La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The price of spring


Quarto e ultimo libro della saga di Daniel AbrahamThe long price quartet.
Senza dubbio il ritmo è andato aumentando, e la visione che noi lettori abbiamo si è espansa sempre di più, ma alla fine la saga mi ha lasciato con qualche perplessità e senza che sia mai scoccata la scintilla.

Ho anche cercato di leggere i quattro libri -anzi, i due tomi- in un momento favorevole come le ferie, per evitare che una lettura troppo frammentata inficiasse il mio giudizio. La cosa non è bastata, alla fine non ho provato né partecipazione alle vicende né apprensione per i personaggi né un particolare interesse per la storia. Non c’è stata attrazione con il libro.

Il personaggio che mi era risultato più interessante era stato Seedless, che però dopo il terzo libro è sparito del tutto.
A seguire, il generale Gice che però adesso, dopo il ruolo da leone nel terzo libro, passa in secondo piano, oscurato da una massa informe di nobili dei due regni.

La cosa che balza con più evidenza agli occhi con questo quarto libro, è che il titolo della saga avrebbe benissimo potuto essere Otah Machi.
Alla fine infatti la serie altro non è che la storia della vita di questo ragazzo, sesto figlio del Khai Machi, allontanato dal palazzo da piccolo, mai desideroso di ricchezze o potere e destinato invece a diventare Imperatore e a fare imboccare al suo popolo una strada che porterà forse prima o poi alla ricostruzione dell’antico Impero distrutto grazie agli Andat.

Avevo previsto che si parlasse dei problemi con gli altri Stati dovuti anche all’assenza di un esercito, dei problemi dovuti all’intervento di Seedless, dei problemi interni al neonato Impero.
Non avevo però previsto che qualcuno impazzisse come successo con Maati, che in questo ultimo volume si trasforma in nemesi di Otah.
Non propriamente a torto, certo, visto il trattamento ricevuto, ma resta il fatto che passa il tempo a tentare di creare dal nulla un nuovo ordine per ricatturare gli Andat e impedire la pace con Galt.

Ecco, è comprensibile il suo desiderio, così come il fatto che in tante condividano la sua visione.
Ed è comprensibile che non sia propriamente un genio, dato che è diventato un Poeta per errore, grazie ai suggerimenti di Otah, non per meriti propri.
Ma se è talmente idiota da non capire a cosa servissero i test della Scuola, e a cosa servisse la figura autoritaria del Dae’kvo, come poteva riuscire a ricreare in breve tempo un ordine di aspiranti Poeti partendo da zero? Anche con l’aiuto della figlia di Otah e con i pochi libri trovati, il compito era pressoché impossibile.
Ma lui riesce.

E tralasciamo come affidi l’Andat a una pazza, o come ci sia chi impara la formula a memoria per poterla recitare a occhi chiusi.

A parte queste piccolezze la storia scorre benissimo (anche se continuo ad avere la fastidiosissima sensazione di un Otah baciato dalle stelle e scelto dal Fato per ottenere più di quanto voglia, il Prescelto del Destino che deve salvare tutti quanti, Insomma, mi stava molto antipatico) ma non riesce mai a prendermi realmente.
Inoltre anche i salti temporali tra i vari libri, pur se comprensibili, non mi sono piaciuti.

 

E poi, dai, l’intero libro gira intorno al fatto che Otah abbia deciso di ignorare un pericolo grandissimo fino a quando questo non gli è scoppiato in mano.
Sterminando praticamente una nazione intera, chiudendo idealmente il cerchio con gli eventi iniziati nel primo libro e con la decisione presa da Otah per evitare questa precisa cosa.
Uno penserebbe che un ventennio di governo possa insegnare qualcosa su come gestire certe situazioni, e invece è dovuta tornare in scena sua sorella per fargli aprire gli occhi.
Bah, Otah Machi mi ha dato in definitiva l’impressione di qualcuno enormemente sopravalutato, che ha solamente avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto per la trama e per il proprio riluttante avanzamento sociale.

 

No, temo che Abrahams non faccia per me, purtroppo.

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17 agosto 2013 - Posted by | Abraham Daniel | , , , ,

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