La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit: The republic of thieves


Oramai non ci si credeva più, e invece è uscito.
Parlo ovviamente del terzo volume della saga di Locke Lamora, di Scott Lynch.
Un romanzo che ha avuto una gestazione difficilissima a causa dei problemi di salute dell’autore, ma che alla fine è arrivato dopo innumerevoli falsi allarmi con date di rilascio comparse in rete e poi sparite rapidamente.

Un libro uscito solo in inglese, che al momento difficilmente vedremo in Italia dato che le vendite dei primi due non sembrano essere andate troppo bene anche grazie a un pessimo (inesistente?) marketing che ha bruciato un primo volume che penso possa rientrare tra i migliori esordi, quello splendido Gli inganni di Locke Lamora.

Comunque finalmente è uscito, e grazie a un’arc me lo sto leggendo in questi giorni.

L’incipit è uno dei capitoli che frequentemente Lynch utilizza per mostrarci il passato di Locke, quando era un bambino alle prime armi assieme agli altri orfani.
E ci mostra il suo primo incontro con Beth, la fantomatica Beth, il suo eterno e dannato amore. Una persona che sappiamo già essere una ladra, una persona pericolosissima e letale.
Parte di questo primo capitolo, successiva all’incipit che riporto, era stato rilasciato tempo fa (anni?) come estratto dal libro. La parte del primo incontro tra i due bambini, lei già nell’elite dei ladruncoli, essendo una del gruppo della finestra, quelli che entravano nelle case; e lui già noto per la sua bravura, la sua sfacciataggine, il suo creare problemi (come quasi rischiare di mandare a fuoco un intero quartiere della città).

Prologo

Il supervisore

Metti dieci dozzine di ladri orfanelli e affamati in una fredda tana di volte e tunnel sotto quello che un tempo era un cimitero, piazzali sotto la supervisione di un vecchio in parte storpio, e scoprirai ben presto che controllarli diventa un affare molto delicato.
Il Forgialadri, l’oscura eminenza del regno di orfani sotto Colle d’Ombra nella vecchia Camorr, non era ancora così decrepito che uno qualunque dei suoi piccoli sudditi potesse pensare di affrontarlo da solo. Ciò nonostante, era consapevole del destino che si nascondeva nella mani strinte a pugno e negli istinti ferali di una folla – una folla che lui, attraverso il suo addestramento, rendeva sempre più predatrice ogni giorno. La sottile patina di ordine dalla quale dipendeva la sua vita era nei momenti migliori fragile come carta bagnata.
La sua semplice presenza era in grado di incutere ubbidienza assoluta in un certo raggio, ovviamente. Ovunque la sua voce riuscisse ad arrivare, e ovunque i suoi sensi riuscissero a percepire delle insubordinazioni, i suoi orfani erano addomesticati. Ma per mantenere la sua compagnia di straccioni in riga quando era ubriaco o addormentato o in giro per la città per affari, era essenziale che lui li rendesse complici della loro stessa prigionia.
Aveva quindi modellato alcuni dei bambini e delle bambine più grandi e più anziani di Colle d’Ombra in una sorta di guardia d’onore, garantendogli alcuni privilegi e una certa forma di quasi rispetto. Più importante ancora, aveva lavorato duramente per mantenere ognuno di essi in un costante terrore mortale nei suoi confronti. Nessun fallimento era mai stato accolto con altro se non dolore o la promessa di dolore, e chi era veramente insubordinato aveva l’abitudine a scomparire. Nessuno si era mai fatto illusioni che questi fossero andati in un posto migliore.
In questo modo si era assicurato che i pochi prescelti, mossi dalla paura, non avessero altro modo sicuro per sfogare la propria frustrazione (e quindi esercitare altrettanta paura) se non sul successivo gruppo di bambini più grandi e vecchi. A loro volta, questi avrebbero oppresso la successiva classe più debole di vittime. Gradino dopo gradino la miseria veniva condivisa, e l’autorità del Forgialadri si diffondeva a cascata come una pressione geologica fino alle più remote estremità della massa di orfani.
Era un sistema ingegnoso, a ben vedere, a meno che ovviamente tu facessi parte dell’estremità più esterna – i piccoli, gli eccentrici, quelli senza amici. Per loro, la vita a Colle d’Ombra era come uno stivale sulla faccia a ogni ora di ogni giorno.
Locke Lamora aveva cinque, sei o sette anni. Nessuno lo sapeva con certezza, e a nessuno importava. Era insolitamente piccolo, sicuramente eccentrico, e costantemente senza amici. Anche quando si muova in una grande massa di orfani puzzolenti, uno in mezzo a dozzine, camminava da solo e lo sapeva dannatamente bene.

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12 ottobre 2013 - Posted by | Incipit, Lynch Scott | , , , , , ,

9 commenti »

  1. Pessime, davvero pessime notizie Tanabrus.
    Ho scritto alla Nord, su Facebook, proprio sull’eventualità che pubblicassero questo libro e mi hanno così risposto:
    “Caro Andrea, al momento non abbiamo in programma la pubblicazione del nuovo libro di Scott Lynch. Se avremo novità le pubblicheremo sulla nostra bacheca. Grazie mille!”

    Commento di Munky | 14 ottobre 2013

  2. Risposta che già avevano dato tempo fa, purtroppo.

    Commento di M.T. | 14 ottobre 2013

  3. Eh ma da allora son passati almeno 4 anni, speravo avessero cambiato idea, cazzo. Magari con una bella ristampa dei primi due, oggi potrebbero seriamente vendere, trainati da GOT. Hanno ristampato gli nmila libri de La ruota del tempo… E invece. Tristezza, davvero.

    Commento di Munky | 14 ottobre 2013

  4. Non parliamo della Ruota del Tempo e dei refusi che Fanucci ha propinato a decine per ogni volume e che non ha corretto nelle varie ristampe.
    Ci sono tanti autori che non pubblicano e invece propinano in ogni formato come fatto con Martin o pubblicano robaccia come quella attuale prodotta in Italia: ma opere di un Guy Gavriel Kay si hanno con il lumicino, quando va bene.

    Commento di M.T. | 14 ottobre 2013

  5. E a volte quando arrivano in Italia vengono trattati malissimo, con edizioni spezzatino che invogliano il lettore a fuggire lontano.
    Alla fine così facendo invogliano solo a leggere in lingua originale…

    Commento di tanabrus | 15 ottobre 2013

  6. Al di là degli errori, trovo che la Fanucci sia quella che si sta comportando meglio. Quantomeno non spezzetta nulla, anche quando si tratta di mattoni come “La via dei re” o “Il Nome del Vento”. Fossero capitati in mano a mondadori, staremmo ancora bestemmiando su n-mila volumi

    Commento di Munky | 16 ottobre 2013

  7. Verissimo.
    E si prodiga spesso anche in ristampe, vedi Jordan e l’orrido Goodkind, ma anche Moorcock (Elric l’ho letto con la loro ristampa) per dirne uno. Ristampe di cicli interi, davvero un’ottima cosa.

    Commento di tanabrus | 16 ottobre 2013

  8. L’hai tradotto tu questo estratto?

    Commento di Anonimo | 16 ottobre 2013

  9. L’ho trovato in rete

    Commento di tanabrus | 16 ottobre 2013


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