La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Eudeamon


La storia di questo libro è atipica e interessantissima: un’opera proposta a qualche casa editrice e rifiutata, quindi pubblicata online gratuitamente. Fino a quando non ne è stata consigliata la lettura su Second Life a un editor, che l’ha apprezzata al punto di volerla pubblicare in Italia.

E’ un romanzo di fantascienza, di quella che ti fa riflettere.
Un po’ dispotismo, un po’ società futuristica, un po’ sessualità come tematica importante.
Che, va ricordato, spesso la tematica della sessualità va a braccetto con la sci-fi, che spesso è individuata come ottimo media per parlare anche di questo argomento tutto sommato tabù.
O almeno così era in passato, quando la sessualità era molto più tabù di ora (non che adesso ci sia chissà quale apertura…) e mi vengono in mente le comuni dell’amore libero in Straniero in terra straniera, o l’amore privo di generi in La mano sinistra delle tenebre.
Heinlein e Le Guin, mica i primi che passano.

Perché tutta questa tiritera?
Perché a mio avviso qui l’aspetto sessuale è fin troppo centrale, diviso tra l’ossessione per il lattice e il mondo mentale dove la protagonista e il proprio daemon sperimentano la rispettiva sessualità.
Al punto, nella parte centrale, da farmi sembrare il libro  una qualche fan fiction da sito fetish.

In compenso, la prima parte -prima del daemon– e l’ultima mi sono piaciute molto.

Nella prima conosciamo questa civiltà del futuro, dove si è risposto al sovraffollamento delle carceri in maniera creativa: ogni carcerato sarà il proprio carceriere, sarà in mezzo alla gente pur essendone diviso. I carcerati che accettano questa sperimentazione avanzata vengono rivestiti da capo a piedi di un lattice particolare, completamente nudi a parte questo strato di lattice ipertecnologico, la banesuit.
Privi di personalità, in quanto un casco ovale toglie ogni fattezza al volto. Gli toglie la voce. Gli toglie i colori, permettendogli di vedere solo in bianco e nero.
E un mini computer, il Custodian, viene collegato al loro cervello, con istruzioni di base. Un pc parassita che sfrutta il cervello umano come motore per girare, apprendere, crescere, evolversi.
Il carceriere del carcerato, consapevole delle sue infrazioni proprio perché lo stesso carcerato ne sarà consapevole.
E la punizione se fa qualcosa di sbagliato? Il pc carceriere gli invia l’impressione del dolore. Nessun danno fisico, tutto nella propria mente. Che non rende certo meno reale il dolore.
E Katrina, una giornalista estera, decisa a tutto per smascherare le atrocità dietro questo sistema inumano. Decisa a tutto per scoprire la verità dietro questi individui ghettizzati e invisibili alla società. Sopratutto dopo essere riuscita ad avvicinarne uno, che sembrava in grado di comunicare scrivendo per terra con un bastone… che sembrava felice di essere in quella condizione, e anzi commiserava lei che era solo un’umana.
E così si sostituirà a una carcerata, per sperimentare.

E poi, la terza parte.
Katrina che è emersa dalla  sua esperienza di carcerata, che sa la verità.
E che sa di non poterla rivelare.
La nascita di una nuova forma di umanità, con qualche contraddizione ma accettabile.
Il piano di azione per vendicarsi e per salvare i suoi simili.Ci sono comunque, a parte la sezione centrale, due pecche in questo libro.
La prima, la prevedibilità. Che è parecchia. Anche per quanto riguarda il colpo di scena della dottoressa, o l’identità dei demoni.
La seconda, il finale. Troppo a lieto fine, troppo alla e vissero tutti felici e contenti. Troppo irreale, suvvia.

Lati positivi, invece, la buona costruzione della società futuristica qui mostrata, e il concetto della vera felicità che trovano questi nuovi umani.
Comunque una lettura interessante.

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24 giugno 2013 - Posted by | Moak Erika | , , , ,

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