La torre di Tanabrus

Did you miss me?

A shadow in summer


Con questo libro (in realtà la prima parte di uno dei due volumi che raccolgono la quadrilogia) comincio la lettura della saga di Daniel AbrahamThe long price quartet.
Una saga fortemente sponsorizzata da Tintaglia (che, in effetti, mi ha passato i due tomi lo scorso anno per farmela leggere, da brava spacciatrice di testi).

Devo ammettere però che, alla fine, questo primo libro è stato abbastanza deludente.

La scrittura dell’autore è ottima, e tiene il lettore incollato alle pagine.
L’ambientazione che è stata costruita è ottima, con una serie di regni che si sono elevati al di sopra e al di fuori dal resto del mondo, forti del possesso di un’arma invincibile che gli ha garantito una pace senza precedenti dal tempo della caduta del Grande Impero: gli Andat.
Entità semidivine che vengono materializzate e schiavizzate dai Poeti, persone dotate di particolari qualità mentali e psicologiche, addestrate alle antiche grammatiche e alla storia per poter descrivere pienamente l’entità che vogliono materializzare e incatenare al loro desiderio.
Entità che sono poco più che idee, rese reali dal potere del Poeta… Poeta che però rimane anch’egli legato al suo andat per tutta la vita, con l’andat che in ogni modo, come gli antichi Genii, cercherà di trovare falle nella sua descrizione per potersi liberare e vendicare, esigendo il proprio prezzo per il Poeta che fallisce.
Questi regni divisi in caste, tra cittadini del regno e mercanti.
Le usanze barbare dei re, dei Khai, che prevedono molteplici mogli, e una guerra fratricida tra i primi tre figli maschi per ottenere il titolo di successore del padre. Mentre gli altri figli maschi vengono mandati a fare i poeti: chi riesce diventa un poeta, chi non riesce viene comunque marchiato e non potrà ambire mai a rientrare nella famiglia, al proprio posto.

E’ interessante anche la storia, che ci mostra un giovane apprendista poeta che decide di andarsene dalla scuola quando viene scelto per essere un Poeta vero e proprio, disprezzando gli insegnamenti ricevuti dai suoi maestri, e deciso a vivere in incognito la propria vita per non essere ucciso, partendo dal basso e conducendo una vita semplice e felice.
Finché non incontra Maati, un suo vecchio studente alla scuola. Maati che ora è apprendista del Poeta di una città, un Poeta sfortunato che si è legato a vita a un Andat con un contratto orrendo e masochista… un Andat dotato di intelligenza e libero arbitrio, un Andat che complotta apertamente per distruggere il proprio Poeta.
E alle spalle di tutto questo, un lontano impero guerriero sta cercando un modo per togliere di mezzo gli Andat e poter così invadere i regni ricchi e pacifici che stanno dominando il mondo grazie alla loro sicurezza.

Il problema di questo libro è che la storia alla fine pare fine a sé stessa. E come stand alone non dice granché questa trama.
Mentre per inquadrarla all’interno di una quadrilogia, mancano elementi forti che ci diano un quadro più generale, che ci facciano assaporare l’idea di uno schema più grande all’itnerno del quale inquadrare gli avvenimenti del primo libro.
Si intuisce qualcosa, ma è troppo vago, troppo piccolo, troppo in sordina per catturare realmente la nostra attenzione. Addirittura nessuno se lo fila, alla fin fine, neppure all’interno del libro. Neppure tra i protagonisti.
E questo rende meno piacevole l’intera storia.

Vedremo se il secondo libro riuscirà a risollevare l’interesse, e come il tutto comincerà a collegarsi.

7 agosto 2013 - Posted by | Abraham Daniel | , , , , ,

3 commenti »

  1. Vedo che hai iniziato la serie in inglese, comunque diversi anni fa ho tradotto questo primo libro per la Fanucci (col titolo di “La città dei Poeti”.
    Si tratta di un libro piuttosto particolare, in cui oltre alle parole e alle azioni dei personaggi, è data importanza anche alla gestualità del corpo, cosa piuttosto inusuale ma che riflette appieno l’ambientazione simil-orientale.
    A quanto ne so, dopo uno iato di qualche anno, dovrebbero riprendere la pubblicazione (anche se io sono in altre faccende affaccendato).

    Commento di g2-4d13ff3a66ebffa5ff8456e9bf173d64 | 7 agosto 2013

  2. Ma che mi ha messo come nome utente? Vabbè, sono Darak 😉

    Commento di Darak | 7 agosto 2013

  3. Si, l’utilizzo sia delle parole che della gestualità per esprimersi e per dare varie sfumature a quanto detto o implicato era davvero interessante.
    Non sapevo della traduzione di questo primo libro in italiano, libro interessante ma che a mio avviso -sopratutto se da solo- non esalta.

    Commento di tanabrus | 13 agosto 2013


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