
L’opera che i nostri metteranno in scena come attori è La repubblica dei ladri, che parla di un’affascinante regina dei ladri contro cui va in incognito il figlio di un grande imperatore, solo per finire con l’innamorarsi di lei e il perderla per via di poteri più grandi dei due ragazzi.
Da cui il titolo.

La storia nel presente vede Locke moribondo dopo gli eventi del secondo libro, accudito da Jean che cerca invano una cura al veleno che ormai sta distruggendo dall’interno l’amico.
Fino a quando non arriva Patience, arcidama del consiglio dei bondmagi. E madre del Falconiere, il mago che aveva causato tutti i problemi nel primo libro, venendo ucciso da Locke.

Patience si offre di curare Locke, in cambio i due dovranno offrire i loro servigi nelle imminenti elezioni politiche nella città protetta dai Maghi. Elezioni che sono una sorta di sport popolare, con due fazioni ben distinte e tanti voti dei ricchi da conquistare, in un modo o nell’altro. Elezioni da sempre guidate da due fazioni di Maghi, che scelgono i loro campioni e li inviano come consulenti ai due party politici, dando loro piena libertà di azione e fondi cospicui.
Un divertimento per la popolazione, un intrattenimento per i Maghi.
Solo che, sapendo della scelta di Patience, la fazione opposta ha optato per una contromossa a sorpresa.
E ha ingaggiato Sabetha.

L’amore della vita di Locke, la ragazza di cui fino a ora abbiamo solo letto accenni qua e là, e che ora incontrerà Jean e Locke, li affronterà, affronterà i propri sentimenti verso Locke e la verità su di lui.
Già, perché alla fine Patience si vendica per ciò che Locke ha fatto al figlio, e oltre ad avergli (e averci) spiegato molto del mondo dei Maghi, gli rivela la sua vera identità.
Sarà vero? Sarà falso? Non si sa, e probabilmente non lo sapremo mai…

Il libro, comunque, gira intorno a due centri.
Sabetha, e il gioco dei cinque anni, cioè le elezioni politiche.

Sabetha monopolizza bene o male sia la trama nel passato sia quella nel presente.
Tra le due però la trama nel passato, con il gruppo al completo, giovane e scanzonato… con i primi approcci di Locke e la difficoltà di interfacciarsi con Sabetha, lui solitamente pieno di verve e parlantina che invece con lei non riesce ad aprire bocca… con le loro invenzioni per salvare le penne e poter tornare a Camorr… con la lenta ascesa di Locke al ruolo di prete e leader del gruppo.
E ovviamente conosciamo sempre meglio, sempre di più Sabetha.

Nel passato, certo, ma anche nel presente.
Una donna capace di stare sempre un passo avanti a Locke con i suoi piani, di rispondere colpo su colpo a ogni schema il ragazzo possa partorire.
Una degna antagonista in questo gioco, dove comunque i due trovano il tempo anche di parlarsi, di incontrarsi, di riavvicinarsi. DI illudersi di poter riallacciare ciò che era stato rotto in passato, fino alle rivelazioni finali sulla vera identità di Locke, e su un vecchio dipinto.

Gradevole e mai noioso, ma alla fine lascia un retrogusto di insoddisfazione. Di leggerezza, di vuoto.
Alla fine l’intero libro sembra solo un pretesto per mostrarci Sabetha.
La parte politica, la parte del gioco nel presente è leggera, non viene mai mostrata appieno, sembra restare sempre sullo sfondo. Le uniche parti vive nella trama presente sono gli incontri con Sabetha, la parte iniziale e la parte finale, tra le rivelazioni di Patience e il ritorno di un vecchio nemico che sicuramente ricomparirà nei prossimi libri.

Per contrasto, sembra molto più reale, viva e avvincente la parte ambientata nel passato.
Almeno lì c’era una trama, c’era una missione da compiere intorno alla quale girava la storia. E se ne avvertivano il peso e l’importanza. Nel presente invece tutto sembra ridicolo e inutile, tanto che raramente assistiamo ad azioni pertinenti al gioco dei cinque anni.
Un gioco, un contratto che non prevede pene né premi in base a vittoria o sconfitta. Un gioco inutile giocato con marionette e pupazzetti charmati, che neanche la rivalità inesistente tra Locke e Sabetha ha saputo ravvivare.

No, mi aspettavo molto, molto di più da questo libro.
Sono rimasto abbastanza deluso purtroppo.

9 novembre 2013 - Posted by | Lynch Scott | , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Ahimé. Cosa sarà successo a questo autore che sembrava tanto promettente? Ci darà nuovamente un libro interessante come Gli Inganni di Locke Lamora?

    Commento di Bruno | 10 novembre 2013

  2. Un po’ i problemi personali, ma penso anche che Gli inganni fosse troppo buono come esordio.

    Voglio dire, lì vediamo Locke e Jean al loro apice, nel loro ambiente e pieni di soldi. Da allora sono in fuga, sulla difensiva e costretti sempre a inseguire. Non per nulla le cose più interessanti sono i flashback, quando esistevano i Bastardi.

    Commento di tanabrus | 10 novembre 2013


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