La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Cuore d’acciaio


Oggi metto brevemente in pausa Daniel Abraham, creando un minimo di suspance per il quarto libro, e passo a un autore che, lo sapete bene, è tra i miei preferiti. Si tratta di Brandon Sanderson, prolifico scrittore statunitense di cui sta per uscire un libro YA molto, molto interessante.

Sicuramente conoscerete tutti l’autore: la saga di Mistborn (di cui ho in coda di lettura il terzo volume della trilogia) e il suo sequel uscito quest’anno, la sua nuova saga epica The stormlight archive, le tante storie singole come Warbreaker… mondi e storie diversi tra loro, sempre con sistemi di magia originali e diversi. Scrittura che intrattiene alla perfezione, più punti di vista nelle sue narrazioni, e un ottimo rapporto con i suoi lettori.

Ah, certo. E’ anche lo scrittore -e fan- cui è stato affidato il compito spaventoso di portare a termine la serie La ruota del tempo dopo la morte di Robert Jordan. Un riconoscimento immenso del suo valore, vista l’importanza della serie di Jordan.

 

Ecco, a settembre uscirà il suo nuovo libro.
Uno YA che rasenta la fantascienza, parla di superpoteri e ovviamente contiene gli elementi fantasy che tanto bene sa miscelare l’autore.
La trama è questa: dieci anni fa è arrivata Calamity, un’esplosione nel cielo che ha dato ad alcune persone dei poteri speciali. E fin qui si potrebbe pensare a Wild Cards, o alla serie a fumetti Rising Stars.
Però Sanderson ha pensato… cosa accadrebbe in questa situazione? La sua risposta è stata che tutti i superumani –Epics– cercherebbero di usare i poteri per dominare.
E lo fanno.
Gli unici a opporsi sono dei ribelli umani – i Reckoners– che passano il tempo a studiare gli Epics per poi assassinarli.
Il protagonista, David, vuole essere uno di loro. Da anni studia l’Epic più forte di tutti, Steelheart, aspettando di poterlo uccidere per vendicare suo padre.
Ed è l’unica persona al mondo ad aver visto Steelheart sanguinare, potendo quindi smascherare il suo punto debole.

 

La trama è senza dubbio interessante, e l’autore è uno del quale mi fido molto. Lo voglio leggere.
Vi lascio comunque con un’intervista rilasciata da Sanderson ad Amazon, durante l’ultima ComiCon. In questa intervista Brandon parla di Steelheart e del suo passare a scrivere per un target più giovane rispetto al solito, ma parla anche della sua prolificità (è peggio di Falconi!!), del suo lavoro su La ruota del tempo, della scrittura e di The stormlight archive.

Godetevela!

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15 agosto 2013 - Posted by | Sanderson Brandon | , , , ,

16 commenti »

  1. Sì, Sanderson è un autore prolifico, ma mantiene sempre un livello qualitativo alto. Cosa non da tutti.

    Commento di M.T. | 16 agosto 2013

  2. Esatto!
    Anche perché, essere profilico a danno della qualità è peggio che scrivere un solo libro ogni 4-5 anni ma di grande qualità.
    Se poi ipotizzassimo invece uno scrittore che scriva ogni 4-5 anni ma la cui qualità stia calando perché non sembra in grado di riprendere le redini della sua storia… ma qui temo di stare divagando un attimino 😀

    Commento di tanabrus | 18 agosto 2013

  3. ogni riferimento a Martin è puramente casuale :P?
    Ma tornando a parlare di Sanderson, dando uno scorcio sul suo sito, ha terminato il secondo volume di Le Cronache della Folgoluce: visto cosa è stato capace di creare con il primo, le aspettative per questo nuovo capitolo sono alte.

    Commento di M.T. | 19 agosto 2013

  4. Io ancora devo leggere il primo volume… che comunque ho comprato qualche mese fa, trovandolo scontato.
    Immagino però lo leggerò il prossimo anno, ormai.

    Commento di tanabrus | 19 agosto 2013

  5. Eccezionale. Attualmente la migliore opera di Sanderson. E se manterrà quanto visto in esso, la decalogia supererà altre saghe epiche famose conosciute finora.

    Commento di M.T. | 20 agosto 2013

  6. Incrociamo le dita (che per esempio, a mio avviso, sempre uno scrittore a caso, arrivato ai libri n° 4 e 5 della sua saga, ha avuto un gran bel crollo, finendo schiacciato dalle trame messe in piedi) e speriamo che l’esperienza di chiudere La ruota del tempo (di cui peraltro era un grande fan) gli sia servito ad aiutarlo in questa direzione. Che trovo Jordan fosse abilissimo a tenere livelli elevati anche dopo molti libri.

    Commento di tanabrus | 20 agosto 2013

  7. Tanti lo esaltano, ma benché trovo che Martin scriva bene, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, seguite a grandi linee da prestiti fatti da conoscenti, le evito sia per il maltrattamento perpetrato da Mondadori sui suoi volumi, sia perché d’intrallazzamenti politici mi basta seguire la cronaca italiana.
    Sanderson, salvo crolli inaspettati, ha le basi e le capacità per realizzare in modo appropriato una saga lunga. E visto come ha portato avanti un lavoro non suo, direi che ha tutte le carte in regola per fare bene e superare anche La Ruota del Tempo. Certo non si può fare un paragone tra lui e Jordan dato i periodi differenti in cui scrivevano, ma se si deve fare un confronto con i libri d’apertura delle due saghe, siamo dieci a zero a favore di Sanderson.

    Commento di M.T. | 20 agosto 2013

  8. Se The way of kings è davvero così superiore a L’occhio del mondo (che ho adorato) sarà una gioia leggerlo!

    Commento di tanabrus | 20 agosto 2013

  9. Per me è stato così: non c’è paragone tra i due volumi. Benché abbia apprezzato La Ruota del Tempo, è stato grazie a Sanderson che ho letto questa saga: infatti ho iniziato da Presagi di Tempesta e poi ho preso a leggere gli altri volumi. Se avessi iniziato da L’Occhio del mondo, probabilmente mi sarei fermato: invece facendo come ho fatto, ho potuto apprezzarlo.
    Non ho trovato pecche in La Via dei Re e tutti i personaggi mi sono piaciuti, oltre alla trama intricata, i misteri da svelare e al fatto che ci sono altri popoli e nazioni di cui parlare, oltre a nuove dimensioni da esplorare e la storia del passato su cui fare chiarezza.

    Commento di M.T. | 20 agosto 2013

  10. Ma davvero, cosa vi piace de La Ruota del Tempo? Non lo dico per trollare, sono sinceramente curioso. Io ho l’ho mollato a 3/4 del secondo libro perchè l’avevo trovato di una noia e di una scontatezza mortale (praticamente lotr con i nomi dei personaggi cambiati), pagine e pagine di descrizioni dove non succedeva nulla di nulla. C’era qualche idea qua e la (ricordo che mi piaque la cosa dell’uomo mezzo orso e poco altro) ma per il resto una storia di una banalità shockante. E questo non lo dico perchè sono fan di Martin (che concordo si sia bevuto il cervello, anche se A Dance non era così male), ma proprio perchè ho trovato la ruota del tempo di una palla davvero clamorosa rispetto anche ad altre cose (restiamo su sanderson e citiamo Mistborn, che è un gioiellino), infarcita di luoghi comuni e cose viste e straviste. E fu uno dei miei primi fantasy, dopo Lotr, narnia e qualcosa di Conan…

    Commento di Munky | 21 agosto 2013

  11. E comunque: la via dei re è davvero un gioiello.

    Commento di Munky | 21 agosto 2013

  12. Munky, posso concordare con te: se avessi cominciato con i primi due libri, probabilmente avrei mollato pure io, dato che avrebbe ricordato molto il SdA. Ma dal terzo libro in poi le cose cambiano e Jordan si distacca dallo stampo classico e mostra un mondo molto ricco e vario. Il fatto di avere somiglianze con il SdA è stato voluto per dare un senso di familiarità al lettore dato che il periodo in cui scriveva era legato a un certo tipo di fantasy e non si voleva straniarlo, come può succedere se si prende in mano Erikson (grande saga quella Malazan, non immediata, ma eccezionale).
    Come ho già scritto, il primo libro della Ruota del Tempo che ho letto è stato il dodicesimo e questo mi ha permesso d’incuriosirmi alla serie e di andare a scoprire tutto quello che c’era stato prima, che non è per niente banale, basta vedere come è stato trattato il Mondo del Sogno e l’uso che viene fatto delle Coercizioni.

    Commento di M.T. | 21 agosto 2013

  13. Si ma ora la domanda viene spontanea: ma davvero una saga per ingranare, entrare nel vivo delle vicende, appassionare ed incuriosire ha bisogno di 1500 pagine, di due interi libri?
    Personalmente se uno scritto non mi convince a pagina 50-60 lo mollo senza tanti rimpianti…

    Commento di Munky | 21 agosto 2013

  14. Ho sentito anche io parlare benissimo di Malazan, il problema è che non mi va di sobbarcarmi una spesa non indifferente (quanti sono, 13 volumi?) solo perchè “ne ho sentito parlare bene”. Magari in ebook potrei farci un pensiero

    Commento di Munky | 21 agosto 2013

  15. No, una saga non può avere bisogno di più libri per ingranare. Ma il fatto è che a me era piaciuto tantissimo già il primo libro di Jordan. Accennava e basta quanto poi sarebbe venuto fuori in seguito, ma per me è un ottimo primo libro, che chiude la vicenda al centro della trama lasciando aperto quanto riguarda la trama complessiva.

    Per Eriksson, ho letto il primo libro. Carino ma non mi ha entusiasmato.

    Commento di tanabrus | 21 agosto 2013

  16. Si entra nel solito discorso dei gusti e delle sfumature, dato che gli individui non sono uguali. L’occhio del mondo a mio avviso risente molto dello stile (poi migliorato) di Jordan, perché l’atmosfera che si percepisce è buona. Anche l’intreccio è interessante, ma è ferraginoso. Questo il mio punto di vista, che differisce a esempio da quello di Tanabrus.
    Su Erikson, il primo libro dà il via a un mondo e una storia molto complessa: strati su strati che vanno tolti come se si trattasse di uno scavo archeologico (riferimento non casuale, dato che Erikson è antropologo e archeologo). A ogni libro si scoprono popolazioni e pezzi di storia di un passato dimenticato. E poi quello che scrive l’autore è di un’intelligenza e una profondità non comuni.
    Tuttavia, il lato negativo di questa saga, almeno in Italia, è che si ha il vizio di spezzare i romanzi in due volumi: è già successo con quattro degli otto libri tradotti da noi, per un totale di dodici (la seconda parte di I Segugi dell’ombra uscirà in autunno). E mancano ancora due capitoli alla fine. Di certo è una spesa non indifferente e non tutti i volumi ora sono reperibili e non si sa se verrà fatta la versione e-book. Se si vuole si può provare in inglese, ma la padronanza di questa lingua deve essere ottima, perché il modo di scrivere di Erikson non è facile.

    Commento di M.T. | 21 agosto 2013


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